PAESI BASSI -

Primo il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia del premier uscente. Scongiurata la scalata del leader di estrema destra Geert Wilders. Per l’Europa gli esami continuano con gli appuntamenti elettorali in Francia e Germania

Mark Rutte

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di Rocco Bellantone

@RoccoBellantone

 

«Mi batterò con tutte le mie forze perché non voglio risvegliarmi il 16 marzo in un Paese in cui Geert Wilders rappresenta la maggiore forza politica». Il monito lanciato dal premier olandese uscente Mark Rutte (nella foto in apertura) è stato accolto dal popolo dei Paesi Bassi, recatosi mercoledì 15 marzo alle urne per le elezioni politiche. Stando agli ultimi risultati ufficiali diffusi dopo la chiusura dei seggi alle 21, il suo partito, il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD), è in testa con 33 seggi assegnati. Dietro ci sono appaiati con 20 seggi il partito di estrema destra euroscettico, xenofobo, anti-immigrazione e anti-Islam di Geert Wilders, Partito per la Libertà (PVV), e con 19 seggi Appello Cristiano Democratico (CDA) e Democratici66 (liberali di sinistra). Ottimo anche il risultato dei Verdi di GroenLinks (14 seggi), male invece il Partito Laburista (PVDA, 9 seggi).

 

Per il rinnovo dei 150 seggi della Camera bassa del parlamento dell’Aia, si sono recati alle urne si sono recati l’82% su un totale di quasi 13 milioni di elettori. L’affluenza è stata superiore rispetto all’ultima tornata elettorale legislativa del 2012 (74%).

 

Come da pronostico, la corsa tra i 28 partiti in lizza si è dunque risolta con l’affermazione di Rutte, che con questa vittoria ha ottenuto il terzo mandato consecutivo alla guida del Paese e che negli ultimi giorni prima del voto aveva già recuperato diversi punti nei sondaggi tenendo una linea dura nella crisi diplomatica con Ankara, innescata dal divieto di far tenere comizi a favore del sì al referendum costituzionale in Turchia del 16 aprile e infuocata poi dalle accuse di «nazismo» lanciate dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan nei confronti del governo e del popolo olandese.

 

Fallisce invece la scalata al primato di Wilders, il cui tentativo di far leva su slogan populisti e sull’odio nei confronti degli immigrati si è alla fine rivelato vano. Le stesse parole durissime pronunciate dal leader del Partito per la Libertà contro l’Islam nei giorni delle tensioni con Ankara – «Maometto è un signore della guerra e un pedofilo», «L’Islam è la più grande minaccia per i paesi Bassi. È in gioco il nostro futuro» – ha alla fine spinto molti elettori a spostare il voto su altri partiti più moderati, facendogli di fatto perdere consensi a suo favore. Nonostante ciò, il partito di Wilders ha guadagnato seggi rispetto all’ultima tornata elettorale e si attesta come seconda forza politica del Paese.

 

In uno Stato sostanzialmente stabile come l’Olanda – con un’economia da tripla A (17esima al mondo e decima per reddito pro capite, quinta della zona euro), un tasso di disoccupazione del 5-6% e “solo” il 5% di musulmani sui 17 milioni di abitanti (in Francia superano il 10% su 66 milioni) – sulla paura per l’invasione dello straniero ha dunque vinto l’affidabilità dei liberali di Rutte, che però rispetto alle elezioni di cinque anni fa perdono seggi.

 

OLANDA ELEZIONI RISULTATI

 

Come sarà composto il nuovo parlamento olandese

Con questa vittoria di Mark Rutte viene allontanato lo spettro dell’avvento del potere nei Paesi Bassi di un partito populista di estrema destra, ma non nasconde la crisi dei due principali partiti del Paese, vale a dire il suo partito (Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia – VVD), e il Partito Laburista. Entrambe le formazioni, come detto, hanno infatti perso moltissimi seggi rispetto all’ultimo voto.

