CAMERUN -

Il presidente americano annuncia l’invio di altri 300 soldati per fermare gli islamisti nigeriani. Ma l’impresa di riprendere il controllo dell’area rischia di fallire sul nascere

Obama meets Nigerian President Buhari in Washington

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Barack Obama prova a battere un colpo in direzione dell’Africa. Scavalcato nella crisi siriana dall’interventismo di Vladimir Putin, il 14 ottobre il presidente americano ha comunicato al Congresso una nuova operazione militare per sostenere la lotta contro gli estremisti islamici di Boko Haram. Trecento militari americani verranno inviati in Camerun. Parte della pattuglia americana (90 unità) si trova già sul posto, dove svolgerà attività di intelligence e di ricognizione area a supporto della missione MNJTF (Multinational Joint Task Force) a cui partecipano gli eserciti di Nigeria, Niger, Ciad, Camerun e Benin con il dispiegamento di quasi 9mila soldati.

 

Obama ha formalizzato l’accordo di cooperazione militare direttamente con i vertici della Difesa del Camerun, il Paese che insieme al Ciad nelle ultime settimane è finito maggiormente nel mirino degli attacchi degli islamisti. L’ultimo episodio di violenza risale a domenica 11 ottobre, quando due donne kamikaze si sono fatte esplodere nella città settentrionale di Kangaleri uccidendo nove persone e ferendone altre 29.

 

Nell’aprile del 2014, dopo il rapimento di otre 200 studentesse nigeriane nel villaggio di Chibok nel nord-est della Nigeria, gli USA inviarono soldati e velivoli da ricognizione nell’area del Lago Ciad per liberare le ragazze e fermare gli islamisti. Ma un anno e mezzo di distanza nessuno dei due obiettivi è stato centrato e dalla Nigeria, nonostante il pugno di ferro promesso dal nuovo presidente Muhammudu Buhari, la minaccia di Boko Haram si è estesa nei Paesi limitrofi sotto il vessillo nero dello Stato Islamico.

 

A U.S. special forces soldier stands in front of Chadian soldiers during Flintlock 2015, an American-led military exercise, in Mao(Addestratori americani in Ciad)

 

Obama adesso ci riprova. Ma riprendersi l’Africa, con la Cina sempre più padrona del Continente e una presenza sempre più radicata di ISIS e altri gruppi jihadisti, appare un’impresa destinata a fallire.