Giornalista specializzato sui Paesi dell’Est Europa
e sui Balcani.

Iulian Mihai Damian, Accademia di Romania a Roma

Che la comunità romena in Italia sia la più numerosa (circa un milione e duecento mila persone) tra quelle straniere è ormai noto. Tra i banchi di scuola, nei luoghi di lavoro o nell’appartamento accanto al nostro, la vicinanza con la popolazione della Romania o con elementi delle seconde generazioni è un dato di fatto. Quanto però le due culture, romena e italiana, siano vicine, non è ancora chiaro. Una barriera invisibile, fortunatamente meno spessa di quello che si possa pensare le separa ancora.

 

La visione d’insieme del dottor Iulian Mihai Damian, coordinatore delle attività correnti dell’Accademia di Romania a Roma, è attenta ed esaustiva. «Ci sono effettivamente dei retaggi del passato che gravano su questo “muro” – che tempo fa era reale, palpabile a Berlino e che poi hanno continuato a persistere fino ad oggi, ricomparendo nel dibattito attuale. Questa Europa a più velocità riprende un po’ questi retaggi». «È naturale – dice Damian – che ci siano differenze di sviluppo, ma da un punto di vista culturale e umano, queste differenze non esistono e non sussistono. A livello politico, di questi tempi, abbiamo tutti a che fare con le stesse problematiche, il gap in tal senso si è colmato. Certo economicamente vi è ancora molto da fare, ma c’è un trend positivo che infonde fiducia nel popolo romeno. Resta il problema di questo muro invisibile (tra le due culture, ndr) che bisogna avere la volontà di eliminare».

 

Ogni cittadino romeno in Italia come un ambasciatore della cultura

La capillare presenza di romeni su tutto il territorio italiano non può che giovare all’incontro tra le due culture che si sono trovate, in tempi antichi, una di fronte all’altra. «Ci sono tante famiglie miste e c’è un’affinità molto forte tra italiani e romeni. Lo stesso particolare che i romeni si ritengano discendenti dei romani, conservando anche nel nome questo legame, non è semplice retorica. Ci sono poi la lingua e le indicazioni dei linguisti ad avvalorare un’evidente vicinanza culturale».

 

Accademia di Romania a Roma, Lookout News

 

Il fatto che il romeno sia una lingua romanza, con la maggior parte delle parole di origine  latina, sia pur connotata da inevitabili “prestiti slavi”, crea un ponte naturale tra i due Paesi. Sta poi agli Istituti di Cultura far sì che questo ponte sia “trafficato” in entrambi i sensi. L’Accademia di Romania a Roma fa quel che può per richiamare un quanto più vasto pubblico. Situata in via delle Belle Arti, nella zona di Valle Giulia e attiva da quasi 100 anni (1922), l’offerta dell’Accademia si dimostra dinamica e spazia tra corsi di lingua, workshop, mostre, concerti e dibattiti. Il suo programma è consultabile sul sito http://www.accadromania.it/ alla sezione “eventi”. Ricca anche la raccolta di volumi, circa 35.000, contenuti nella biblioteca specializzata in materie umanistiche.

 

«L’Accademia di Roma è stata tra le prime a proporre dei corsi di lingua romena negli istituti all’estero, già nel 2000 – spiega il dottor Damian -. Negli ultimi 5-10 anni abbiamo riscontrato un trend molto positivo per quanto riguarda il numero di iscritti ai corsi che sono di due livelli, quello base e quello avanzato. Ad inizio anno accademico (ottobre 2016, ndr) contavamo 95 iscritti. In parallelo c’è un workshop sul tema “La cultura attraverso la lingua” al quale prendono parte altre 34 persone. Il corso – aggiunge il funzionario dell’Accademia – è frequentato da diverse tipologie di cultori. Ci sono professionisti, come la figura dell’operatore sociale che lo studia per lavoro; c’è il pensionato che conosce altre lingue romanze ed è interessato al romeno o chi magari ha un vicino di casa o un parente di quel Paese. Di recente si stanno avvicinando ai nostri corsi i romeni di seconda generazione. Coloro che hanno frequentato tutte le scuole in Italia, ma che ad un certo punto sentono il bisogno di riscoprire le proprie origini linguistiche conosciute solo in maniera superficiale. Ecco – puntualizza Damian – per ora manca un vero e proprio corso ad essi dedicato, in quanto avrebbero bisogno di un tipo di insegnamento mirato».

Calendario storico

L’Accademia che può, ormai, contare su un pubblico fedele ha un’agenda abbastanza densa, ma ogni occasione è buona per organizzare e proporre nuovi eventi anche seguendo il passare del tempo.

 

«Noi – rivela Damian – facciamo riferimento alle date o agli anniversari. Quest’anno ci siamo collegati al bimillenario della morte del poeta Ovidio (Publio Ovidio Nasone, Sulmona 23 marzo 43 a.C. – Tomi 17 d.C.) che nei suoi ultimi anni di vita a Tomi, l’odierna Costanza (Constanţa in romeno, ndr), sul Mar Nero, ebbe modo di raccontare il vivere dei Geti (popolazione poi divenuta nota con il nome di Daci), ancora prima della conquista romana. Ci saranno così eventi sia qui che a Sulmona. Quest’anno ricorre poi l’anniversario dei 1.900 anni dalla morte dell’imperatore Traiano, considerato dai romeni un padre della nazione, insieme al condottiero da lui sconfitto: Decebalo. È anche il centenario della nascita del pianista Dinu Lipatti (Bucarest, 19 marzo 1917) che ricorderemo con un concorso dedicato al musicista in cui andranno in scena concerti per osservare l’approccio dei musicisti italiani e non solo per comprendere ed interpretare le opere di questo artista».

 

Le nuove sfide dell’Accademia, finalizzate ad aumentare il suo bacino di utenza saranno rivolte nel potenziare i rapporti con le scuole. «Ci sono ad oggi progetti rivolti alle scuole, che spesso vengono in visita all’Accademia. In quelle occasioni proviamo a raccontare la storia del Paese e poi capita che nelle classi ci siano studenti romeni che notiamo particolarmente orgogliosi e fieri di venire qui a riscoprire le proprie origini. Andremo ulteriormente incontro alle scuole proponendo delle lezioni pilota di lingua al fine di invogliare le gente ad avvicinarsi a noi. Inoltre il fatto che la comunità romena sia, ad oggi, ben inserita in Italia, gioca a nostro favore. Sicuramente si può fare di più sfruttando le potenzialità di televisione e social media. Altra sfida è poi quella di raggiungere tutto il territorio, perché noi siamo legati a Roma e a Venezia, città in cui c’è un altro Istituto di Cultura romena, ma si può certamente ampliare la platea a cui ci rivolgiamo».