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Il mondo industrializzato rischia di essere proiettato in una fase di stagnazione secolare. L’analisi del fenomeno

U.S. one dollar bills blow in this photo illustration near the Andalusian capital of Seville

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Nella Research Conference del FMI del novembre 2013, Larry Summers, ex segretario del Tesoro dell’Amministrazione Obama, ha rilanciato quanto sostenuto nell’articolo U.S. Economic Prospects: Secular Stagnation, Hysteresis and the Zero Lower Bound, ovvero l’eventualità che il mondo industrializzato sia ormai entrato in una stagnazione secolare e che la Grande Recessione altro non sia che la manifestazione estrema della riduzione del tasso percentuale di crescita reale del PIL, in atto sin dagli anni Settanta del secolo scorso.

 

Da allora, un interessante dibattito si è sviluppato su blog, riviste economiche e quotidiani tra i sostenitori, come Paul Krugman (premio Nobel per l’Economia), e gli avversari, come Ben Bernanke (ex governatore della FED USA), della tesi di Summers. È bene chiarire che non si tratta di un’astratta disputa economica, quanto piuttosto di riconoscere l’esistenza di un’eventualità da cui far discendere concrete politiche economiche per mitigarne, se non impedirne, gli effetti. Dopo sette anni dall’esplosione della Grande Recessione, conseguenza della crisi dei mutui subprime, la crescita economica tarda a manifestarsi, nonostante anni di politiche monetarie espansive che hanno ridotto praticamente a zero i tassi d’interesse e mandato in territorio negativo i rendimenti dei titoli pubblici di molti paesi e i tassi sui depositi bancari.

 

Nobel Prize winning economist Krugman speaks during an interview in New York

Paul Krugman, premio Nobel per l’economia nel 2008

 

Per di più, laddove una qualche crescita economica si è manifestata, come negli USA e nel Regno Unito, questa si è accompagnata a una crescita innaturale dei listini azionari (le borse sono ai massimi storici, le obbligazioni offrono rendimenti bassissimi, etc.) che fanno temere l’azione di nuove bolle speculative: l’indice Standard & Poors 500 è di oltre 5 punti sopra la media storica (20,5 rispetto a 15,5) del rapporto Price/Earnings (P/E), cioè del rapporto tra quotazione azionaria e valore dei profitti per azione di un’azienda quotata. Potrebbero allora essere le bolle speculative a guidare la crescita economica, come accaduto durante le amministrazioni Reagan, Clinton e Bush junior, e non la produttività dei fattori e la domanda aggregata.

 

Che cos’è la Stagnazione Secolare?

La Stagnazione Secolare, cioè un cronico eccesso di risparmio rispetto agli investimenti, fu evocata da Alvin Hansen nel discorso presidenziale all’American Economic Association nel 1938. Essa è caratterizzata da alcuni fattori: stagnazione demografica, modesta crescita della produttività, tassi d’interesse molto bassi e vicini a zero.

 

La tesi della stagnazione demografica è molto suggestiva ed è sufficiente ricordare che nel periodo 1960-1985 la forza lavoro USA cresceva a un tasso annuo del 2,1%, sostenendo così l’economia attraverso la domanda, mentre le previsioni 2015-2025 indicano una crescita della popolazione compresa tra 18 e 64 anni, pari dunque allo 0,2% annuo.

 

Se a questo si associa il brusco calo dell’innovazione e delle sue ricadute sulla produttività, come sostenuto da Edmund Phelps (altro Premio Nobel per l’economia), allora non si creeranno posti di lavoro e quindi una domanda sufficiente. I tassi d’interesse a zero, indicano poi che il tasso d’interesse naturale di piena occupazione è negativo. In una situazione del genere, le normali regole di funzionamento dell’economia sono sospese. Krugman, riprendendo Keynes, definisce questa situazione come una “trappola delle liquidità” e avverte che ogni pratica virtuosa di contenimento dei disavanzi pubblici, se attuata attraverso politiche di austerità, non potrà che peggiorare la situazione generale.

 

A man walks past an advertisement promoting China's renminbi (RMB) or yuan, U.S. dollar and Euro exchange services at foreign exchange store in Hong Kong

Hong Kong 

 

Secondo Ben Bernanke, invece, la stagnazione attuale delle economie occidentali è dovuta a un eccesso di risparmio mondiale determinato dalla crescita delle economie asiatiche, Cina e India in primo luogo, ma anche di Paesi produttori di materie prime ed energia, che hanno fatto segnare perduranti ed elevati surplus commerciali. Questa crescita economica, spinta dalla globalizzazione, ha determinato un aumento del reddito di popolazioni caratterizzate da una più elevata propensione al risparmio e, quindi, si è tradotta in un vero e proprio eccesso di risparmio mondiale, che ha compromesso la dinamica della crescita economica e spinto al ribasso i tassi d’interesse. Poiché la maggior parte di questi Paesi sono in via di sviluppo e comunque niente affatto economie mature, allora la stagnazione secolare è un falso problema.

 

Una più attenta analisi delle principali economie mondiali, non sembra però sostenere la spiegazione dei bassi tassi d’interesse avanzata da Ben Bernanke. Infatti, i dati indicano un trend decrescente del risparmio mondiale e una riduzione ancora maggiore del risparmio globale e delle famiglie nelle economie più sviluppate del mondo. Anche per ciò che riguarda i saldi delle partite correnti, dal 2007 si osserva un progressivo miglioramento del disavanzo commerciale degli USA e un peggioramento del saldo commerciale di Giappone e soprattutto della Cina.

 

Se Larry Summers ha ragione, come da queste parti si ritiene, allora le politiche di austerità imposte dalla Troika non solo sono inefficaci, ma risultano fatali alle economie dell’eurozona, proprio perché incapaci di rilanciare gli investimenti oggi fortemente insufficienti anche con tassi d’interesse pari a zero. In questa situazione, viceversa, andrebbero perseguite politiche fiscali in deficit per sostenere la domanda aggregata. Con questi tassi, il costo dell’indebitamento pubblico sarebbe molto basso e ogni investimento genererebbe automaticamente i ricavi capaci di ripagare il debito a esso associato, grazie anche al solo moltiplicatore fiscale.

 

Come sostiene Larry Summers, questo non è un punto di vista teorico, ma quanto affermato dallo stesso FMI che nel World Economic Outlook dell’ottobre 2014 suggerisce che “gli investimenti pubblici nei Paesi con tassi d’interesse prossimi allo zero è molto probabile che riducano significativamente il rapporto debito pubblico/PIL”.

Articolo pubblicato sul n. 16 del magazine