VENEZUELA -

Il 2015 registra un -14% per le esportazioni della regione. Pesano il crollo del prezzo del petrolio e lo stallo della domanda di Cina e USA

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Segno meno per il terzo anno consecutivo per le esportazioni dei Paesi dell’America Latina. Il 2015 si chiude infatti con un -14%. A dirlo è l’ultimo rapporto della Banca Interamericana di Sviluppo (BID, Inter-American Development Bank), che per l’edizione di quest’anno ha analizzato per la prima volta anche sei nazioni dei Caraibi: Barbados, Belize, Guyana, Giamaica, Suriname e Trinidad e Tobago.

 

Ad attraversare il momento peggiore sono i Paesi esportatori di petrolio, colpiti dal continuo calo del prezzo del greggio. Le economie più contratte sono quelle di Venezuela e Colombia, seguite da Bolivia, Ecuador e Trinidad e Tobago. In controtendenza, tra i 24 Paesi analizzati nel rapporto, sono solo El Salvador e Guatemala, che hanno aumentato le esportazioni grazie principalmente agli ordini di zucchero da parte della Cina.

 

Il documento sottolinea che il calo generale registrato nella regione è dovuto principalmente alla forte flessione subita dai prezzi delle materie prime. Prodotti tipici di quest’area, da sempre venduti in tutto il pianeta, nel 2015 sono scesi di prezzo in media tra il 20 e il 25%. A ciò si aggiunge non solo la crisi petrolifera ma anche quella di altri minerali e metalli, tra cui soprattutto il ferro, il cui prezzo è addirittura crollato di circa il 50%.

 

Oil pumps are seen in Lagunillas, Ciudad Ojeda, in Lake Maracaibo in the state of Zulia

(Ciudad Ojeda, Venezuela)

 

Il declino delle esportazioni deriva poi, ovviamente, dall’indebolimento della domanda da parte dei principali partner commerciali di America Latina e Caraibi. I commerci con l’Asia (Cina esclusa) sono scesi del 19% così come quelli all’interno della regione, mentre quelli con i Paesi membri dell’Unione Europea si sono ridotti del 18%. A tradire le aspettative sono stati anche i clienti più forti. La Cina ha coperto solo il 14% delle esportazioni totali, mentre gli Stati Uniti appena il 7% complice l’autonomia energetica che gli USA stanno acquisendo con la produzione di shale gas che sta rendendo sempre meno conveniente l’acquisto di petrolio dall’estero.

 

Raw sugar is seen stored in a sugarmill in Izalco

(Un zuccherificio a Izalco, El Salvador)

 

Per il 2016 le prospettive di crescita non sono affatto positive e la prevista ripresa degli USA dovrebbe andare a beneficio principalmente dei suoi vicini più stretti, vale a dire il Messico e gli altri Stati dell’America Centrale.

 

Secondo l’economista Paolo Giordano, che ha coordinato le analisi presentate nel rapporto, questo livello di contrazione – il peggiore registrato dalla crisi economica del 2008-2009 – è un segnale inequivocabile di cui i Paesi dell’area non potranno non tenere conto ancora a lungo. Per superare questa fase di stallo c’è solo una strategia attuabile: diversificare l’export e intercettare nuovi potenziali clienti.