ARGENTINA -

Economia al rilento, disoccupazione e povertà dilaganti, emergenza tossicodipendenza. Perché il successore di Cristina Fernandez Kirchner non sta riuscendo a far ripartire il Paese

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Di Maria Zuppello

Il calcio argentino è stato l’ultima goccia. Il presidente dell’Argentina Mauricio Macri ha tagliato con un colpo di spugna i fondi pubblici, elargiti attraverso il programma “Calcio per tutti” istituito da Cristina Fernandez Kirchner, a quello che è il simbolo stesso del Paese: il pallone. «Il calcio è in una crisi terminale – aveva dichiarato il presidente qualche settimana fa – forse addirittura peggio della crisi del Paese quando abbiamo assunto la presidenza». Ma il calcio non è che la punta di un iceberg.

Da quando è approdato al potere alla fine del novembre 2015 guidando la coalizione di centro-destra Cambiemos, Macri si è trovato di fronte problemi enormi da risolvere, a partire dalle gravi sfasature prodotte dalle politiche economiche della Kirchner: dal cambio fisso sul dollaro che era stato “doppiato” sul fiorente mercato nero da quello parallelo, alla spesa pubblica finanziata stampando moneta con annessi deficit di bilancio di oltre il 7% annuale e un’inflazione seconda solo al Venezuela in tutto il continente americano.

Ma anche dal 2016, al termine del primo anno con Macri presidente, l’Argentina è uscita con le ossa rotte, come riferisce l’UCA, l’Università Cattolica Argentina: quattordici milioni di poveri – cinque dei quali bambini – su una popolazione di 43 milioni, un argentino su dieci ufficialmente disoccupato e un morto per denutrizione ogni dieci ore.

 

Cristina Fernandez de Kirchner
(L’ex Presidente dell’Argentina Cristina Fernandez de Kirchner)

 

Purtroppo le misure adottate dal governo di Mauricio Macri «non hanno dato le risposte che ci si attendeva» sottolinea la UCA. Anzi, nel primo anno di Macri alla Casa Rosada, il palazzo presidenziale argentino, i poveri sono aumentati di 1,4 milioni (+ 10%) mentre sono andati in fumo 130mila posti di lavoro.

Attualmente la situazione non è ancora paragonabile a quella del default di 16 anni fa, ma l’aggravarsi di quasi tutti gli indicatori economici durante il primo anno della presidenza Macri preoccupa e se il trend non sarà presto ribaltato la crisi potrebbe portare a scontri di piazza e a pericolosissime tensioni sociali.

Basti pensare che, solo nel terzo trimestre 2016, il PIL è crollato del 3,8% in un Paese che, va ricordato, è ricchissimo di materie prime tanto da ricevere il soprannome, durante la seconda guerra mondiale, di “granaio del mondo”. Cosa succederà nei prossimi mesi è la vero rebus da decifrare.

Secondo il settimanale britannico The Economist, il 2017 andrà meglio per l’Argentina anche perché molta dell’inflazione del 2016 (arrivata al 40%, mentre gli stipendi sono stati di fatto “congelati”) è dovuta sia alle cifre false fornite negli ultimi anni del kirchnerismo dall’INDEC (l’ISTAT argentino), che dalla decisione di Macri di eliminare – appena insediatosi – il cambio fisso sul dollaro, con indubbi benefici per gli esportatori ma anche un subitaneo aumento del costo delle importazioni.

 

Buoenos Aires

 

A detta della CEPAL, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa delle economie latinoamericane e caraibiche, nel 2017 il prodotto interno lordo argentino tornerà a crescere in modo sostenuto, almeno del 2,5%, mentre per l’osservatorio Euromonitor Buenos Aires farà registrare un +3,1% del Pil. Di una trentina tra analisti e osservatori che si sono espressi a inizio 2017 sul futuro prossimo dell’Argentina, i più pessimisti stimano una crescita economica dell’1,5% mentre i più ottimisti prevedono addirittura un +5% del PIL.

Visti però i risultati disastrosi ottenuti nel suo primo anno alla presidenza – sul fronte produttivo, inflazionario e sociale – e con un argentino su tre ufficialmente povero a detta delle statistiche, Macri ha deciso di cambiare la sua equipe economica. Così è stato licenziato dal 26 dicembre del 2016 il ministro Alfonso Prat-Gay, sostituito da Nicolas Dujovne che, per stimolare l’occupazione, ha detto di voler «investire pesantemente in infrastrutture».

Tra le sfide che nel 2017 il governo argentino ha detto di voler vincere c’è anche quella del narcotraffico. L’Argentina, oltre a far parte delle rotte internazionali della cocaina, vive una stagione di tossicodipendenza senza eguali tanto che lo scorso 12 dicembre ha dichiarato lo stato di emergenza per le tossicodipendenze sino a fine 2018, impegnandosi a combattere il narcotraffico e il crescente consumo di droghe. La speranza è che arrivi qualche risultato concreto. Di questi tempi nessuno si illude più di vedere realizzate le promesse fatte dalla classe politica.

Dal blog “Cronache Sudamericane”

  • Saul Couget

    Fra altro sta pazzamente indebitando il paese. 50-70 miliardi di dollari lo scorso anno. “Bicicleta financiera a full”. Le banche combrano titolu Lebacs che dano fra 25-30% con un dollaro “fisso”. Quindi 25-30 in valuta!

  • Saul Couget

    Un cafe si paga fra 2-3 volte quanto in italia. (Per rendere l’idea).
    Se continua cosi finisce come Grecia, ma senza una CE bisognosa di salvarla.

  • Saul Couget

    Comunque e meno peggio dal previo Governo. Qui si deve scegliere fra cattivo e peggiore.