CILE -

Le proteste dei mapuche, le azioni degli anarchici, il radicalismo islamico. Ecco come i Carabineros e i servizi segreti cileni affrontano le minacce alla sicurezza regionale

Soldier stands guard in front a pile of confiscated weapons before they are destroyed at a foundry in Santiago

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di Matteo Pugliese

La recente visita del presidente del Consiglio Matteo Renzi in America Latina, iniziata proprio a Santiago il 23 ottobre 2015, mette in evidenza il ruolo strategico che il governo italiano assegna al Cile, in ambito economico e di cooperazione, come capofila dei Paesi sudamericani. Il Cile è un Paese in crescita e una democrazia emergente, ma è afflitto da varie minacce alla sicurezza interna.

 

Il fenomeno più serio è quello dei mapuche, il popolo indigeno concentrato nella regione meridionale dell’Araucanìa. Il governo cileno è riluttante a parlare di terrorismo, ma il rapporto 2014 dell’Overseas Security Advisory Council (OSAC), organismo del Dipartimento di Stato USA, ne riconosce l’esistenza e lo definisce “a bassa intensità”. Il documento è stato salutato dall’opposizione come un passo avanti nell’ammettere il problema. Su 17 milioni di cileni, i mapuche sono circa un milione, ma la costituzione del 1980, varata da Pinochet, non cita i popoli indigeni. Essi rivendicano il libero sfruttamento della terra, che considerano sacra, ma tale richiesta si scontra con le concessioni del governo alle multinazionali del legname, delle risorse idriche e di altre materie prime.

 

La maggioranza dei mapuche protesta in modo non violento, ma numerose frange estremiste prendono di mira i camionisti che percorrono le superstrade cilene da nord a sud. Secondo gli indigeni, gli autisti rappresentano la politica delle multinazionali, che saccheggiano il territorio e danneggiano l’economia tradizionale. Gli attacchi si concretizzano in incendi, blocchi stradali e scontri con i Carabineros. Fino al 2014, Santiago perseguiva tali atti con la legge antiterrorismo, ma una sentenza della Corte Interamericana dei Diritti Umani ha ristretto notevolmente il suo uso. Nel maggio 2015 il sottosegretario agli Interni Mahmud Aleuy si è recato in Araucania, per incontrare i sindacati dei camionisti. Secondo la procura distrettuale, dall’inizio dell’anno erano già stati incendiati otto camion e due case. Aleuy ha dichiarato che si trattava di “delinquenti che strumentalizzano la causa mapuche” e che “in Cile non si può parlare tecnicamente di terrorismo”.

 

Ad agosto del 2015 una quarantina di mapuche hanno occupato la sede del Conadi a Temuco, il capoluogo regionale. Il Conadi è l’ente che dovrebbe occuparsi delle questioni indigene. Il 7 settembre, alle 5 di mattina, dopo 21 giorni di occupazione, le forze speciali dei Carabineros (GOPE) hanno fatto irruzione nella sede del Conadi per sgomberarla. Trentuno indigeni sono stati arrestati, con feriti da ambo le parti. Il direttore del Conadi, Alberto Pizarro, ha dichiarato che l’operazione era stata decisa dal governo, che ha ordinato ai mezzi blindati dei Carabineros di scortare i camion commerciali lungo la Ruta 5 Sur, per un tragitto di 65 km.

 

A Mapuche Indian activist wears a Guy Fawkes mask painted with the Mapuche flag during a protest march

(Manifestazione di attivisti mapuche a Santiago) 

 

Il 29 gennaio 2016 si è verificata una delle più gravi recrudescenze del conflitto. I Carabineros incaricati di proteggere una società del legname (Forestal Arauco) hanno subito un’imboscata nei pressi di Lanco, nella regione Los Rios, da parte di venti incappucciati che hanno sparato con fucili ferendo due militari al volto e allo stomaco. Poi il gruppo ha dato fuoco a sei macchinari agricoli e furgoni della società. Gli incendi sono all’ordine del giorno, ma gli attacchi armati contro i Carabineros costituiscono una novità. Il governo regionale e il ministero dell’Interno hanno invocato l’applicazione della legge antiterrorismo.

 

Sui social network esiste una rete di sostegno e propaganda alla causa indigena, come ad esempio la pagina Kizugünewtun (“indipendenza”) che su Facebook conta oltre seimila follower e segnala gli spostamenti dei Carabineros. In questi canali si parla apertamente di secessione, lotta armata e riunificazione con i mapuche dell’Argentina. Non mancano i proclami su temi esteri, in sostegno dell’intifada palestinese dei coltelli o dei combattenti curdi. Naturalmente il conflitto irrisolto e il clima di violenza hanno esasperato le imprese, col rischio di ridurre anche il turismo in una delle regioni più attrattive del Cile.

 

Le azioni degli anarchici

Un altro fenomeno riguarda il movimento anarchico, che nel 2014 ha piazzato più di 30 ordigni. Dal 2008 al 2014 gli attentati esplosivi e incendiari sono stati 261. Nel 2006 una bomba scoppiò all’ingresso della sede dei servizi cileni, ma l’attentato più grave è avvenuto l’8 settembre 2014 a Santiago, nella stazione della metropolitana Escuela Militar, nel ricco quartiere di Las Condes. L’ordigno consisteva in un estintore riempito con due chili di polvere pirica e un sistema ad orologeria. La bomba, collocata in un cestino, esplose provocando il ferimento di 14 persone, con amputazione di dita e fratture. Per l’attentato furono arrestati tre giovani, spinti da movente anarchico. Nel febbraio del 2015 un’altra bomba contenente schegge è esplosa davanti a una chiesa, sempre nel quartiere di Las Condes, senza provocare feriti.

