CINA (PRC) -

Il colosso cinese dell’e-commerce acquista il noto quotidiano di Hong Kong. Che adesso teme la perdita della propria indipendenza editoriale

Alibaba Executive Chairman Jack Ma attends the World Climate Change Conference 2015 (COP21) at Le Bourget, near Paris, France

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di Priscilla Inzerilli

Dopo alcune settimane di annunci ufficiosi, speculazioni e “no comment”, è finalmente arrivato, a metà dicembre, l’annuncio ufficiale dell’acquisto del South China Morning Post (SCMP), il rinomato quotidiano in lingua inglese di Hong Kong, da parte del miliardario cinese Jack Ma (nella foto in apertura). L’uomo d’affari è proprietario del colosso dell’e-commerce cinese Alibaba, già protagonista di grossi investimenti in pubblicazioni economico-finanziarie e nell’industria cinematografica.

 

Per l’acquisizione dell’intero media asset del gruppo SCMP, comprendente, oltre al quotidiano, anche le edizioni locali di Harper’s Bazaar, Elle, Cosmopolitan, HK Magazine e una quota considerevole del Bangkok Post, si parla di una cifra che si aggira intorno ai 266 milioni di dollari.

 

La sigla dell’accordo avviene in un momento politicamente delicato per le relazioni tra la Cina e l’ex colonia britannica; soprattutto a seguito della protesta studentesca esplosa nell’autunno del 2014 nel distretto di Central, contro la riforma elettorale voluta dalle autorità di Pechino. Evento al quale, peraltro, il SCMP aveva fornito un’ampia copertura mediatica.

 

Da sempre noto e apprezzato dal pubblico internazionale come osservatorio autorevole e approfondito su quanto avviene in Asia e in particolare in Cina, il quotidiano di Hong Kong, pur non avendo mai sposato un’impostazione ideologica apertamente anti-cinese, è stato connotato da una linea editoriale alquanto indipendente. Ma da circa quattro anni, in concomitanza con l’insediamento di Wang Xiangwei (proveniente dal China Daily, quotidiano del Partito Comunista Cinese pubblicato in lingua inglese) in qualità di direttore, il SCMP ha registrato un forte calo del personale, in segno di protesta verso quella che viene considerata sempre più una deriva “pro-Pechino” del giornale.

 

L’investimento potrebbe effettivamente risollevare le sorti del quotidiano che, come molti altri periodici cartacei di tutto il mondo, sta subendo gli effetti della crisi del settore: nel 2014 è stato registrato un calo di profitti pari a circa 16 milioni di euro.

 

Copies of the South China Morning Post (SCMP) newspaper are seen on a newspaper stand in Hong Kong, China

 

I rapporti tra Alibaba e il governo cinese

Il precedente proprietario del SCMP, il malese Robert Kwok, ha specificato che la vendita non presenta implicazioni politiche, ma si tratta di una pura decisione di business. Difficile però ignorare gli agganci tra Alibaba e i vertici del Partito Comunista Cinese. Nel 2012, infatti, il gigante dell’e-commerce concluse quello che è stato considerato il più grande finanziamento privato della storia cinese, investendo 7,6 miliardi di dollari per riacquistare metà della quota della statunitense Yahoo.

 

Per finanziare il “buy back” (vale a dire l’operazione di acquisto di azioni proprie da parte di una società per azioni), la società guidata da Jack Ma utilizzò la vendita di azioni a una serie di investitori selezionati, tra cui il fondo sovrano della Cina e tre importanti imprese cinesi come Boyu Capital, Citic Capital Holdings e CDB Capital (ramo della China Development Bank che tratta gli investimenti privati).

 

Nulla di strano, se non fosse che, secondo un’analisi del New York Times, alla dirigenza di tali società figuravano gli eredi – figli e nipoti – di alcuni dei più potenti membri del Partito Comunista Cinese, come Wen Jiabao, ex primo ministro cinese, l’ex presidente Jiang Zemin e persino il capo della propaganda del Partito Liu Yunshan.

 

Nel commentare l’acquisizione, il vice-presidente del gruppo Alibaba, Joseph Tsai, si è immediatamente impegnato a sostenere la natura indipendente del quotidiano, affermando che non vi saranno interferenze da parte delle autorità cinesi nell’influenzare la linea editoriale e che, anzi, l’acquisto è finalizzato proprio a fornire al pubblico internazionale un’informazione ancor più completa, bilanciata e positiva” della Cina. Una visione, secondo il numero due di Alibaba, che i media occidentali che si occupano della Cina trattano “con una lente molto particolare”; sottintendendo diplomaticamente che si tratta di una visione eccessivamente parziale e ideologicamente schierata.