BANGLADESH -

Strage in un locale frequentato da occidentali. Venti civili stranieri uccisi tra cui nove italiani. Ecco come ISIS e Al Qaeda si contendono nuovi adepti nel continente asiatico

Security personnel keep watch, after gunmen stormed the Holey Artisan restaurant and took hostages, in the Gulshan area of Dhaka, Bangladesh

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Tra venerdì 1 e sabato 2 luglio Dacca, capitale del Bangladesh, è stata per ore nel mirino del terrorismo di matrice islamica. Al termine di un blitz effettuato dalle forze speciali a seguito dell’assalto di un commando jihadista a un ristorante frequentato da occidentali, il bilancio è di venti civili stranieri uccisi, tra cui nove italiani e sette giapponesi. Altri 13 ostaggi sono stati tratti in salvo. Dieci nostri connazionali erano a cena nel locale al momento dell’attacco, come confermato appena diffusa la notizia dell’attentato dall’ambasciatore italiano in Bangladesh Mario Palma. Uno di loro è riuscito a fuggire. I loro nomi sono Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D’Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D’Allestro, Maria Riboli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti, mentre la persona che è riuscita a salvarsi è Gianni Boschetti.

 

Alle 21 locali del primo luglio (le 17 in Italia) un commando formato da cinque uomini armati ha fatto irruzione lanciando granate al grido di “Allah uh Akbar” (“Allah è grande”) all’interno dell’Holey Artisan Bakery, un caffè-pasticceria situato nel quartiere di Gulshan, molto frequentato da diplomatici e occidentali. Secondo un impiegato del locale riuscito a fuggire, gli assalitori erano armati di pistole, machete e lame affilate.

 

Diverse ore più tardi, alle 7:40 del mattino ora locale (le 3.40 in Italia), è scattato il blitz delle forze del battaglione di azione rapida del Bangladesh. Al termine dell’assalto, il bilancio è drammatico: i civili uccisi sono 20, tutti stranieri, e i terroristi tutti eliminati (anche se secondo le prime dichiarazioni del governo del Bangladesh i jihadisti uccisi erano sei e un settimo era stato catturato). Al tragico bilancio si sommano due agenti delle forze della sicurezza eliminati dal commando jihadista prima del blitz e circa 20 feriti.

 

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Site Intelligence Group ha riferito che tramite l’agenzia Amaq l’attacco è stato rivendicato da ISIS. Nella stesse ore anche un’organizzazione locale affiliata ad Al Qaeda aveva rivendicato l’attentato. Ma la pista che conduce a un gruppo del Bangladesh legato allo Stato Islamico è quella più accreditata. Secondo le testimonianze di alcune persone riuscitè a fuggire, i terroristi asserragliati all’interno del locale hanno risparmiato chi sapeva recitare versetti del Corano e ucciso con lame affilate chi invece non ne era a conoscenza. Dai riconoscimenti effettuati sui cadaveri è emerso che erano tutti bengalesi.

 

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 BANGLADESH: LA SCHEDA PAESE

 

I precedenti degli ultimi mesi

Il 28 settembre del 2015 sempre a Dacca, nel quartiere di Gulshan, il cooperante italiano Cesare Tavella era stato ucciso con tre colpi d’arma da fuoco. Anche in quel caso l’azione venne rivendicata da ISIS.

 

Poche settimane fa le forze dell’ordine del Bangladesh avevano lanciato una maxi-operazione in tutto il Paese contro gruppi di militanti islamici e organizzazioni criminali. Negli ultimi 18 mesi nel Bangladesh si è registrata un’ondata di omicidi contro persone che sostengono un approccio più moderato all’Islam in un Paese a fortissima maggioranza musulmana. Tra le vittime ci sono stati blogger, scrittori, membri delle minoranze religiose, stranieri ed esponenti della comunità gay. La mattina del primo luglio, dunque il giorno dell’attentato al locale di Dacca, un sacerdote indù era stato ucciso in un tempio nel distretto di Jhinaidah, 300 km a sud-ovest della capitale.

