CUBA -

Storica la stretta di mano fra Castro e Obama al Summit delle Americhe a Panama. Ma la storia non è scritta solo dai potenti

Obama shakes hands with Castro as they hold a bilateral meeting during the Summit of the Americas in Panama City

Vai alla scheda paese Commenta l'articolo (0)

di Mariana Diaz Vasquez

 

Storica. Così è stato definita la stretta di mano fra i leader cubano Raul Castro e il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama al Summit delle Americhe tenutosi a Panama. Ma, la storia non si scrive con la mano dei potenti. Sabato scorso, mentre Castro e Obama parlavano del futuro dei rapporti diplomatici, fuori dal luogo dell’evento la tensione fra i dissidenti e i simpatizzanti cubani era palpabile. Se, come ha detto Castro, Barack carica sulle sue spalle i debiti con L’Avana dei dieci presidenti prima di lui, Raúl deve fare i conti con l’eredità, non sempre positiva, della revolución di Fidel.

 

Le conseguenze di oltre cinquant’anni di governo castrista e di embargo USA sono evidenti e la società sembra spaccata a metà. Poco prima del via ufficiale al Summit, di fronte all’ambasciata cubana in Panama, dissidenti e simpatizzanti del governo di Castro si sono scontrati pesantemente. Sono volati pugni, calci e insulti dei cubani contro altri cubani. Per calmare gli animi è dovuta intervenire la polizia ma non è stato possibile capire quale gruppo abbia cominciato le aggressioni. Secondo la stampa panamense i detenuti sarebbero stati circa 12 persone.

 

Un altro forte scontro ha segnato l’inizio del Forum della Società Civile, uno degli eventi paralleli al Summit delle Americhe. La delegazione ufficiale cubana ha abbandonato l’evento accusando la presenza di un gruppo di dissidenti che, secondo i simpatizzanti, non appartengono alla società civile dell’Isola. “La delegazione rivoluzionaria cubana, la vera società civile, lascia quest’aula perché non può trovarsi nello stesso luogo con dei terroristi di una certa società civile che non è la nostra, che è pagata e manipolata”, ha detto Luis Morlote, presidente dell’Associazione Hermanos Sainz.

 

Ciò che più ha infuriato i dissidenti è stata la notizia della presenza al Summit di Félix Rodriguez, esiliato cubano ed ex agente della CIA che partecipò all’operazione che diede come risultato la cattura e morte di Ernesto Che Guevara in Bolivia nel 1967.

 

Per quanto riguarda i diritti umani, nonostante le parole di apertura pronunciate da Castro, la libertà d’informazione a Cuba per adesso dovrà attendere. Infatti, lo steso giorno dello “storico” incontro, la truppe televisiva di TV Martí, emittente critica con il governo di L’Avana, è stata allontanata dalla conferenza stampa del ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez. “Non c’è stata violenza – ha affermato la giornalista Karen Caballero – ma ci hanno fatto uscire senza dare spiegazioni. È stata ammessa solo la stampa selezionata da loro”.

 

Questi spiacevoli eventi ci fanno capire che la storia comincia in casa propria e arriverà il giorno in cui i cubani non saranno più chiamati dissidenti o simpatizzati e si comprenderà che il significato dell’espressione “società civile” include tutti, perché alla fine dei conti si tratta dei due estremi di una stessa corda.