 

Considerati il sistema elettorale olandese (proporzionale e senza sbarramento) e la prevista ampia frammentarietà del voto emersa dalle urne, si prevede adesso un iter complesso per la formazione di un nuovo governo. Non avendo raggiunto la soglia minima dei 76 seggi necessari per costituire un esecutivo autonomo, Rutte dovrà infatti raggiungere un accordo di coalizione con quattro o cinque altri partiti. Possibile un’intesa con Cristiano Democratici, Partito Laburista e Democratici 66, che però potrebbe anche non bastare. Non è pertanto da escludere l’eventualità di un ritorno alle urne. Dal 23 marzo, giorno dell’insediamento del nuovo parlamento, inizieranno le trattative ufficiali.

 

Geert Wilders(Il leader del partito di estrema PVV Geert Wilders)

Il futuro dell’Europa

L’affermazione di Rutte in Olanda rappresenta indubbiamente un segnale di stabilità per l’Europa. Quello nei Paesi Bassi è stato infatti il primo di tre importanti test elettorali in programma nel 2017 nel Continente, visti come dei seri banchi di prova per valutare la tenuta dell’UE unita così come la capacità dei partiti tradizionali di reggere il colpo dei movimenti populisti.

 

I riflettori sono adesso puntati su Francia e Germania. Il 23 aprile, il primo turno delle elezioni presidenziali francesi sembra destinato a concludersi con un trionfo della leader del Front National Marine Le Pen. A favorire la Le Pen nelle ultime settimane di campagna elettorale è stata soprattutto la crisi dei due principali partiti francesi: i Républicains, finiti in un vicolo cieco a causa delle indagini a carico del loro candidato François Fillon (accusato di aver pagato alcuni suoi familiari per fare dei lavori che in realtà non avrebbero mai realmente svolto), e il Partito Socialista, che dopo il fallimentare mandato del presidente Francois Hollande presenta un candidato, Benoit Hamon, che molto probabilmente sarà costretto a farsi da parte già al primo turno. A una storia diversa si potrebbe assistere invece al ballottaggio del 7 maggio, con il candidato di En Marche Emmanuel Macron che alla fine potrebbe riuscire a far convogliare su di sé molti dei voti di centrodestra e di centrosinistra e battere così la Le Pen.

 

A settembre l’attenzione si sposterà sulla Germania, dove Angela Merkel correrà per un quarto mandato alla guida del Bundestag. L’enorme afflusso di profughi in fuga dai conflitti in Medio Oriente e i ripetuti attentati terroristici registrati nell’ultimo anno hanno dato sostanza alle ambizioni del partito di destra euroscettico Alternative für Deutschland. Ma per ora sono molti gli analisti a credere che la cancelliera tedesca dovrà in realtà guardarsi più dal ritorno in scena del presidente uscente del parlamento europeo, Martin Schulz, piuttosto che da uno spostamento verso destra dell’elettorato.

 

Al netto dell’attendibilità delle previsioni dei sondaggisti, tradite in maniera clamorosa nel referendum sulla Brexit e con l’elezione di Donald Trump nelle presidenziali americane, il voto in Olanda consegna all’Europa più che una vittoria una tregua temporanea.

 

L’affermazione di Rutte fa il paio con quella di fine 2016 di Alexander Van der Bellen in Austria contro il candidato del partito nazionalista FPOE (Partito per la Libertà) Norbert Hofer. Ma i problemi e le fragilità dell’UE restano solo gli occhi di tutti, e vanno ben oltre la tenuta in ordine dei conti dei Paesi membri. Mancano strategie condivise sulla gestione dei flussi migratori, sulla questione della tutela dell’identità dei popoli europei (cavalcata puntualmente dai movimenti di estrema destra), sul nodo della convivenza con comunità musulmane sempre più estese e radicate, sulla conduzione dei rapporti internazionali con lo strappo ormai irrimediabile con la Turchia, le tensioni nel Mediterraneo e la posizione incerta rispetto all’America di Trump da una parte e alla Russia di Putin dall’altra. Per questi motivi, le elezioni in Francia e Germania diranno molto di più dell’esito del voto olandese.

(ultimo aggiornamento 07:30 – 16 marzo 2017)