BRASILE -

Domenica 17 aprile la Camera del parlamento potrebbe votare a favore della destituzione del presidente accusata di aver truccato i bilanci statali. Le immagini

A demonstrator displays photo cutouts of Brazil's President Dilma Rousseff and former president Luiz Inacio Lula da Silva during a protest in favor of Rousseff's impeachment, in front of the National Congress, in Brasilia

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Dopo la bocciatura da parte del Tribunale supremo del Brasile, che ha respinto gran parte dei ricorsi presentati dal governo per evitare la procedura di impeachment, la giornata di domenica 17 aprile potrebbe essere decisiva per conoscere le sorti di Dilma Rousseff. Salvo cambi di programma dell’ultim’ora, è infatti prevista entro domani la votazione alla Camera sulla destituzione del presidente.

 

Secondo un conteggio effettuato dal quotidiano O Globo e citato dall’agenzia Ansa, i due terzi della Camera voteranno a favore dell’impeachment. Per ottenere la maggioranza necessaria dei due terzi servono 342 voti su un totale di 51. L’esecutivo si starebbe già preparando per il voto successivo al Senato, dove però la situazione potrebbe essere ancora più complicata considerato che la maggioranza per far incriminare il presidente sarebbe schiacciante.

 

In caso dovesse passare in entrambe le camere il voto a favore dell’impeachment, il governo potrebbe essere guidato temporaneamente dal vice della Rousseff, Michel Temer, in attesa di andare a nuove elezioni.

 

 

In Brasile i capovolgimenti di fronte e i “ripensamenti” in cambio di incarichi (e secondo fonti brasiliane anche di compensi) per voti determinanti come quello di domenica 17 aprile sono però frequenti. Resta pertanto aperta la possibilità che diversi deputati dell’opposizione decidano alla fine di votare contro per salvare il governo.

 

Dilma Roussef è imputata per violazioni della normativa fiscale compiute tra il 2014 e il 2015 dalla sua amministrazione per mascherare problemi di bilancio. Dall’inchiesta è emerso un maxi giro di tangenti legate alla holding petrolifera brasiliana Petrobras e il coinvolgimento diretto dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva.