CUBA -

Il disgelo tra USA e Cuba apre delle importanti prospettive per le nostre imprese, soprattutto nei settori dell’energia e della chimica farmaceutica

People walk through the streets in Havana

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La “Revolución Americana” avviata da Barack Obama nei rapporti con Cuba non conosce ostacoli e prosegue spedita verso soluzioni fino a poco tempo fa neanche lontanamente immaginabili. In questo ultimo anno di mandato il presidente americano è deciso a rilanciare il ruolo degli Stati Uniti nel mondo e a lasciare un segno nella storia della relazioni internazionali.

 

Una cosa è certa. Cuba, pur rimanendo un Paese con diverse problematiche, rappresenta sempre di più un’opportunità anche per l’Italia e per le nostre imprese esportatrici. Omero Ciai, esperto conoscitore dell’America Latina, su La Repubblica ha scritto: “Il dinosauro socialista, si muove molto lentamente ma la realtà delle cose è velocissima e sfrutta qualsiasi opportunità le venga concessa”.

 

Nel giugno del 2014, le autorità cubane hanno approvato la nuova normativa sugli investimenti stranieri che ha semplificato e modificato molti lacci burocratici. Ma rimane ancora molto il lavoro da fare. L’obiettivo, come ha affermato più volte il presidente cubano Raul Castro, è garantire una transizione verso l’economia di mercato in grado di garantire le riforme e la certezza di un approdo in un sistema socialista, sostenibile e prospero.

 

La nuova legge sugli investimenti stranieri schiude invece interessanti opportunità per il nostro Paese, principalmente nell’industria Oil & Gas e nella chimica farmaceutica. I settori su cui si concentrano principalmente gli investitori stranieri sono certamente quelli legati alle infrastrutture e al turismo, priorità identificate come strategiche dalle stesse autorità locali.

 

Sono molti i progetti dell’amministrazione cubana appetibili per gli investimenti italiani, tra cui l’ampliamento del porto mercantile del Mariel, prima Zona Speciale di Sviluppo (ZED) del Paese: la scommessa è creare, a 45 chilometri dalla capitale L’Avana, un complesso industriale che potrebbe diventare il più importante dei Caraibi. Insieme alla garanzia dei servizi di base, gli investitori stranieri godranno di forti esenzioni sia fiscali che sui profitti e già c’è la fila con oltre 300 richieste da parte di realtà internazionali.

 

Secondo le stime della SACE, se le riforme annunciate verranno recepite in tempi certi, tra il 2015 e il 2019, si potrebbe generare un export aggiuntivo di circa 220 milioni di euro.

 

Secondo le stime del settimanale britannico The Economist, il processo che porterà all’abolizione completa dell’embargo statunitense e al processo di riforma interno attraverserà il prossimo quinquennio, portando con sé però anche dei tassi di crescita del PIL sostenuti nei prossimi anni a partire da questo 2015, che dovrebbe chiudersi con una crescita del 4,1%.

 

Tutto cambia e oggi è normale trovare sul sito del giornale cubano Granma, “Órgano oficial de comité central del Partido comunista de Cuba”, una sezione specifica dedicata agli investimenti stranieri con la lista aggiornata delle opportunità di investimento con i progetti varati e le opportunità di investimento: provare per credere.

 

Sullo sfondo della “Revolución Americana” le spiagge cubane: quelle rimangono il sogno un po’ per tutti.