Analista di politica internazionale
e giornalista, vive e lavora a Istanbul.

Turkey's likely next prime minister and incoming leader of the ruling AK Party Binali Yildirim greets party members during a meeting in Ankara

Per la nomina del successore del premier turco Ahmet Davutoglu è andato tutto come previsto. Sarà infatti Binali Yildirim, ministro dei Trasporti dal 2002, con un breve intervallo tra il 2014 e il 2015, il nuovo leader dell’AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) e il prossimo primo ministro. Come annunciato giovedì 19 maggio, dopo ampie consultazioni con tutti i quadri nazionali del partito, il sessantenne di Erzincan si presenterà in veste di candidato unico al congresso di Ankara di domenica 22 maggio, convocato dopo le recenti dimissioni di Davutoglu.

 

Yildirim, le cui fortune politiche si devono soprattutto ai grandiosi e capillari progetti infrastrutturali – autostrade, ferrovie ad alta velocità, ponti, porti e aeroporti – che hanno trasformato la Turchia e il suo sistema economico, ha due specificità. Il primo: è un fedelissimo alleato del presidente Recep Tayyip Erdogan e con ogni probabilità ne asseconderà le ambizioni presidenzialiste e le più importanti scelte politiche soprattutto in politica estera, campo nel quale non ha mai mostrato preferenze personali. Il secondo: è curdo e continuerà sulla linea da tempo tracciata dal governo, vale a dire pugno di ferro contro il terrorismo che sta tenendo in scacco il sud-est a maggioranza curda del Paese, ambiziosi programmi di ricostruzione e di sviluppo economico. Infatti, appena resa nota la sua designazione, è partito per Diyarbakir dove incontrerà le famiglie di alcune vittime del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan). Nulla di strano, contrariamente a quanto cerca di far credere la propaganda filo-PKK: la Turchia ha già avuto leader politici curdi – come il presidente Turgut Ozal, ad esempio – e ovviamente non tutti i curdi si sentono rappresentati dalle fazioni estremiste e violente.

 

Il congresso dell’AKP porterà anche a nuove nomine ai vertici del partito. Sono previsti dei cambiamenti di assestamento nella squadra di governo, ed eventuali nuovi nomi di peso – o rinunce eccellenti – faranno immediatamente capire in che modo verrà applicata l’agenda riformista – sia istituzionale, sia in campo economico – voluta dal premier uscente Davutoglu dopo le ultime elezioni del primo novembre 2015.