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Dalla lotta armata al narcotraffico, dallo storico accordo tra il governo e le FARC al premio Nobel per la Pace. Il nuovo numero del magazine (Scarica il pdf)

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di Luciano Tirinnanzi

@luciotirinnanzi

 

La resa degli ultimi comunisti

Potrà sembrare molto distante da noi, ma l’accordo di pace siglato in Colombia tra Rodrigo “Timochenko” Londono, leader delle FARC, il gruppo armato più longevo e violento dell’America Latina, e il presidente Juan Manuel Santos, insignito per questo del Nobel per la Pace, ha un significato storico mondiale.

 

Già, perché con la fine dell’embargo cubano e le dimissioni di Fidel Castro, con l’eclissarsi del chavismo in Latinoamerica e ora con la deposizione delle armi degli ultimi rivoluzionari marxisti-leninisti, le “Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – esercito del popolo”, scompare definitivamente dalla mappa planetaria l’ultima bandiera di quell’ideologia comunista che ancora resisteva nella giungla sudamericana dopo un secolo e mezzo di vita.

 

Fatta eccezione per il maoismo nazionalista cinese e la devianza della dittatura nordcoreana, pur con tutti i dovuti distinguo oggi nessuna delle varie declinazioni politiche e applicazioni dottrinali della filosofia che fu di Karl Marx trova più spazio nella politica.

 

Colombia-FARC: lo Speciale di Lookout News

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Le istituzioni, i partiti, i rivoluzionari e persino i nostalgici hanno via via diluito nel tempo, quasi come fosse un ricordo, quel pensiero che solo fino a pochi decenni fa influenzava ancora pesantemente la vita di molte società ed era capace di smuovere i sentimenti delle grandi masse. Dopo essere entrato di diritto nella storia sociale dell’umanità e aver contraddistinto in particolare il secolo breve, insomma, il comunismo è ormai un concetto superato.

 

Anche la rossa Repubblica Popolare Cinese ha dovuto fare i conti con il capitalismo e con un’epoca dove il relativismo e il mercato sono tutto e dove gli ideali sono sempre più confinati in uno stretto recinto dal quale sembrano non poter più uscire. Tanto è vero che oggi sono semmai le religioni a essere tornate prepotentemente al centro dei più aspri dibattiti culturali e delle lotte rivoluzionarie (vedere la Siria per capire).

 

Con il Nobel per la Pace a Juan Manuel Santos, la comunità internazionale mette inoltre il cappello sulla fine di un conflitto ormai anacronistico, tentando di riequilibrare in favore della riconciliazione le sorti incerte della pace, dopo che il popolo colombiano ha bocciato nel referendum l’accordo sulla fine delle ostilità con le FARC.

 

La firma della pace a Cartagena decreta comunque un’importante evoluzione politica anche nel difficile contesto sociale del Sudamerica, dove per molti il marxismo-leninismo aveva rappresentato una speranza e una fuga dalle ingiustizie, e dove oggi restano in piedi battaglie molto più effimere, come la lotta alla corruzione o peggio quella tra cartelli per la produzione e smercio della droga, che è tristemente assurta al nuovo e assai più corrispondente al vero “oppio dei popoli”.