IRAQ -

Gli attacchi subiti negli ultimi mesi stanno costringendo i miliziani del Califfato alla ritirata da molte delle aree conquistate dalla presa di Mosul nel giugno 2014. Le immagini satellitari pubblicate dal New York Times

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di Rocco Bellantone

@RoccoBellantone

 

Dall’inizio del 2015 lo Stato Islamico ha perso molte delle aree conquistate in Iraq e Siria da quando nel giugno del 2014 ha preso il controllo di Mosul, la seconda città irachena più grande dopo la capitale Baghdad.

 

Il New York Times ha mappato i territori controllati allo stato attuale dal Califfato di Abu Bakr Al Baghdadi, pubblicando una serie di immagini satellitari in alta risoluzione. La sequenza delle inquadrature mostra come ISIS abbia perso buona parte di ciò che era riuscito a conquistare nel momento di massima intensità della sua campagna militare, corrispondente all’agosto del 2014.

 

Le rivelazioni indicano che le concentrazioni di fuoco nemico – i bombardamenti aerei effettuati principalmente in Iraq dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti e i blitz dei caccia russi in Siria – hanno costretto lo Stato Islamico a cedere il 45% del suo territorio siriano e il 20% di quello iracheno. Mentre, anche se mancano censimenti ufficiali, la popolazione controllata sarebbe passata da oltre 11 milioni a circa 3,7.

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Le grandi città

Dal giugno del 2014 ISIS ha issato le bandiere nere del Califfato in 126 postazioni chiave tra grandi città e villaggi. A due anni di distanza quasi la metà di queste località (56) sono state perse, tra cui le città irachene di Ramadi, Tikrit e Falluja. Si tratta di perdite rilevanti che privano i miliziani jihadisti di ingenti guadagni derivati dall’imposizione di tasse alle popolazioni dominate. ISIS ha risposto con un cambio di strategia che finora si è rivelato molto efficace. Dal quartier generale di Raqqa, capitale del Califfato in Siria dove opera un “ministero per le operazioni estere” guidato da Abu Mohammed Al Adnani, lo Stato Islamico ha infatti coordinato con successo una serie di attentati contro obiettivi dall’alto valore mediatico in tutto il mondo, tra cui verosimilmente quello di Dacca in Bangladesh del primo luglio scorso in cui hanno perso la vita anche nove italiani.

 

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Le due battaglie più importanti in corso sono quelle per il controllo di Mosul e della città siriana di Deir al-Zour. L’esercito siriano di Bashar Assad, con il sostegno dell’aviazione russa e delle forze speciali della Guardia Rivoluzionaria iraniana, punta a espellere ISIS da questa città. Se ISIS venisse sconfitto a Deir al-Zour perderebbe il collegamento principale tra le sue due capitali in Siria e Iraq, Raqqa e Mosul.

 

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I giacimenti energetici e le infrastrutture

Nella sua avanzata ISIS ha preso il controllo non solo di città e villaggi ma anche di giacimenti di petrolio e gas così come di dighe, mettendo le mani su importanti fonti di entrate economiche. Gli ultimi attacchi aerei subiti hanno privato il Califfato di parte degli introiti ottenuti con il contrabbando di greggio e gas (-26%). Nonostante ciò, secondo le ultime stime dell’IHS Conflict Monitor citato dal NYT, ISIS riesce ancora a ricavare dallo sfruttamento di queste risorse fino a 23 milioni di dollari al mese.

 

I tre più grandi giacimenti petroliferi posseduti dallo Stato Islamico sono quelli di Omar, Tanak e Al Taim. Si trovano tutti e tre in Siria e nel complesso producono circa 13.500 barili di greggio al giorno.

 

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La grande diga di Mosul è stata conquista da ISIS nell’agosto del 2014 ma solo per poche settimane. All’epoca i funzionari americani temevano che gli jihadisti avrebbero potuto danneggiare l’infrastruttura per inondare le città e i villaggi situati nell’area circostante mettendo così in pericolo la vita di almeno un milione di persone. La diga oggi è sorvegliata dalle forze irachene, dalle milizie del Kurdistan iracheno e da 500 soldati dell’esercito italiano. I lavori di ristrutturazione dell’infrastruttura sono gestiti dalla società italiana Trevi.

 

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Già dal gennaio del 2014 con la presa di Falluja, roccaforte della resistenza sunnita in Iraq dall’invasione americana del 2003, ISIS ha puntato a conquistare città e avamposti lungo le rive del fiume Eufrate per garantirsi l’accesso a strade e infrastrutture strategiche e una serie di collegamenti tra i territori controllati tra l’Iraq e la Siria. La perdita di Falluja, avvenuta nel giugno scorso, complica però adesso in maniera rilevante i piani del Califfato.

 

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Un’altra città fondamentale per ISIS è quella siriana di Mayadin, centro amministrativo dello Stato Islamico e situata in prossima dei principali giacimenti petroliferi controllati dagli jihadisti. Sempre in Siria, nella parte settentrionale del Paese, ISIS sta combattendo per garantirsi il controllo di vie di comunicazione al confine con la Turchia per continuare a far arrivare nei suoi territori dall’Europa dal Caucaso armi, miliziani e merci.

 

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Le armi

Molte delle armi usate dai combattenti dello Stato Islamico sono state prese da basi militari abbandonate nelle loro ritirate dalle forze regolari irachene e siriane. Nel gennaio del 2015 ISIS ha messo le mani sul grande deposito di armi di Ayyash in Siria, sequestrando 2 milioni di munizioni, 9.000 granate e 100 missili anticarro. Nonostante la conquista di diverse basi aeree, ad oggi non vi sono però prove di caccia utilizzati dai miliziani del Califfato.