Militante politico negli anni Settanta,
saggista, analista politico e geopolitico.

Rebel fighters pose carrying Ahrar Al-Sham, Free Syrian Army and Nusra front flags in Idlib city, after they took control of the area

Le milizie del Fronte Islamico hanno rilasciato il 7 maggio una dichiarazione di rifiuto dell’estremismo e di impegno per “uno stato di giustizia, di diritto e libertà” e per preservare in Siria il “tessuto sociale multi-etnico e multi-confessionale”. I due principali gruppi del Fronte Islamico, Jaysh al Islam e Ahrar al Sham, sono effettivamente, come affermano, composti in maggioranza da siriani e non da foreign fighters (come i qaedisti di Jabhat Al Nusra e, soprattutto, ISIS). Ma è anche vero che sono entrambi gruppi salafiti affiliati alla Fratellanza Musulmana.

 

Pochi giorni prima della dichiarazione, le stesse milizie avevano respinto la richiesta del Qatar (che le sostiene con Turchia e Arabia Saudita) di manifestare intenti moderati, non facendo riferimento a uno Stato Islamico, per averne in cambio un supporto pubblico ufficiale. Le milizie salafite avevano anzi innalzato maggiormente toni estremisti e settari. E pochi giorni dopo la dichiarazione, il 13 maggio, Ahrar al Sham ha assaltato all’alba il villaggio alawita di al Zara, facendo strage anche di donne e bambini.

 

La richiesta del Qatar seguiva il tour di Ahmed Al Jarba, segretario della Syrian National Coalition (creata nel 2012 proprio a Doha nel Qatar), a Washington, Londra, Parigi e Riad per chiedere armamenti più avanzati per quelle milizie. Nel portare la richiesta, Al Jarba ha presentato queste milizie come una utile via di mezzo tra Assad e le forze estremiste (al Nusra e ISIS), ma, al momento, Assad, oltre a quello militare, gode anche del vantaggio politico di poter dire che combatte estremisti e terroristi. Dato che Jaysh al Islam e Ahrar al Sham, benché in guerra con l’ISIS, combattono al fianco di al Nusra, ne manifestano uguale ideologia e adottano uguale bandiera nera dell’Islam (non quella patriottica siriana usata dalle milizie dell’FSA (Free Syrian Army) e hanno poi continuamente infranto la tregua. Da ultimo, non avevano richiesto ai russi, come altri dieci gruppi che erano stati prossimi ad al Nusra, di sospendere i bombardamenti per sganciarsi dalle posizioni della branca siriana di Al Qaeda.

 

Rebel fighters from the Ahrar al-Sham Islamic Movement take positions inside a building in Jabal al-Arbaeen, which overlooks the northern town of Ariha, one of the last government strongholds in the Idlib province

(Miliziani di Ahrar al Sham a Idlib)

 

Manifestare la moderazione richiesta dal Qatar avrebbe posto il Fronte Islamico in collisione con l’alleato Al Nusra, oltre che con tutti gli estremisti e filo-qaedisti interni al Fronte stesso. Tutti i Fronti costituiti in Siria sono infatti assai poco omogenei e stabili, così come una buona parte delle energie delle milizie è spesa in scontri armati interni. Continue sono le tregue anche tra loro, con scambi di prigionieri e di buone intenzioni, e altrettanto continue le rotture. Ultimamente si è stati a un passo da un ennesimo scontro armato tra una milizia sotto l’ombrello dell’FSA e Al Nusra sulle sorti del comandante Ahmed Nehmeh, catturato dai qaedisti per sottoporlo a processo per tradimento, con una corte formata assieme agli alleati islamisti di Harakat Al Muthanna e Ahrar Al Sham. Mentre è del 21 maggio la notizia del rilascio di membri di Jaysh al Islam da parte di Jaysh al Fustat, coalizione tra Ahrar al Sham, Al Nusra e Fajr Al Umma operativa nell’area di al Ghouta ad Homs sotto attacco governativo. Quindi – per avvicinare il senso del caos e della inaffidabilità di alleanze e dichiarazioni – si è trattato di uno scontro tra una delle due maggiori milizie del Fronte Islamico (Jaysh al Islam) con l’altra maggiore (Ahrar al Sham) al fianco di Al Nusra.