 

Inoltre, a infuocare gli animi poche settimane fa era stata l’11 maggio l’esecuzione del leader del partito islamista Bangladesh Jamaat-e-Islami Motiur Rahman Nizami, accusato di genocidio e altri crimini commessi durante la guerra che nel 1971 portò all’indipendenza dal Pakistan. L’episodio ha causato una reazione rabbiosa e violente proteste da parte dei sostenitori del leader radicale islamista.

 

Still frame taken from video shows an army armoured vehicle moving along a street as police stormed the Holey Artisan restaurant after gunmen attacked it and took hostages early on Saturday in Dhaka

(Un blindato dell’esercito del Bangladesh sul luogo dell’attentato a Dacca) 

 

Lo scontro tra Al Qaeda e ISIS in Asia

Anche se le autorità locali hanno sempre provato a smentire che nel Paese siano presenti cellule o gruppi legati a reti jihadiste internazionali, le azioni degli ultimi mesi sono sempre state rivendicate sia da ISIS che da Al Qaeda. I principali gruppi che negli ultimi mesi si sono messi maggiormente in mostra sono stati Ansar al-Islam, Jamaat-ul-Mujahideen Bangladesh e Jund al-Tawheed wal Khilafah, il primo legato ad Al Qaeda, gli altri due a ISIS.

 

Un segnale di quello che sarebbe potuto succedere a Dacca era arrivato dal numero di aprile del mensile dello Stato Islamico Dabiq in cui è stato intervistato il nuovo emiro locale, il canadese di origini bengalesi Tamim Chowdhury, il cui nome di battaglia è Shaykh Abu Ibrahim Al-Hanif.

 

Nonostante la pronta rivendicazione di ISIS subito dopo l’attacco nella capitale del Bangladesh, capire con certezza chi sia stato a colpire in questo come in altri attentati compiuti nel Paese non è semplice. “Il Bangladesh – ha spiegato a Reuters Michael Kugelman, della sezione Asia Meridionale del Wilson Center di Washington – ha molti militanti e radicali entusiasti di poter compiere attacchi e rivendicarli soprattutto in nome dello Stato Islamico, ma spesso non si tratta di veri e propri affiliati”.

 

Il Bangladesh è uno dei primi Paesi al mondo per presenza di musulmani: circa 148 milioni, contro i 200 milioni dell’Indonesia, i 178 del Pakistan e i 177 dell’India. Nel settembre del 2014, Al Qaeda nel tentativo di contrastare l’exploit dello Stato Islamico ha annunciato la nascita di AQIS (Al Qaeda nel Subcontinente Indiano) con nuove filiali in diversi Paesi di quest’area dell’Asia, compreso il Bangladesh. Quella di Al Qaeda è stata una scelta strategica, consapevole e ragionata, dovuta tanto alla sua diminuita influenza in Medio Oriente quanto al fattore demografico. Il bacino di potenziali jihadisti in Asia è, infatti, enorme. Soprattutto, se messo in relazione con la crescita annuale della popolazione musulmana che, secondo alcuni studi (tra cui l’americano Pew Forum on Religion and Public Life), nel 2030 crescerà del doppio rispetto al resto degli abitanti del pianeta. A quella data, più di 6 musulmani su 10 abiteranno nell’Asia Pacifica (Cina, Australia e Sudest Asiatico), mentre il Pakistan – attuale base operativa di Al Qaeda e quasi certamente rifugio dello stesso leader Al Zawahiri – supererà l’Indonesia come nazione musulmana più popolosa al mondo.

 

Ciò che è certo, dunque, è che se l’Occidente rimane il bersaglio privilegiato della galassia jihadista per attentati di alta risonanza mediatica, l’Asia invece rappresenta il principale terreno di scontro in cui Stato Islamico e Al Qaeda si sfidano per conquistare la fedeltà di migliaia di nuovi adepti.