ARGENTINA -

Urne aperte per la nomina del nuovo presidente e il rinnovo delle due camere del parlamento. Sfida a tre Daniel Scioli, Mauricio Macri e Sergio Massa

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di Rocco Bellantone

@RoccoBellantone

Si preannunciano calde le elezioni generali in programma oggi, domenica 25 ottobre, in Argentina. Si vota per la nomina del nuovo presidente che prenderà il posto di Cristina Fernández Kirchner, “costretta” dalla Costituzione a fare un passo indietro dopo due mandati consecutivi. Verranno anche eletti 24 dei 72 membri del Senato e 130 dei 257 membri della Camera dei Deputati.

 

Per ottenere la vittoria al primo turno un candidato dovrà ottenere il 45% dei consensi o almeno il 40% purché abbia un vantaggio di 10 punti sul secondo classificato. In caso contrario si andrà al secondo turno il mese prossimo. Alle ultime elezioni generali del 2011 l’affluenza è stata dell’81%, mentre alle primarie di agosto, effettuate dai vari schieramenti per scegliere i rispettivi candidati, circa 30 milioni di argentini si sono recati a votare.

 

I candidati

Il successore designato da Cristina Fernández Kirchner, Daniel Scioli, leader della coalizione di centro-sinistra Frente para la Victoria (FPV), è considerato il favorito anche se non così tanto da poter vincere direttamente al primo turno. Nella sua formazione sono confluiti cinque partiti, dal partito comunista ai peronisti del Partido justicialista (PJ). Alle primarie di agosto Scioli ha ottenuto il 38% dei voti. Ex imprenditore, per anni ha preso le distanze dalle politiche economiche attuate dai Kirchner in senso statalista, ma negli ultimi mesi le sue posizioni si sono ammorbidite. Secondo diversi analisti sudamericani, questo riavvicinamento potrebbe essere il preludio di una nuova candidatura di Cristina Fernández Kirchner alle presidenziali del 2019.

 

Argentina's President Fernandez de Kirchner sits next to presidential candidate Scioli during a rally in Buenos Aires

(Daniel Scioli e Cristina Fernández Kirchner)

 

Il candidato dell’area di centro-destra è Mauricio Macri, leader del Partito Propuesta Republicana (PRO) alla guida della coalizione dei partiti d’opposizione Cambiemos. Ex presidente della squadra di calcio del Boca Juniors, Macri ha condotto una campagna elettorale incentrata sulla responsabilità fiscale a cui deve tornare l’Argentina, sul taglio della spesa pubblica e su una maggiore apertura agli investimenti stranieri attraverso l’abbassamento delle tasse per le imprese e il ritiro di alcuni vincoli che regolano l’ingresso di capitali esteri nel Paese. Altri temi cavalcati da Macri sono stati l’opposizione all’aborto e la lotta al traffico di droga. Nelle ultime settimane la sua immagine è stata offuscata da un’inchiesta sulla sua campagna elettorale, affidata a un’azienda di proprietà di un suo collega di partito.

 

Presidential candidate Macri of Cambiemos (Let's Change Alliance) answers a question during a news conference with foreign correspondents in Buenos Aires

 (Mauricio Macri)

 

La terza forza è il Frente Renovador guidato da Sergio Massa. Ex sindaco di Tigre ed ex capo di gabinetto di Cristina Fernández Kirchner, ha lasciato l’FPV nel 2013. Figura carismatica e molto popolare, è entrato definitivamente in rotta di collisione con la Kirchner dopo alcune rivelazioni di WikiLeaks secondo le quali negli anni passati in conversazioni private avrebbe dato dello “psicopatico” a Néstor Kirchner definendolo il burattinaio di sua moglie. Il Frente Renovador punta soprattutto sul sostegno degli agricoltori e promette meno restrizioni sul libero commercio e meno tasse sulle esportazioni.

 

Presidential hopeful Sergio Massa of the Frente Renovador (Renewal Front) gives a thumbs up as he arrives for a meeting with pensioners and senior citizens in Monte Grande, outskirts of Buenos Aires

(Sergio Massa)

 

L’eredità pesante lasciata dalla Kirchner

L’assente illustre, come detto, è la presidente uscente Cristina Fernández Kirchner. Dopo aver vinto agevolmente le ultime due elezioni del 2007 (43%) e nel 2011 (54%) proponendosi nel segno della continuità con il governo del marito Néstor Carlos Kirchner (scomparso nel 2010), Cristina Fernández lascia dopo otto anni alla guida del Paese. I suoi due mandati sono però stati contraddistinti più da ombre che da luci. Con i Kirchner al potere la disoccupazione è sì passata dal 20% al 7% dal 2002 ad oggi, ma la situazione economica soprattutto negli ultimi anni è diventata allarmante. Il debito pubblico è continuato ad aumentare, l’inflazione è salita dal 28% del 2013 al 41% del 2014 (con un tasso annuo del 25%) e i salari sono scesi del 6,7% negli ultimi dodici mesi.

 

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A questi numeri vanno poi aggiunti il calo delle vendite di beni di consumo (quelle delle auto, ad esempio, sono scese del 35% nel 2014), scioperi continui che hanno rallentato la produzione e casi di corruzione nei piani alti della politica e della classe dirigente, mentre sullo sfondo resta il mistero sull’omicidio del procuratore Alberto Nisman, trovato morto il 18 gennaio 2015 pochi giorni dopo che aveva mosso sospetti contro Cristina Fernández, accusandola di aver cospirato per insabbiare il coinvolgimento dell’Iran nell’attentato contro un centro della comunità ebraica avvenuto a Buenos Aires nel 1994 e in cui persero la vita 85 persone. Chiunque sarà il vincitore di queste elezioni, dovrà dare da subito prova di trasparenza e fornire agli argentini risposte anche su questa spinosa questione.