 

La democrazia non cresce sugli alberi siriani, né è paracadutabile assieme ai missili TOW da quelli che pretendono di averne il copyright mondiale chiavi in mano. La democrazia è stata anche per gli americani un travagliato viaggio. Iniziato poi più per rivolta contro le angherie fiscali di Re Giorgio II, che non per anelito di libertà. Tanto che appena rovesciato il tiranno inglese, e con le idee alquanto confuse, volevano incoronare George Washington. E avviata poi la democrazia ci sono voluti duecento anni – in cui erano schiavi nelle tenute degli stessi intenti a crearla, come la Monticello di Jefferson – per giungere ai diritti formali dei neri, mentre è stato poco più breve e altrettanto travagliato quello dei diritti delle donne.

 

A differenza dal nostro, in cui dagli albori Dio è stato separato da Cesare, il mondo musulmano – per storia e diversità, per la millenaria soggiacenza a una religione che forma con precetti divini anche la vita civile e le leggi – è assai lontano dal travaglio della democrazia, non essendone neanche gravido. E vivendo anzi in contrapposizione costanti spinte centrifughe fondamentaliste. Ma se Parigi valeva cantare una messa per l’ugonotto Enrico di Navarra, tanto più per le milizie salafite siriane cantare strumentalmente democrazia e tolleranza etnico-religiosa può valere quel sostegno pubblico e ufficiale, garantito in cambio dal Qatar, dietro cui viaggiano le armi avanzate con cui rintuzzare la prevalenza delle forze governative.

 

E questo canto alla democrazia è stato poi chiesto dal Qatar, che è sotto la dittatura di un emiro. Mentre gli altri due sponsor del Fronte Islamico sono l’Arabia, sotto il dominio shaarista dei Saud, e la Turchia ormai in aperta deriva antidemocratica, con il partito islamista di Erdogan che sta triturando la laicità di Atartuk fondativa della Turchia moderna. Nel mentre che ha cacciato un primo ministro, Ahmet Davutoglu, che era limite al suo assolutismo, chiuso giornali, arrestato e condannato giornalisti e anche magistrati, rei di aver svelato e contrastato il “segreto di stato” della fornitura di armi alle milizie jihadiste in Siria. E, per sostenere il tutto sulla paura e l’emergenza, ha riaperto la guerra interna contro la minoranza curda.

 

Non per quello che abbiano fatto i curdi di Turchia del PKK, ma per quello che hanno fatto in Siria i loro alleati dell’YPG. Cioè resistere all’ISIS che per conto turco doveva annientarli e poi sconfiggerlo, finendo addirittura per conquistarsi una futura autonomia regionale che minaccia la Turchia e ottenendo l’appoggio USA per le loro capacità combattenti contro l’IS.

 

E, a corredo di questi sponsor di alto profilo democratico, ci sono quegli Stati Uniti che con una mano combattono l’ISIS e con l’altra rifiutano di iscrivere Ahrar al Sham nella lista dei terroristi. Con la speranza che il loro nuovo canto alla democrazia sia abbastanza ripreso dai media occidentali da trasformarli in ribelli moderati. Così che, dopo la non casuale sceneggiata dell’abbandono delle trattative a Ginevra del leader di Jaysh al Islam, i miliziani salafiti della Fratellanza Musulmana possano essere imposti come controparte ad Assad e ai russi.

