CANADA -

Poche ore dopo essere stato eletto alla guida del Paese, il leader del Partito Liberale ha richiamato alla base i caccia inviati in Iraq e Siria contro ISIS. Ma la vera sfida sarà far dimenticare la pesante eredità lasciata da suo padre

Liberal leader Trudeau walks on the tarmac after arriving in Saint John

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Delle telefonate che ha ricevuto dai leader internazionali subito dopo essere stato eletto nuovo primo ministro del Canada, quella con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama è stata certamente la più complicata da gestire per Justin Trudeau.

 

Il 43enne neo premier, vincitore delle elezioni del 19 ottobre con il Partito Liberale, ha infatti dovuto spiegare a Obama che intende mettere fine ai raid condotti in questi mesi dai caccia canadesi in Iraq e Siria contro lo Stato Islamico. Quando i jet CF-18 rientreranno alla base non è ancora dato sapersi. Trudeau ha però tenuto a precisare a Obama che, in qualità di Paese membro della NATO, il Canada non intende sfilarsi totalmente dal conflitto in Medio Oriente, motivo per cui manterrà sul fronte i propri addestratori militari, attualmente stanziati nel nord dell’Iraq, facendosi inoltre carico di 25.000 rifugiati siriani entro la fine del 2015.

 

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Trudeau ha così tenuto fede a due delle promesse fatte nelle undici settimane di campagna elettorale che lo hanno portato alla vittoria sul Partito Conservatore, alla guida del Paese negli ultimi dieci anni. Il confronto con gli Stati Uniti, però, non finisce qui. In ballo ci sono infatti le politiche sulla sicurezza (con Trudeau che vuole rendere meno aspre le leggi anti-terrorismo varate dai conservatori) e, soprattutto, il progetto di costruzione del grande oleodotto Keystone, che nei piani di Ottawa dovrebbe estendersi anche a sud in territorio americano. È una questione su cui Obama e Stephen Harper, il predecessore di Trudeau, hanno avuto non pochi attriti negli anni passati e rispetto alla quale anche Hillary Clinton, candidata alle presidenziali del 2016 per i democratici, ha recentemente espresso le proprie perplessità.

 

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Trudeau spera adesso di poter smussare la posizione della Casa Bianca, provando a convincere Obama proponendogli un’azione comune decisa per fermare i cambiamenti climatici – fissando obiettivi più ambiziosi per la riduzione delle emissioni di carbonio – e sostenendo la sua campagna finalizzata alla riapertura dei rapporti diplomatici con l’Iran.

 

Idee che sono valse a Trudeau l’affermazione sui conservatori, ma che adesso dovranno passare alla verifica dei fatti. Il primo scoglio da superare per il leader dei liberali, di cui si è parlato molto soprattutto per il suo passato da attore e pugile e per il suo tatuaggio sulla spalla sinistra, è forse quello più difficile. Scrollarsi di dosso l’eredità pesante lasciatagli dal padre Pierre Elliott Trudeau, ex primo ministro del Canada negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta ricordato ancora oggi per delle politiche progressiste all’avanguardia, non sarà un’impresa semplice.