FRANCIA -

Non convince il caso del giovane francese arrestato al confine con la Polonia prima di compiere attentati in Francia. Dietro potrebbe esserci una manovra di disinformazione delle autorità di Kiev

Soldiers patrol ahead of the UEFA 2016 European Championship in Nice

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di Alfredo Mantici

La notizia aveva tutte le caratteristiche per gettare un’ombra minacciosa sui prossimi campionati europei di calcio che si apriranno a Parigi oggi 10 giugno, ma anche su presunte, losche, manovre del governo di Mosca. Il 21 maggio il Servizio di Sicurezza ucraino (SBU), dopo complesse indagini iniziate nel dicembre 2015, ha arrestato al confine tra Ucraina e Polonia un venticinquenne francese, Gregoire Montaux, mentre tentava di attraversare la frontiera alla guida di un furgone carico di armi e di esplosivi.

 

Il francese, un bracciante agricolo della Lorena, trasportava due mitragliatori Kalashnikov con 5.000 proiettili, due lanciagranate anticarro RPG con 18 proiettili perforanti, 100 detonatori, 125 chili di tritolo e decine di passamontagna. Un arsenale che secondo il capo dell’intelligence ucraina, Vasyl Hrytsak, doveva servire per una campagna di 15 attentati da compiere a Parigi durante gli europei di calcio ai danni di ponti, autostrade, una moschea e una sinagoga.

 

Durante gli interrogatori, secondo Hrytsak, il giovane francese si è rivelato essere un estremista “nazionalista” di estrema destra e avrebbe dichiarato di “essere mosso dalla volontà di colpire il governo francese con un gran numero di attentati per protestare contro l’approccio lassista nei confronti del problema dell’immigrazione, contro la diffusione dell’Islam in Francia e contro la globalizzazione”. Il capo dell’SBU ha anche sottolineato che Montaux era in contatto con “unità militari che combattono nel Donbass” che gli hanno fornito le armi e gli esplosivi. Le citate “unità militari” altro non sono che le milizie irregolari che nella regione orientale dell’Ucraina combattono per l’indipendenza da Kiev con il supporto della Russia contro le forze regolari governative. Quindi, secondo l’intelligence ucraina il giovane francese si preparava a gettare, da solo, il caos a Parigi con strumenti forniti da ribelli appoggiati da Mosca.

 

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(L’arresto del terrorista francese al confine tra Ucraina e Polonia) 

 

In sei mesi di indagini e pedinamenti, il servizio di sicurezza ucraino ha seguito da vicino tutte le mosse del francese, al punto di aver disattivato con cura le armi e gli esplosivi prima che il “terrorista” solitario li caricasse sul suo furgone, senza tuttavia aver scoperto alcunché della rete di contatti necessari per acquistare l’arsenale sequestrato.

 

Insomma, un bracciante francese, secondo la versione ufficiale delle autorità di sicurezza di Kiev, entra in Ucraina a dicembre del 2015 e senza collegamenti locali e senza parlare una parola di russo riesce, sia pure sotto il controllo vigile dell’SBU, a girare per tutto il Paese, incluse le zone di guerra dell’est – vietate ai civili e a tutti gli stranieri – e ad acquistare un arsenale di armi ed esplosivi da ribelli appoggiati dal Cremlino.

 

L’idea che le avventure di Montaux siano in realtà parte di una manovra di propaganda e di disinformazione orchestrata dalle autorità e dai servizi di Kiev per rilanciare con forza sul panorama europeo l’esigenza di vigilare contro le presunte manovre aggressive e spregiudicate montate da ambienti comunque vicini alla Russia, ha cominciato a farsi strada sia negli ambienti diplomatici e degli apparati di sicurezza francesi, sia a livello giornalistico, visto che quella che appariva come una notizia clamorosa è rapidamente sparita dai notiziari e dalle pagine della carta stampata.

 

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 (L’arsenale sequestrato)

 

Le autorità francesi, che non hanno nascosto il loro disappunto per la reticenza mostrata dall’SBU di fronte ad alcune elementari richieste di chiarimenti e di informazioni, non hanno affidato l’inchiesta alle unità antiterrorismo ma hanno preferito investire del problema l’Ufficio Centrale per la lotta contro il crimine organizzato (OCLCO), ritenendo Montaux responsabile al massimo di contrabbando di armi e di esplosivi. Una perquisizione nella sua casa nel nord della Francia ha portato soltanto alla scoperta di una t-shirt con uno stemma definito dagli investigatori “di estrema destra”.

 

Un po’ poco per un presunto terrorista che doveva sconvolgere la Francia durante i campionati europei di calcio e che invece potrebbe rivelarsi in realtà come lo strumento più o meno consapevole dell’ennesima manovra delle autorità ucraine decise, fin dai giorni della rivolta di Piazza Maidan del novembre 2013 contro il governo legittimo del presidente Viktor Yanucovich, a utilizzare spregiudicatamente l’arma della disinformazione e della corruzione per tentare di manipolare in chiave anti-russa le opinioni pubbliche e i governi europei. In questa luce, le attività del “terrorista solitario” arrestato di fronte agli obiettivi delle telecamere della tv di stato di Kiev diventano certamente più facilmente leggibili e comprensibili.

 

(foto The Guardian)