Imprenditore ticinese nel settore della sicurezza, opinionista e scrittore. Fondatore e presidente dell’Associazione “Amici delle Forze di Polizia Svizzere”

GERMANIA IMAM

Non si fermano le operazioni di polizia contro l’estremismo islamico in Germania. Il 14 marzo con un blitz è stata chiusa l’associazione “Deutschsprachiger Islam Kreis” a Hildesheim, capitale della Bassa Sassonia dove erano attivi diversi predicatori dell’Islam radicale. Il 23 marzo il ministero dell’Interno dell’Assia ha vietato l’attività della moschea salafita “Medina” di Kassel dopo che le indagini avevano provato che due imam invitavano i fedeli alla guerra santa e all’uccisione dei miscredenti. Secondo gli inquirenti alcuni frequentatori della moschea, i cui locali erano già stati oggetto di un blitz della polizia nel novembre 2016, sono partiti per combattere al fianco di gruppi jihadisti tra la Siria e l’Iraq.

 

La chiusura delle moschee e delle associazioni che fanno riferimento ai “Salafistenprediger” (predicatori salafiti, ndr) tedeschi, i numerosi arresti e la messa fuori legge dell’organizzazione salafita “Die Ware Religion” – fondata e diretta dal sedicente Imam di origine palestinese Ibrahim Abou Nagie – e del suo progetto di predicazione per le strade “LIES!”, non ferma però la crescita del movimento salafita in Germania.

 

Aumentano infatti i convertiti e i musulmani “sedotti” dalla visione più estrema dell’Islam sunnita. Secondo l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BFV) di Colonia, il numero di coloro che aderiscono alla visione più estrema dell’Islam ha superato quota 10.000. Un aumento esponenziale, considerato chenel 2011 erano 3.850 e nel 2015 8.350. È bene specificare che non si tratta solo di terroristi. Il BFV indica che 1.600 di questi musulmani sono potenziali terroristi pronti all’azione. Donne e uomini che, affascinati dalla retorica salafita, perseguono la lotta armata contro le istituzioni tedesche e di altri Stati europei attraverso una fitta rete di sostegno economico e logistico attiva in tutto il continente.

 

Ma come fanno i predicatori salafiti in Germania ad attrarre così tante persone all’interno di un movimento oscurantista nel quale si sono forgiati numerosi jihadisti e che vuole riportare l’Islam ai tempi violenti dei “pii antenati di Medina”?

 

Fondamentale è l’incessante proselitismo per le strade denominato “Dawa Street” svolto da organizzazioni come “We Love Muhammad” che regala nelle piazze e spedisce per posta la biografia del profeta Maometto. Ci sono poi le “autostrade digitali“ del web, dove i predicatori postano di continuo sermoni, foto scattate nelle maggiori piazze europee e filmati realizzati durante i pellegrinaggi in Arabia Saudita.

 

L’agenzia islamista Bakkah Reisen, ad esempio, offre un pacchetto viaggio di 11 giorni nei luoghi santi dell’Islam in compagnia del predicatore Pierre Vogel (meglio noto come Abu Hamza, ex pugile dilettante) a 1.290 euro. Ogni viaggio dalla Germania registra il tutto esaurito con partenze di gruppi di 30-40 persone.

 

Spesso sia gli organizzatori che gli accompagnatori di questi pellegrinaggi – tra cui Pierre Vogel o Bilal Gümüs, altra figura controversa con trascorsi in carcere – non hanno alcuna preparazione teologica reale. Ma grazie alla loro grande capacità di comunicare sono diventati popolarissimi in Germania, cosa che gli consente di ottenere finanziamenti cospicui da ricche famiglie dei Paesi del Golfo Persico.

 

Non si spiega diversamente il fatto che questi individui, molti dei quali hanno famiglie numerose da mantenere, pur senza un lavoro continuino a spostarsi in tutto il Paese con auto di lusso e saltino da un aereo all’altro in business class, come ostentano nelle fotografie postate sui vari gruppi social.

 

Per sopperire alla messa fuori legge in Germania di “LIES!”, gli islamisti in Germania puntano molto sul gruppo “We Love Muhammad” di Bilal Gümüs che in breve tempo si è imposto all’attenzione dei media.

 

Pierre Vogel (Abu Hamza) e Marcel Krass (ingegnere informatico tedesco in passato in contatto con alcuni elementi della cellula di Amburgo autori degli attentati dell’11 settembre 2001), insieme a Sven Lau Abu Adam (altro convertito tedesco oggi in carcere), sono stati tra i primi convertiti ad agitare la scena salafita tedesca fin dal 2010 insieme a Ibrahim Abou Nagie. Quest’ultimo ultimamente ha deciso di tenersi prudentemente lontano dalla Germania, optando per attività “più sicure” tra Brasile, Malesia, Svezia, Svizzera, Inghilterra e Balcani. Nagie ha scelto quindi il basso profilo nella sua patria adottiva dopo la messa fuori legge in Germania e Austria del suo gruppo, lasciando ai suoi allievi prediletti la scena nel Paese e nei centri dove vivono migliaia di rifugiati. È quest’ultimo, in particolare, il terreno ideale per il proselitismo, dove i messaggi lanciati con le prediche vengono “rafforzati” con regali agli adulti (vestiti) e ai bambini (giocattoli e caramelle) oltre alle copie omaggio del Corano.

 

Dopo la strage dei mercatini di Natale a Berlino del 19 dicembre scorso, la Germania pare essersi resa conto degli errori commessi negli ultimi decenni in materia di accoglienza dei rifugiati e della sottovalutazione dei gruppi salafiti. Città come Berlino, Düsseldorf, Colonia e Francoforte sono le più a rischio di azioni terroristiche. Basti pensare che nel 2016 sono state 1.104 le segnalazioni di possibili pericoli nel Paese (520 nel 2015). Nel frattempo il popolo tedesco guarda con attenzione alle prossime elezioni politiche del 24 settembre 2017, che vedranno la cancelliera Angela Merkel nuovamente in campo sfidata dal socialista Martin Schultz (in vantaggio nei sondaggi) e dalla candidata dell’estrema destra (AFD, Alternativa per la Germania) Frauke Petry (in netto calo di consensi). A preoccupare l’intelligence tedesca ed europea è soprattutto la presenza capillare degli islamisti tedeschi di origine turca nelle file della SPD (Partito Socialdemocratico di Germania).