SIRIA -

Nella battaglia non si risparmiano né i civili né gli ospedali. La denuncia di Medici senza Frontiere e il suo ruolo nel supportare le strutture sanitarie della città

Workers document and count dead bodies, which according to the rebel fighters, were members of forces loyal to Syria's President Bashar al-Assad, before burying them in Aleppo

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di Tersite

 

Nella battaglia di Aleppo, il 5 maggio, l’esercito governativo ha ripreso il controllo della Family House sulla linea di confine del distretto di Al-Zahraa`. Fonti locali danno notizia che sono rimasti uccisi 74 miliziani e 180 feriti. Nella battaglia è stato impegnato il gruppo Nour al-Din al-Zenki che porta il nome dell’Atabag turco di Aleppo nel 1100, componente di una famiglia seleucida.

 

Il gruppo è infatti sostenuto dalla Turchia, e finanziato dall’Arabia Saudita, dopo che si è in parte sganciato dalla Fratellanza Musulmana ed è uscito da una alleanza di gruppi anti-IS. Il gruppo ha anche ricevuto armamento dagli USA, compresi i missili TOW, e ha il supporto sul campo di agenti dimissionati del SAS inglese e del MIT (Military Intelligence) turco, operanti come contractors. I suoi componenti sono soprattutto turchi, di cui alcuni parlano arabo per aver lavorato nei paesi del Golfo.

 

Il gruppo, che ha come leader Hakan Fidan, è alleato nell’area di Jaysh Al-Muhaajireen wa Al-Ansaar, un altro gruppo con molti militanti reclutati nell’area del Golfo. E l’alto numero delle perdite da loro subite nella battaglia della Family House è dovuto all’impiego da parte della SAA delle micidiali mitragliere antiaree Stilkas, in funzione antiuomo con alzo zero.

 

Nel mentre che si lamenta l’indebolimento dell’asse Mosca-Washington nella ricerca di una soluzione alla guerra, agenzie di sondaggio USA stanno conducendo un test per verificare l’appoggio popolare a un eventuale intervento americano per deporre il presidente siriano Bashar Al Assad.

 

Non si sa bene chi abbia promosso il sondaggio, ma si può immaginare che questo rientri nei costanti test, e verifica di potenziali opzioni, che la Casa Bianca effettua indirettamente sugli umori nazionali. Si sa invece da fonti dirette che un cittadino che ha espresso la propria contrarietà, Tori Butler, è rimasto colpito dall’assenza di sorpresa da parte dell’intervistatore. A richiesta questi gli ha detto che la sua era una risposta molto diffusa.

 

Blood is pictured at a field hospital where injured civilians were brought in after they were evacuated from Ratain village, north of Aleppo

 

Il comunicato di Medicines Sans Frontieres

 

Sulla battaglia di Aleppo sappiamo da tempo che è rimasta una sola strada di collegamento per la parte di città in mano ai miliziani. Quello che non sapevamo era l’insolito punto vista che ha su questo l’organizzazione umanitaria Medecins sans Frontieres. MSF ha emesso un comunicato di condanna dopo che l’ospedale di Al Quds da loro ‘supportato’ era stato colpito dai bombardamenti effettuati dal governo per riprendere ai miliziani le aree Est della città.

 

Lasciando da parte la questione di quanto l’ospedale fosse conosciuto come tale,  e se effettivamente svolgesse funzioni pediatriche dato che MSF non è in loco ma si limitava a finanziarlo, in coda al comunicato si legge:

La situazione nella città di Aleppo, da tempo sulla linea del fronte del brutale conflitto siriano, era critica anche prima di questo attacco. Circa 250.000 persone si trovano ancora nella città, che ha visto un drammatico aumento di bombardamenti, attacchi e vittime nelle ultime settimane. C’è solo una strada ancora aperta per entrare e uscire dalle aree non controllate dal governo. Se anche questa venisse interrotta, la città sarebbe sotto assedio”.

 

Sembrerebbe che MSF sia preoccupata della rimanenza di una sola strada di collegamento per la parte di Aleppo in mano ai miliziani. Strada per cui passano anche i loro rifornenti di armi e munizioni. E strada chiusa la quale, la città sarebbe sotto assedio.

Un insolito punto di vista per una organizzazione che vanta la propria neutralità. Potrebbe infatti sembrare che MSF auspichi il mantenimento della strada, per cui passano i rifornimenti alle milizie islamiste. E potrebbe sembrare che ‘entrare e uscire dalle aree non controllate dal governo’ stia quasi a dire che quelle siano zone libere, non soggette al controllo del governo.

 

A medic walks past the body of a man who was killed at a site hit by what activists said was a barrel bomb dropped by forces loyal to Syria's President Assad in al-Haidariya

 

Fabrice Weissman, direttore di ricerca di MSF, ha detto sulla neutralità della propria organizzazione che “L’indipendenza è un mito. Invece noi scegliamo le nostre dipendenze. La nostra sola indipendenza è indipendenza di pensiero.

 

E sappiamo infatti dalla loro stessa pubblicazione Humanitarian Negotiations Revealed, che, a titolo esemplificativo, MSF ha versato una tassa di 10.000 dollari per operare in Somalia in un’area controllata da un gruppo affiliato ad al-Qaeda. Come sappiamo che per continuare ad operare in Yemen ha dovuto pagare lo scotto politico di sottomettersi al governo scusandosi per averlo additato responsabile di una delle dieci maggiori crisi umanitarie nel 2009.

 

Non sappiamo, ma ci piacerebbe sapere, quali siano le dipendenze scelte da MSF per supportare strutture sanitarie che non gestisce nelle aree della Siria occupate dagli jihadisti che – ben finanziati e armati – hanno perseguito, avviato e continuato pervicacemente una guerra già costata 400.000 vittime.