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Cosa c’è dietro l’ascesa del tycoon newyorchese: dall’impero immobiliare ereditato dal padre alla conquista della Casa Bianca

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Nel marzo 2011 Forbes stimava il patrimonio personale di Donald Trump in 2,7 miliardi di dollari, con uno stipendio mensile di 60 milioni. Molti analisti attribuiscono il successo di Trump come self-made man ad altri – a cominciare dal padre, che gli ha lasciato un’eredità enorme – e non invece direttamente a lui.

 

Trump, nato nella Grande Mela nel 1946, è infatti figlio del tycoon Fred, che ha provveduto a mandarlo a scuole private e a garantirgli una sicurezza economica immensa ma che a sua volta è stato aiutato notevolmente dal governo degli Stati uniti durante la Grande Depressione quando, nel 1934, la Federal Fousing Administration (FHA) permise a Trump padre di ravvivare il proprio business consentendogli di costruire una moltitudine di case a Brooklyn, vendute per 6mila dollari ciascuna. Più avanti, durante la Seconda Guerra Mondiale, Fred Trump costruì con l’aiuto della FHA alloggi per il personale della Marina degli Stati uniti lungo i principali insediamenti della East Coast.

 

FRED_DONALD_TRUMP(Fred e Donald Trump, New York 1973. Foto newsreportonline.com)

 

L’FHA è un ente governativo degli Stati Uniti creato per stabilire le norme per la costruzione di case; assicura finanziamenti erogati da banche e altri finanziatori privati. Nasce nel 1934 quando il sistema bancario federale fu ristrutturato grazie al National Housing Act che creò la Federal Housing Administration allo scopo di regolare il tasso d’interesse e le condizioni di mutui agli assicurati, che a causa della Grande Depressione e della crisi bancaria non riuscivano più a onorare i debiti. Quella spirale aveva infatti generato insolvenze e pignoramenti che avevano portato quasi al collasso il mercato immobiliare americano. Le nuove pratiche di prestito finanziate dall’FHA riuscirono a tamponare la situazione e a far ripartire il sistema, offrendo la possibilità alle persone di ripianare i debiti sui mutui, e allargando le dimensioni del mercato per le case unifamiliari.

 

Nel 1974 Donald succedette al padre nell’organizzazione. Nei quindici anni successivi poté espandere e innovare la società di famiglia, diversificando l’offerta immobiliare acquistando palazzi, campi da golf, hotel, casinò e altre strutture ricreative. Nel 1980, Donald creò la Trump Organization per gestire al meglio questi immobili, ma già nel 1990 la nuova società si ritrovò con un debito tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari. Il salvataggio della società fu possibile solo grazie a un accordo raggiunto ad agosto di quell’anno con ben 70 banche che gli permisero di stipulare una seconda e una terza ipoteca su quasi tutte le proprietà, fidando solo sul miliardo di patrimonio personale di Donald Trump.

 

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(Donald Trump scelto come uomo dell’anno 2016 dalla rivista Time)

 

 

Il grande rischio assunto dalle banche gli garantì di evitare la bancarotta e di rimettersi in pista. Nel 1995, infatti, Trump quotò la Trump Hotels & Casino Resorts Inc. in borsa e ricevette così una notevole spinta finanziaria, grazie anche al placet della Security and Exchange Commission (SEC), l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza sugli scambi finanziari.

 

Trump vendette inizialmente 10 milioni di azioni a 14 dollari per azione e poi nel 1996 vendette 13,25 milioni di titoli a 32,5 dollari ciascuno. Questo garantì alle società di Trump una stabilità e una legittimazione nel mondo, attraverso investimenti altrimenti impossibili data la situazione finanziaria di partenza.

 

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Nel suo libro The America we deserve (L’America che meritiamo) pubblicato nel 2000, Donald scrive che «la più grande minaccia al sogno americano è l’idea che i sognatori abbiano bisogno di uno sguardo indagatore e un controllo stretto. La prima cosa per noi è assicurarci che il settore pubblico si limiti», di fatto disconoscendo i vantaggi ricevuti dal sistema pubblico americano.

 

Tratto dal libro USA vs. Trump (G-Riks-Lookout News)

  • Tommaso

    Confido che Trump sarà come Reagan, subentrando a quel pasticcione in malafede di Obama avrà la strada spianata per il secondo mandato. Buon 2017 e buon lavoro a Trump