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Tutto ciò che facciamo sul web viene controllato. Per questo motivo il tema della sicurezza deve rappresentare un argomento sensibile per istituzioni e governi

A man is seen near cyber code and the U.S. National Security Agency logo in this photo illustration taken in Sarajevo

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Il tema della sicurezza online, negli ultimi tempi, è stato più volte discusso e analizzato. Specialmente per via dei casi eclatanti come quelli di WikiLeaks, la celebre organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in forma anonima documenti coperti da segreto al fine di pubblicarli e divulgarli sul proprio sito web.

 

Di recente tutti abbiamo inoltre appreso la notizia di Apple che ha blindato gli iPhone, alzando il tiro nella battaglia sulla privacy contro il governo USA. Il rifiuto di sbloccare lo smartphone di uno degli autori della strage di San Bernardino ha fatto molto discutere, non solo negli Stati Uniti.

 

Il problema è che dietro le informazioni che potrebbero svelare l’identità di un terrorista o di una organizzazione criminale, ci sono anche le nostre informazioni private e personali. Così non solo le memorie virtuali di smartphone, tablet o pc, ma tutto quello che andiamo a caricare su social network, blog e drop box, sui giochi casinò online, potrebbe essere spiato e visionato da parte di chi gestiste ed elabora i dati da noi caricati.

 

Il problema etico ha più volte coinvolto gli algoritmi elaborati da Facebook e Twitter, che oltre a spiarci, spesso hanno addirittura contribuito a modificare le nostre sensazioni ed emozioni. In parte la rete controlla e vigila tutto quello che facciamo, in parte siamo sottoposti a giudizio e consapevolezza. Per questo motivo il tema della sicurezza viene discusso in maniera bipartisan, ed è argomento sensibile per istituzioni e governi. Il caso WikiLeaks non è altro che la punta di un iceberg che stiamo imparando a conoscere e ad evitare in molti casi, di giorno in giorno.

 

Secondo molti quello che fanno WikiLeaks o Anonymous, non è altro che controinformazione, cosa che ormai è una prassi a livello di media tradizionali come giornali, tv e radio. Per altri si tratterebbe invece di un tema nuovo che va ancora conosciuto e affrontato con cautela e serietà massima. Del resto se avvenisse qualcosa di simile per quanto riguarda le nostre ricerche private su Google, potrebbe scatenarsi una tempesta perfetta per quanto riguarda la sicurezza online. Non solo informazioni sensibili come codici pin, tabulati telefonici e altro. Si tratterebbe, piuttosto, di mettere in piazza e in chiaro informazioni di privati cittadini inconsapevoli del fatto che la loro privacy viene sistematicamente violata.