 

Members of al Qaeda's Nusra Front gather before moving towards their positions during an offensive to take control of the northwestern city of Ariha from forces loyal to Syria's President Bashar al-Assad, in Idlib province

(Miliziani di Jabhat Al Nusra a Idlib)

 

Perché gli USA sono tutori della Fratellanza fin da quando l’hanno salvata dalle persecuzioni di Nasser in Egitto. Riuscendo alla fine a tornarvi con quel Morsi che ha poi mostrato la natura del sodalizio salafita spingendo troppo l’acceleratore della islamizzazione costituzionale, provocando l’intervento dell’esercito con la sua cacciata e l’ennesima cruenta epurazione dei Fratelli nell’Islam. E perché il Fronte Islamico, segnatamente Jaysh al Islam e, oggi ancor più, Ahrar al Sham, sono le più forti milizie che, con oltre 30mila combattenti, si contrappongono ad Assad. Le più forti tra quelle non iscritte nella lista nera dei terroristi, come al Nusra e IS. Ragione per cui in quella lista non devono finirci, per avere sul terreno una forza reale che rappresenti l’opposizione con cui trattare a Ginevra.

 

Dato che il resto, la fantomatica FSA, è poca cosa e assai poco convincente. Nel mentre che a migliaia miliziani che si rifacevano a quell’ombrello stanno aderendo, pressati dall’avanzata dell’esercito, alla cessazione di ostilità in cambio dell’amnistia proposta dal governo. Quindi i reali oppositori di Assad sono le milizie salafite della Fratellanza Musulmana. Non è cambiato molto dal 2012 in cui l’americano Servizio Segreto Militare (DIA) scriveva: “Internamente, gli eventi stanno prendendo una chiara direzione settaria […] I Salafiti, la Fratellanza Musulmana e Al Qaeda sono le maggiori forze che guidano l’insurrezione in Siria” […] con il conseguente supporto di “Occidente, Regni del Golfo e Turchia”.

 

Gli strumentali intenti democratici del Fronte Islamico sono credibili quanto gli intenti di salvaguardia della democrazia sempre espressi alla cruenta presa del potere dai golpisti sudamericani. I salafiti in giacca e cravatta della Fratellanza Musulmana, per quanto superficialmente più aperti alla modernità dei fondamentalisti in djellaba, mirano a uno Stato ispirato direttamente al Corano e retto dalla Sharia. Quanto alle loro dichiarazioni sul rispetto delle diversità etnico-religiose, vale il massacro di alawiti compiuto neanche sei giorni dopo il loro “passaggio alla democrazia” e, a parallelo, i massacri dei cristiani copti perpetrati in Egitto sotto il presidente Fratello Morsi. Fumo negli occhi.

 

La pretesa lotta per la democrazia in Siria è stata propaganda di USA e Gran Bretagna, per coprire il loro sostegno alle bande di estremisti islamici, terroriste e genocide, preventivamente addestrate in milizie per abbattere Assad. Le forze che si stanno realmente contrapponendo in Siria sono da una parte il regime solo formalmente democratico ma autoritario del partito Baath, però socialmente avanzato, laico, di tutela delle diversità etniche e religiose, e aperto all’emancipazione femminile. Dall’altra parte un regime solo formalmente democratico ma islamista della Fratellanza Musulmana. Più oscurantista, integralista e settario fino al genocidio per le diversità etniche e religiose, e che vede le donne nel ruolo subordinato della tradizione.

 

D’altronde la Fratellanza Musulmana che sotto le mentite, ma indispensabili, spoglie democratiche si vuole protagonista a Ginevra è quella che i suoi stessi sponsor del Golfo (e la Giordania dove le milizie sono state addestrate e infiltrate) hanno messo fuori legge nei loro paesi come organizzazione terroristica. Così come in Turchia Erdogan è nemico giurato dell’organizzazione del Fratello Musulmano Gulen, che la guida rifugiato e protetto negli USA.

 

La Fratellanza va bene per togliere di mezzo lo scomodo Assad, ma va ovviamente fermata se vuole togliere di mezzo loro. Si possono appoggiare i terroristi fuori casa, ma sarebbe suicida appoggiarli in casa propria. Come fanno gli USA, che hanno respinto il bando terroristico per Ahrar al Sham chiesto dalla Russia, ma hanno schedato come pericolosi per la propria sicurezza 400mila persone, sul milione totale, che non risultano affiliate ad alcuna organizzazione né aver mai compiuto atti terroristici. Per la propria sicurezza melius abundare quam deficere. Su quella degli altri ci si può regolare in sottrazione, a seconda dei propri interessi. Si chiama pragmatismo.