BOLIVIA -

Ufficiale la vittoria del “no” al referendum costituzionale del 21 febbraio. Per la sinistra boliviana si porrà adesso il problema di trovare un candidato dello stesso carisma del presidente

Bolivia's President Evo Morales attends the inauguration of multifamily buildings decorated by painter Roberto Mamani and built by a housing program government in El Alto, on the outskirts of La Paz

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Il presidente boliviano Evo Morales non potrà correre per un quarto mandato consecutivo. Il referendum del 21 febbraio, indetto per confermare la modifica alla Costituzione proposta dal governo di La Paz per consentire al presidente di candidarsi alle prossime elezioni del 2019, è stato infatti vinto dal fronte del “no” con oltre il 51% dei consensi. La commissione elettorale incaricata di monitorare lo svolgimento del voto, ha dichiarato che il conteggio delle schede, ormai giunto quasi alla conclusione, è stato più lento e farraginoso del previsto ma non è stato caratterizzato da brogli.

 

Nonostante il voto sfavorevole a una sua ricandidatura, Morales continua a essere un leader molto popolare in Bolivia. Ex coltivatore di coca e primo boliviano di origine indio a essere stato eletto presidente nella storia del Paese, da quando ha assunto la carica nel gennaio del 2006 ha portato avanti una politica di ispirazione socialista e antimperialista che ha saputo però esprimere delle scelte politiche e sociali capaci di garantire un generale benessere in Bolivia. In questi dieci anni la povertà è infatti diminuita e, nonostante la flessione del prezzo di petrolio e gas di cui il Paese possiede grandi riserve, l’economia ha mantenuto un tasso di crescita medio annuo del 5%.

 

Questi ottimi risultati non sono però bastati al presidente per convince l’opinione pubblica boliviana, soprattutto nelle principali città, ad accettare l’idea che potesse rimanere al potere ininterrottamente fino al 2025, dunque per diciannove anni consecutivi.

 

A woman walks in front of a wall reading "Evo (Morales) President" in El Alto, on the outskirts of La Paz

 (El Alto, Bolivia)

 

Morales ha detto che rispetterà la scelta del popolo. Tuttavia, da qui alla fine del suo terzo mandato nel 2019 le tensioni tra il suo partito, il MAS (Movimento per il Socialismo), e le opposizioni non sono destinate a placarsi. Nelle sue ultime uscite Morales ha parlato della “guerra sporca” portata avanti negli ultimi mesi contro di lui dai partiti di destra che lo accusano di aver favorito l’assegnazione di un contratto da 76 milioni di dollari a una ditta cinese di costruzioni, la CAMC, in cui svolge un incarico di rilievo una sua ex fidanzata. Il presidente ha sempre respinto le accuse e ordinato un’indagine interna per verificare le modalità di assegnazione degli appalti a società private da parte dello Stato.

 

Altra questione cruciale riguarda poi la nomina del suo successore. Nel fronte dei moderati e dei partiti di destra sono in molti a contendersi la leadership. Mentre nel MAS non è venuta fuori finora una figura che possa essere considerata all’altezza di Morales. Quello della successione a un leader carismatico è un problema che da sempre accomuna le democrazie del Sud America e in particolare i partiti di sinistra che hanno governato per anni. Il Brasile del dopo Lula e, soprattutto, il Venezuela del dopo Chavez, devono essere da monito per la sinistra boliviana affinché faccia la scelta giusta nel giorno in cui sarà il momento di presentare un nuovo candidato alla guida del Paese.