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Dal caso WikiLeaks il rapporto tra sicurezza informatica e rispetto della privacy è al centro del mainstream mediatico. Un argomento che deve essere sensibile anche per istituzioni e governi

Participants from government ministries and agencies take part in the CYDER in Tokyo

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Negli ultimi tempi si è molto parlato della sicurezza on line e di tutto quello che comporta questo tipo di discorso. Dopo i fatti che hanno visto protagonista nel bene e nel male il caso WikiLeaks, questo argomento è balzato agli onori della cronaca e dell’informazione più mainstream. Si tratta di un tema che si intreccia perfettamente con l’attualità, e che in tempi recenti ha visto anche la Apple coinvolta, per via del suo sistema blindato al fine di garantire la privacy dei propri utenti. Ha fatto molto parlare e discutere il rifiuto da parte dell’azienda di Cupertino di sbloccare lo smartphone di uno degli autori della strage di San Bernardino.

 

Questo ci porta al tema caldo del terrorismo internazionale, che per l’Europa significa sicurezza e che andrebbe discusso con la massima serietà del caso. In tempi recenti anche la Sony aveva avuto problemi per quanto riguarda la sicurezza on line, che subì da parte di alcuni hacker coreani un vero attacco informatico, almeno secondo quanto dichiarato dal governo Obama. In questo affair ebbe un ruolo attivo anche Hollywood, secondo quanto dichiarato da WikiLeaks, che bucò la sicurezza di 173mila mail della Sony, indirizzate a diverse star di Hollywood.

 

Anche questa notizia fece il giro del mondo, e divise l’opinione pubblica in maniera abbastanza netta ed evidente. Come la falla nella sicurezza che coinvolse eBay qualche tempo fa e che costrinse gli utenti a cambiare password, i colossi del web fronteggiano queste situazioni quotidianamente. In Italia i giochi d’azzardo che prevedono transazioni in denaro sono rigidamente regolati, siti come 888casino.it hanno licenza AAMS e possono esporre certificati di sicurezza come quelli ecogra.org. Questi siti di giochi implementano sistemi di crittografica, in grado di assicurare un livello di sicurezza sui conti dei giocatori parallelo a quello di un sistema di e-banking.

 

Secondo chi difende il diritto di privacy, c’è il problema legato al fatto che nel tentativo di identificare un terrorista, piuttosto che un’organizzazione criminale, vengono consultate anche le nostre informazioni private e personali. Questo tipo di problema, di natura etica e morale, riguarda anche l’utilizzo che facciamo dei social network come Facebook e del fatto che con un click si può atterrare su una pagina di slot machine, con un altro click eseguire un pagamento. Quindi, processi decisionali prima complessi, sono diventanti eseguibili in pochi click e la possibilità di accedere ad esempio a giochi on line spesso obbliga, per consentirne l’accesso, alla rinuncia a parte della nostra privacy. L’accesso ai casual games, specie per i minori, costituisce una potenziale minaccia che costituisce la sfida dei prossimi anni: cioè tutelare le libertà individuali pur garantendo alti livelli di sicurezza. Una sfida che è il core business delle agenzie di risk analysis e security management.

 

Da una parte, infatti, la rete controlla e vigila tutto quello che facciamo, in parte siamo sottoposti a giudizio e consapevolezza. Per questo motivo il tema della sicurezza viene discusso in maniera bipartisan, ed è argomento sensibile per istituzioni e governi. Il caso WikiLeaks non è altro che la punta di un iceberg che stiamo imparando a conoscere e a evitare in molti casi, di giorno in giorno.