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Le incognite per il 2016 e l’impegno dell’Italia nella lotta contro le minacce esterne

numero_19_2015

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di Mario Mori

 

Possiamo considerare il 2015 l’anno della paura, spesso gonfiata ma comunque presente. Il fenomeno ISIS, che indubbiamente merita la prima pagina immaginaria di qualsiasi giornale, è un fenomeno serio, pericoloso ma molto sopravvalutato, grazie a una strategia mediatica molto accorta che, almeno all’inizio, ci ha abbindolato tutti.
In poco più di un anno l’ISIS più che porzioni di territorio strategico ha conquistato YouTube, con le sue immagini truculente e accuratamente sceneggiate di sangue e di teste tagliate. Guardando all’anno che verrà, dobbiamo provare a rimettere il fenomeno ISIS nei suoi giusti confini, religiosi, politici e geografici.

 

L’ISIS nasce da un nucleo iracheno di ex dirigenti del regime baathista di Hussein che si sono organizzati per combattere il predominio sciita nell’Iraq del dopo Saddam e tentare di sfruttare la guerra civile siriana per conquistare consensi all’interno del grande confronto che oppone gli sciiti e i sunniti.
Forse, se non avessero conquistato il web, gli schermi televisivi e le prime pagine dei giornali con le loro esibizioni di morte, i guerriglieri dello Stato Islamico non sarebbero diventati i protagonisti della geopolitica dell’anno appena conclusosi (i militanti di Jabhat Al Nusra, che da più anni dei miliziani di Al Baghdadi combattono in Siria, ad esempio, sono pressoché sconosciuti all’opinione pubblica occidentale).

 

Il Califfato è addirittura riuscito, grazie a un fenomeno di terrorismo emulativo che si è diffuso in Europa, a dare l’idea di essere un movimento globale e transnazionale. Nulla di più sbagliato. L’ISIS è un fenomeno tutto interno al mondo islamico, che si poggia su un numero di combattenti che non raggiungono le centomila unità e che potrebbe essere spazzato via in poche settimane, se solo l’Occidente volesse uscire dalle sue paralizzanti ambiguità.
Un’America condotta da un nuovo “re tentenna” e un’Europa incapace di darsi una linea di geopolitica ancorata alla realtà, hanno però lasciato crescere il fenomeno ISIS e consentito così all’avversario Vladimir Putin di conquistare il ruolo di unico difensore dei nostri interessi in Siria.

 

L’anno che verrà dovrà sciogliere tali problemi e contraddizioni. L’eliminazione dell’ISIS è certamente una priorità che va perseguita con lungimiranza politica e con adeguati mezzi militari. La lungimiranza politica è necessaria per comprendere che, per eliminare il pericolo comune occorre prendere atto del ruolo che la Russia di Putin si è conquistata sul nuovo scenario internazionale. Gli adeguati mezzi militari debbono invece essere messi in campo solo dopo che saranno chiarite le coordinate strategiche di un nuovo intervento in Medio Oriente. L’esperienza tragica dell’Iraq insegna, infatti, che gli USA e i loro alleati sono bravissimi a fare le guerre ma poi si dimostrano totalmente incapaci di gestire i dopoguerra. Se dobbiamo intervenire, pensiamo prima al dopoguerra e poi agli strumenti per raggiungerlo.

 

Se il 2015 è stato l’anno della confusione, speriamo dunque che l’anno che verrà sia quello della razionalità.

 

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