BRASILE -

Un’intera classe dirigente coinvolta nel giro di tangenti alimentato dai colossi brasiliani del petrolio e delle costruzioni. Da dove può ripartire la politica in America Latina?

ROUSSEFF LULA

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di Maria Zuppello

È considerato lo scandalo di corruzione più grande al mondo. Eppure, quando nel marzo del 2014 è iniziata in Brasile l’Operação Lava Jato (“Operazione Autolavaggio”), nessuno poteva prevedere che quello che stava per essere scoperchiato sarebbe stato un caso di dimensioni planetarie. L’inchiesta, condotta da un pool di agguerriti magistrati di Curitiba, nel sud del Brasile, con in testa il giudice Sergio Moro (diventato oggi un’icona della giustizia nel Paese verde-oro), era partita dalle indagini sulla Petrobras, la compagnia petrolifera statale brasiliana.

 

Tangenti per miliardi di dollari con una capillare rete di corruzione che, oltre a decine tra i principali imprenditori brasiliani, ha coinvolto oltre metà dei membri del parlamento e gli ultimi tre presidenti della Repubblica: Luis Inacio Lula da Silva, Dilma Rousseff e l’attuale capo dello Stato ad interim Michel Temer.

 

Lo scandalo Odebrecht

Oltre che su Petrobras, da circa un anno e mezzo l’attenzione degli inquirenti si è focalizzata anche su Odebrecht, la multinazionale brasiliana attiva nei settori delle costruzioni e dell’ingegneria civile, il cui nome in Brasile è associato, tra gli altri, alla tanto discussa centrale idroelettrica di Belo Monte e alla costruzione dell’aeroporto del Galeao di Rio de Janeiro.

 

L’arresto di Marcelo Odebrecht, presidente della corporation, risale all’estate del 2015. Il presidente è ancora in carcere a Curitiba e ha iniziato a collaborare con i giudici nella speranza di vedersi ridotta la pena. Lo stesso hanno deciso di fare altri 77 manager della multinazionale, inquisiti o arrestati.

 

Marcelo Odebrecht(L’arresto di Marcelo Odebrecht il 20 giugno del 2015 a Curitiba) 

 

Solo in Brasile dallo scandalo Odebrecht è emerso finora un giro di 330 milioni di euro di tangenti. Vi sono coinvolti, come detto, l’ex presidente Lula, tutti gli ultimi tesorieri del suo partito, il Partido dos Trabalhadores (PT, Partito dei Lavoratori), l’attuale presidente Temer e i suoi più stretti compagni del partito PMDB (Partido do movimento democrático brasileiro), oltre a membri di spicco del PSDB (Partido da Social Democracia Brasileira, il partito socialdemocratico).

 

Odebrecht non è un’azienda qualsiasi bensì l’appaltatore numero uno delle opere pubbliche in America Latina e ha anche preso parte ai lavori dell’aeroporto di Miami. È presente in 27 Paesi, dà lavoro a 128mila dipendenti e, solo nel 2015, ha incassato l’equivalente di quasi 40 miliardi di euro.

 

Lo scorso 21 dicembre la società ha accettato di firmare un accordo con il Dipartimento di Giustizia americano e con la procura generale elvetica per il pagamento di una multa di circa 3,3 miliardi di euro, ammettendo il pagamento di tangenti del valore di 746 milioni di euro, versate a politici, rappresentanti delle istituzioni e imprenditori di dodici Paesi tra il 2001 e il 2016.

 

Dodici i Paesi coinvolti

Dopo aver fatto tremare l’intera classe dirigente brasiliana, il caso Odebrecht sta avendo adesso ripercussioni anche nel resto del Sud America. Secondo quanto confessato al Dipartimento di Giustizia americano dal suo presidente, la società ha infatti versato tangenti anche in Argentina per un valore di oltre 32 milioni di euro durante le presidenze di Néstor e Cristina Kirchner tra il 2007 e il 2014, ottenendo in cambio appalti.

 

Odebrecht

 

In Perù l’ex presidente Alejandro Toledo (2001-2006) è stato condannato a un anno e mezzo e adesso su di lui pende un mandato di cattura internazionale. Anche il suo successore, Alan Garcia, è stato interrogato, mentre Ollanta Humala, che ha guidato il Paese sino allo scorso anno, è nell’occhio del ciclone per aver ricevuto una tangente da poco meno di 3 milioni di euro.

 

Stesso schema in Colombia (tangenti per oltre 10 milioni di euro), in Messico (9 milioni), in Ecuador (32 milioni), nella Repubblica Dominicana e a Panama. Su tutti prevale però il caso del Venezuela, dove le “stecche” hanno superato i 93 milioni di euro ma dove, paradossalmente, l’unica denuncia sinora accolta dal ministero della Giustizia di Caracas è stata quella contro il leader dell’opposizione Henrique Capriles.

 

Blog Cronache Sudamericane

  • aurora

    si vede che da quelle parti l’immigrazione italiana ha dato i suoi frutti.