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Gli interessi dei grandi proprietari terrieri hanno inciso sul no all’accordo di pace. Nell’immediato il rischio è che molti ex combattenti scelgano il ritorno alla lotta armata

FARC COLOMBIA

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di Rocco Bellantone

@RoccoBellantone

 

A 48 ore dalla vittoria del no al referendum sull’accordo di pace con le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), il governo di Bogotà prova a tenere in piedi il processo di riconciliazione con gli ex guerriglieri. Missione complicata per una serie di motivi. La bassa affluenza registrata al voto del 2 ottobre (solo il 37,43% degli aventi diritto si è recato alle urne, anche se l’astensionismo è un fattore frequente nelle elezioni colombiane), ha dimostrato il generale disinteresse del popolo nei confronti dei negoziati. Uscito politicamente sconfitto dal confronto con gli elettori, il presidente Juan Manule Santos dovrà adesso tentare di riformulare i termini dell’accordo con il leader del fronte del no, l’ex presidente Alvaro Uribe a capo del partito conservatore Centro Democratico.

 

Si tratta di un percorso pieno di ostacoli. Mettere mano alla “giurisdizione speciale”, in base alla quale gli ex combattenti che decideranno di pentirsi potranno essere reintegrati nella società civile senza passare per alcuna pena carceraria, e rivedere al ribasso la quota di seggi garantita di diritto ai rappresentanti delle FARC nel prossimo parlamento (attualmente fissata a dieci, cinque per camera), accontentando tutte le parti in causa non sarà semplice.

 

Il primo incontro, promettono dal governo, si terrà a breve. La squadra scelta da Santos sarà composta dal capo negoziatore Humberto de la Calle (le cui dimissioni sono state respinte dal presidente), dal ministro degli Esteri Maria Angela Holguin e dal ministro della Difesa Luis Carlos Villegas. Uribe ha indicato invece quali portavoce del Centro Democratico Oscar Ivan Zuluaga, Carlos Holmes Trujillo e Ivan Duque.

 

Questa è la situazione attuale di un post referendum che in pochi a livello internazionale si sarebbero aspettati. L’unica certezza, al momento, è il mantenimento del cessate il fuoco bilaterale che governo e FARC avevano concordato a fine agosto.

 

Santos_FARC(Il presidente Santos e il leader delle FARC Londoño firmano l’accordo di pace)

 

Gli ostacoli: la giustizia e le terre

I nodi da sciogliere, invece, sono molti, a cominciare dai punti più critici che si sono rivelati decisivi per la bocciatura dell’accordo. Punti su cui Uribe ha montato una campagna elettorale vincente, scuotendo le paure dell’elettorato conservatore e non solo.

 

Lo spauracchio di un avvento del castrochavismo” in salsa boliviana, così come lo ha definito El País, nel caso di vittoria del sì al referendum, è stato agitato ad arte da Uribe. L’ex presidente ha avuto gioco facile nel mettere in discussione l’intero impianto di “giurisdizione speciale” su cui governo e FARC avevano raggiunto un compromesso, in base al quale i guerriglieri che di fronte a un tribunale di pace dimostreranno di essersi realmente pentiti, ammettendo le proprie responsabilità e fornendo aiuti concreti alle indagini sui crimini commessi, otterranno forti sconti di pena. Il timore di un’impunità generale, diffuso tra i famigliari delle vittime, alla fine ha prevalso. Così come è stata respinta di netto la prospettiva di assistere a una veloce ascesa politica di Rodrigo Londoño (detto Timochenko) e degli altri leader delle FARC dopo le presidenziali del 2018.

 

Alvaro Uribe(L’ex presidente colombiano Alvaro Uribe)

 

Altro aspetto molto importante ai fini della vittoria del no è legato ai timori sugli effetti di un altro dei sei punti dell’accordo, vale a dire la riforma agraria. Ridiscutere diritti che in questi decenni di conflitto sono stati acquisiti arbitrariamente da molti proprietari terrieri, così come in buona parte da apparati delle forze armate che in questi decenni di guerra hanno preso possesso di immense proprietà, ha spinto diverse fasce dell’elettorato che fa della terra la propria unica ricchezza a votare per il no. È proprio su uno dei principi alla base della guerriglia di ispirazione marxista delle FARC, cioè la redistribuzione equa delle terre contro lo strapotere dei latifondisti, che si è infranto il sì all’intesa di pace. Insomma, la difesa della proprietà privata ha prevalso nettamente sulla spinta in senso socialista che avrebbe innescato l’approvazione dell’accordo.

 

Quale futuro per i guerriglieri?

In attesa di conoscere gli sviluppi dei primi incontri tra i rappresentanti del governo e delle opposizioni, sul futuro della Colombia pendono ovviamente gli interrogativi sul destino delle FARC e degli altri gruppi guerriglieri ancora oggi attivi nel Paese. Azioni già avviate da parte delle FARC, come la consegna di parte dell’arsenale militare e la promessa di cedere una fetta del patrimonio finanziario per iniziare a risarcire i famigliari delle vittime del conflitto, rischiano di interrompersi bruscamente.

 

Le Nazioni Unite, presenti da tempo in Colombia per vigilare sull’andamento del processo di riconciliazione, si aspettano però un cambio di passo immediato. Altrimenti il rischio che i riflettori della comunità internazionale, così attenti a inquadrare ogni momento della firma di Cartagena, si spostino verso altre crisi è concreto.

 

COLOMBIA FARC: mappa

 

La domanda che però tutti si pongono adesso è quanto le FARC saranno disposte a concedere di ciò che finora avevano ottenuto dal presidente Santos. Se non arriveranno segnali concreti con l’inizio delle nuove trattative, non è da escludere che la situazione possa degenerare gradualmente. Molti guerriglieri, vista sfumare la promessa di un reinserimento nella società, potrebbero decidere di passare nelle fila di altre organizzazioni paramilitari o criminali. Tra queste, quelle più attive nel reclutamento degli “scontenti” si chiamano Bacrim (Bandas emergentes en Colombia), sorte dallo scioglimento dei paramilitari delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia) e mostratesi capaci negli ultimi anni di prendere possesso di alcune delle rotte del narcotraffico che attraversano la Colombia lasciate incustodite dalle FARC.

 

Un discorso a parte meriterebbe poi l’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale), il secondo gruppo guerrigliero più consistente del Paese, che all’ombra dell’accordo delle FARC si è mosso negli ultimi mesi per strappare anch’esso un’intesa. Ma con la vittoria del no e il ritorno prepotente di Uribe nella scena politica nazionale, per i guerriglieri dell’ELN si prevede una nuova lunga fase ai margini delle trattative che contano.