ARGENTINA -

Il candidato del centro-destra ha battuto al ballottaggio Daniel Scioli. Gli argentini si lasciano alle spalle dodici anni di kirchnerismo

Argentina's president-elect Macri arrives for a  news conference in Buenos Aires

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Con il 51,42% dei voti Mauricio Macri si è aggiudicato il ballottaggio delle elezioni presidenziali tenutesi in Argentina domenica 22 novembre. Il suo sfidante Daniel Scioli, leader della coalizione di centro-sinistra Frente para la Victoria (FPV), successore designato della presidente uscente Cristina Fernández Kirchner e favorito della vigilia, non è andato oltre il 48,58%. Macri, leader del Partito Propuesta Republicana (PRO) alla guida della coalizione dei partiti d’opposizione Cambiemos, riporta il centro-destra al potere dopo 12 anni.

 

Con la sua affermazione tramonta l’era dei Kirchner, che con Néstor Kirchner prima e sua moglie Cristina Fernández dopo la sua morte avvenuta nel 2010, hanno guidato il Paese ininterrottamente dal 2003. Eppure i kirchneristi sembravano essere in grado di potercela fare anche in questa tornata elettorale. “Costretta” dalla Costituzione argentina a fare un passo indietro dopo due mandati consecutivi, Cristina Fernández Kirchner aveva puntato su Scioli con l’obiettivo di dare continuità a quanto fatto dal suo ultimo esecutivo per tornare poi a ricandidarsi alle prossime presidenziali del 2019.

 

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Gli errori del fronte kirchnerista 

Già al primo turno del 25 ottobre si era però capito che per Scioli non sarebbe stato facile. Il candidato della coalizione Frente Para la Victoria (FPV), formazione in cui sono confluiti cinque partiti dell’area di centro-sinistra – tra cui il partito comunista e i peronisti del Partido justicialista (PJ) – si è classificato primo fermandosi al 36,7%, solo due lunghezze avanti rispetto a Macri che ha guadagnato invece il 34,5%.

 

Al secondo turno i kirchneristi hanno pagato il mancato accordo con il terzo incomodo Sergio Massa, l’ex sindaco di Tigre ed ex capo di gabinetto di Cristina Fernández che alla primarie aveva scelto di correre da solo con il Frente Renovador classificandosi solo terzo. Ma a essere decisiva sulla vittoria sfumata di Scioli è stata l’eredità pesante lasciata dalla presidente uscente. Gli otto anni alla guida del Paese di Cristina Fernández sono infatti stati contraddistinti più da ombre che da luci.

 

Workers cover up a billboard advertising Argentina's ruling party presidential candidate Scioli with a new publicity sign in Buenos Aires

(Buenos Aires, i manifesti di Daniel Scioli coperti dopo la sconfitta)

 

Con i Kirchner al potere la disoccupazione è sì passata dal 20% al 7% dal 2002 ad oggi, ma la situazione economica soprattutto negli ultimi anni è diventata allarmante. Il debito pubblico è continuato ad aumentare, l’inflazione è salita dal 28% del 2013 al 41% del 2014 (con un tasso annuo del 25%) e i salari sono scesi del 6,7% negli ultimi dodici mesi. Inoltre il governo ha un grave deficit di bilancio e a causa della sua condotta finanziaria a dir poco discutibile, dei default che ha collezionato in passato e degli espropri effettuati nei confronti di imprese internazionali, ha sempre più difficoltà ad attrarre investimenti dall’estero. Promettendo continuità con le politiche dei suoi predecessori, Scioli è andato perciò incontro a una sconfitta quasi inevitabile.

 

Il profilo del nuovo presidente 

Chi sorride è invece Maurico Macri. Figlio di immigrati italiani originari di Reggio Calabria che si trasferirono a Buenos Aires negli anni Cinquanta, Macri in passato è stato presidente della squadra di calcio del Boca Juniors. In questi mesi ha condotto una campagna elettorale incentrata sulla responsabilità fiscale a cui deve tornare l’Argentina dopo gli anni bui del kirchnerismo, sul taglio della spesa pubblica e su una maggiore apertura agli investimenti stranieri attraverso l’abbassamento delle tasse per le imprese e il ritiro di alcuni vincoli che regolano l’ingresso di capitali esteri nel Paese. Altri temi cavalcati da Macri sono stati l’opposizione all’aborto e la lotta al traffico di droga.

 

Nelle ultime settimane la sua immagine era stata offuscata da un’inchiesta sulla sua campagna elettorale, affidata a un’azienda di proprietà di un suo collega di partito. Ma alla fine gli argentini hanno creduto nella sua promessa di cambiamento decidendo di voltare pagina.