 

Police officers stand guard in an area where a bomb exploded in Santiago

 (Santiago: forze di sicurezza cilene a Las Condes dopo l’attentato 8 settembre 2014)

 

La triangolazione con FARC e Partito Comunista

Non è da sottovalutare anche l’intreccio tra estremismo mapuche e il movimento anarco-comunista. La procura generale della Colombia ha recentemente desecretato 300 email di Raul Reyes, leader guerrigliero delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia). Dagli scambi epistolari emerge la volontà delle FARC di addestrare i mapuche alla guerriglia, con la mediazione di alcuni esponenti del partito comunista cileno (attualmente al governo). Tali contatti sono stati confermati dal sottosegretario Aleuy, il quale ha però sottolineato che i piani di collaborazione sono sempre rimasti a livello teorico.

 

La comunità palestinese e il radicalismo islamico

Occorre considerare anche la diaspora palestinese in Cile, che con i suoi 400mila discendenti è la più numerosa al di fuori del mondo arabo. A dire il vero, la prima ondata palestinese giunse a fine Ottocento da villaggi cristiani della Cisgiordania: Betlemme, Beit Jala, Beit Sahur e Safafa. Questi primi migranti di fede ortodosso-siriaca scappavano dall’oppressione ottomana e avevano poco a che fare con i palestinesi moderni. Tuttavia, la comunità palestinese in Cile costituisce una potente lobby politica, che ha spinto la presidente Bachelet a convocare alla Moneda l’ambasciatore israeliano in occasione dell’invasione di Gaza. La squadra di calcio Club Palestino gode della simpatia di molti giovani. La Federacion de Palestinos en Chile ha chiesto al governo di rompere le relazioni diplomatiche con Israele e guida manifestazioni che talvolta sfociano in slogan antisemiti. I leader del movimento e l’ambasciatore palestinese a Santiago (il Cile riconosce la Palestina) negano pubblicamente che Hamas sia un’organizzazione terroristica.

 

Supporters and members of the Palestine community attend  a rally for peace in Gaza, in Santiago

(Santiago, agosto 2014: manifestazione della comunità palestinese)

 

La comunità ebraica in Cile, nonostante annoveri alcuni membri nel parlamento, conta circa 25mila persone e spesso subisce intimidazioni. Infine, anche il Cile ha conosciuto il fenomeno dei foreign fighters. Bastián Alexis Vásquez Núñez, 26enne figlio di emigranti cileni in Europa, si era convertito all’Islam e frequentava circoli salafiti di Barcellona, è morto in Siria combattendo per lo Stato Islamico.

 

La riforma dei servizi

Dalla fine della dittatura, i servizi di informazione cileni sono stati marginalizzati. Tale scelta deriva dal potere di cui godeva la Dina, la polizia politica di Pinochet. Esiste un solo servizio di informazione, la Agencia Nacional de Inteligencia (ANI). Basti pensare che la Ani deve fare con 135 dipendenti il lavoro che i servizi argentini eseguono con 1.200 persone. Per legge, l’ANI sarebbe dotata di soli 98 dipendenti, ma si è potuti arrivare a 35 impiegati amministrativi e un centinaio di analisti ed esperti.

 

Dalla sua fondazione nel 2004, l’ANI è stata diretta da Gustavo Villalobos, avvocato vicino al Partito Socialista della presidente Bachelet. Dopo una breve e controversa parentesi sotto la guida di Gonzalo Yussef, Villalobos è tornato alla guida dell’agenzia. La condivisione di informazioni con Carabineros, Policia de Investigaciones (PDI) e intelligence militare avviene solo una volta al mese, quando i responsabili dei vari corpi si riuniscono. Il ministro dell’Interno Peñailillo ha chiesto ai Carabineros di unificare la divisione di intelligence sotto lo stesso generale che si occupa di terrorismo. Al contempo, l’ANI ha intrapreso iniziative di collaborazione con l’FBI, i servizi francesi, spagnoli e tedeschi, volte all’aggiornamento del personale e delle metodologie.

 

Chilean policemen shepherd media from APEC summit venue after presidential arrivals.

(Una squadra di Carabineros a Santiago)

 

Per ora, l’agenzia ha sede solo a Santiago, ma si studia l’apertura di altri uffici regionali. I vulnus principali riguardano le intercettazioni, per le quali l’ANI è costretta a chiedere assistenza tecnica alla polizia, in quanto priva di autonome strumentazioni. Inoltre, solo le forze armate e la polizia possono usare agenti sotto copertura, fatto che limita l’attuale sistema di intelligence all’attività di analisi.

 

Il governo ha proposto una timida riforma per aumentare le competenze dell’agenzia, che però incontra la riluttanza di una parte della maggioranza. Occorre razionalizzare il sistema di intelligence, ridefinire la giurisdizione dell’Ani e dei servizi militari, impegnati nel controspionaggio col Perù, per garantire un’efficace azione nelle sfide di antiterrorismo e sicurezza regionale che il Cile deve affrontare.