RUSSIA (FED.) -

Cina e Russia sono al vertice di un polo finanziario in continua espansione soprattutto in Asia. L’Occidente perde sempre più attrattività

Leaders of Shanghai Cooperation Organization (SCO) countries pose for a picture before their meeting during summit in Ufa, Russia

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Nella quasi generale indifferenza dei media occidentali si è tenuto dall’8 al 10 luglio a Ufa, nella repubblica russa di Bashiria, il doppio vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO) e quello dei paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica).

 

Alla SCO aderiscono Russia, Cina, Kazakhstan, Uzbekistan, Tajikistan e Kyrgyzstan. Vale a dire una potenza energetica e nucleare, la futura prima economia mondiale, più altri Paesi asiatici ricchi di risorse. Russia e Cina sono anche elementi determinanti dei BRICS. Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica rappresentano il 42% della popolazione mondiale. Nel 2013 le loro quote costituivano il 16,1% degli scambi commerciali mondiali e il 40,2% della produzione di energia fossile. Il mercato dei consumi nei BRICS si sviluppa a un ritmo di 500 miliardi di dollari in più ogni anno ed è il più grande del mondo. Già nel 2014, secondo il Fondo Monetario Internazionale, il PIL globale del BRICS raggiungeva i 32.500 miliardi di dollari e quello del G7 i 34.700 miliardi di dollari. Dato che i Paesi BRICS hanno un ritmo di crescita più elevato, entro due o tre anni il loro PIL supererà quello del G7.

 

Gli obiettivi della SCO (e quelli della Cina)

Nei suoi primi anni la SCO era principalmente focalizzata su una cooperazione contro terrorismo, separatismo ed estremismo, con la Cina maggiormente preoccupata per le tensioni con gli uiguri islamici della regione dello Xinjiang. A questo scopo, dal 2004, era stata creata una Struttura Regionale Antiterroristica con base a Tashkent, capitale dell’Uzbekistan. Dopo di allora la Cina ha più volte cercato di spingere la SCO verso la creazione di una zona di libero scambio tra i Paesi aderenti. Ma la Russia ha sempre insabbiato le proposte per la paura che gli altri Paesi aderenti venissero invasi da merci cinesi a basso costo, dando a Pechino una non gradita preminenza nell’area. Stesso motivo (l’ovvia preminenza cinese in base al suo PIL) per cui il progetto di una banca SCO non era mai decollato.

 

Per questa ragione la Cina si è mossa autonomamente. Pechino ha lanciato varie iniziative economiche e finanziarie con il progetto di una Nuova Via della Seta e con paralleli piani di sviluppo dei traffici in mare. Ha effettuato importanti investimenti infrastrutturali e spostato a ovest molte industrie per avvicinarsi ai mercati centroasiatici ed europei. Progetto che ha portato alla creazione della Asian Infrastructure Investment Bank, cui hanno aderito quasi 50 Paesi, tra cui anche i principali alleati occidentali degli USA.

 

Russian President Putin greets Chinese President Xi during the welcoming ceremony at the BRICS Summit in UfaI presidenti di Cina e Russia Xi Jinping e Vladimir Putin

 

Agli USA, d’altronde, era anche stato negato nel 2005 lo stato di Paese osservatore presso la SCO, che invece ha avviato le procedure per l’ingresso sia dell’India che del Pakistan. Un passo che riveste sia una grande importanza economica che geopolitica, data la storica rivalità tra i due Paesi. E, fatto non secondario, porterebbe nella SCO altre due potenze nucleari.

 

Ma altri Paesi quali Azerbaijan, Armenia, Bielorussia e Bangladesh hanno richiesto lo stato di osservatore, preliminare a quello di membro. La SCO amplia così la propria area di influenza, mentre attende di riempire il vuoto che seguirà l’uscita della NATO dall’Afghanistan. Ma l’intenzione di entrare a far parte della SCO è stata manifestata anche dall’Iran e dalla Turchia. Un passo non immediato, ma possibile. Con l’Iran in attesa dello sblocco internazionale dopo l’accordo sul nucleare – e già in stretti rapporti sia con la Russia che con la Cina, suoi supporter nell’accordo – e la Turchia vessata dai rifiuti dell’UE, ma ora coinvolta direttamente nella guerra in Siria.

 

Il confronto con Stati Uniti ed Europa

Se fino a un anno fa la SCO stentava a crescere per le contraddizioni interne tra Russia e Cina – la prima più interessata alla sua valenza geopolitica e la seconda a quella economica – tutto è cambiato quando l’Europa, partner privilegiato di Mosca, le ha voltato le spalle riallineandosi a Washington sulla crisi ucraina e attaccandola con le sanzioni. A quel punto la strada russa era obbligata verso una accelerazione della SCO e del rafforzamento dei rapporti con gli altri Paesi BRICS, sia per la sua sopravvivenza, sia per evidenziare l’estrema limitatezza geopolitica delle sanzioni comminatele dall’Occidente.

 

Così a Ufa sono stati decisi contemporaneamente nel vertice BRICS lo stanziamento di 100 miliardi di dollari per contrastare le fluttuazioni monetarie, e l’avvio della New Development Bank, intesa come alternativa alle istituzioni finanziarie occidentali (Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale) quale strumento di finanziamento dello sviluppo nei Paesi aderenti o supportati. Mentre la data per l’emissione di un primo prestito è stata prevista per il primo aprile 2016, è stato deciso che i reciproci investimenti avverranno nelle valute locali, cioè al di fuori del circuito di dollaro, euro e sterlina.

 

A security guard walks past a montage of old U.S. dollar bills outside a currency exchange bureau ahead of a scheduled State visit by the U.S. President Barack Obama in Kenya's capital Nairobi

L’ANALISI: GLI USA RISPONDONO CON IL TTIP E LA LIBERALIZZAZIONE DEI TRATTATI COMMERCIALI

 

Gli incontri dei BRICS sono stati estesi a Pakistan, Mongolia, Iran, Armenia e Afghanistan e il presidente russo Vladimir Putin a Ufa ha avuto undici incontri bilaterali e uno specifico trilaterale con Cina e Mongolia.

 

L’area geografica e demografica dei Paesi coinvolti è tanto vasta quanto la loro potenzialità economica e militare. Le strutture varate, e quelle già esistenti, supportano l’ulteriore crescita delle economie che guideranno lo sviluppo mondiale nel prossimo futuro. Una forza economica, ed energetica, in un circuito monetario alternativo al dominio del dollaro, al cui confronto i vari trattati lanciati dagli USA (TTIP, TISA, TIP) saranno soltanto il tentativo di una strenua resistenza al declino. Di fatto, i partner occidentali sono già saltati sul treno (non metaforico, visti gli investimenti ferroviari della Asian Infrastructure Investment Bank cui hanno aderito) dello sviluppo e della crescita di mercati dei BRICS & Co.

 

Forse è quindi per esorcizzare il lento declino degli USA che i media occidentali dedicano così scarsa attenzione a quanto avviene a sud e a oriente del mondo.

di Tersite