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Un tempo era la Colombia il primo produttore di papavero da oppio destinato al mercato americano. Oggi, però, su questo enorme business hanno messo le mani i cartelli della droga messicani

EROINA USA

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di Luciano Tirinnanzi e Rocco Bellantone

 

Secondo un recente rapporto della DEA, la Drug Enforcement Administration americana, l’uso di eroina negli Stati Uniti è triplicato nel periodo 2007-2014, anno in cui si sono registrate 435mila persone affette da dipendenza cronica, ed è tuttora in preoccupante aumento.

 

Per il 2015, la DEA ha stimato il numero degli eroinomani americani in 600mila, mentre un’inchiesta del Time, che raccoglie i dati della Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA) parla di un aumento del numero di consumatori ancora maggiore: i cittadini americani affetti da dipendenza da eroina sarebbero passati dai 373mila registrati nel 2007 ai 669mila del 2012. Infine, Forbes nel 2014 ha pubblicato una ricerca dell’Office of National Drug Control Policy, secondo cui i consumatori cronici di eroina si aggirerebbero ormai attorno al milione e mezzo.

 

Conseguentemente, anche le morti per overdose da oppiacei sono triplicate nello stesso periodo, portando i decessi dai 3.036 del 2010 ai 10.574 del 2014. Dal calcolo sono però esclusi i decessi dovuti all’abuso di droghe sintetiche derivanti dall’oppio, che solo nel biennio 2013- 2014 hanno registrato un incremento del 79%, portando così il numero di decessi alla spaventosa cifra di 28mila (nel calcolo anche le morti da droghe sintetiche, i cui numeri sono però marginali). Ed è proprio questo uno dei più pericolosi e striscianti problemi legati alla produzione di oppio: oggi in America una persona su 15, e almeno un adolescente su 20, assume antidolorifici oppiacei. Questo fa degli Stati Uniti un paese dove ben 12 milioni di cittadini sono dipendenti da sostanze oppiacee di varia tipologia. Se si considerano poi l’approccio restrittivo del sistema sanitario americano e i problemi legati alla prescrizione di questo genere di farmaci da parte dei medici, si ottiene che chi fa uso di antidolorifici spesso non riesce a ottenere legalmente la ricetta, e così finisce per assumere direttamente eroina nel giro di poco tempo, dieci anni al massimo secondo le statistiche del NIDA (National Institute on Drug Abuse).

 

Eroina traffici

 

L’uso di oppioidi come analgesici e sedativi non è una novità. In America, questa è una creazione di Purdue Pharma, una società farmaceutica privata del Connecticut istituita da una famiglia di psichiatri, i fratelli Sackler. Arthur Sackler, in particolare, con le sue pubblicazioni scientifiche ha contribuito più di tutti al successo del sedativo Valium della società farmaceutica Pfizer, che ha portato nelle sue tasche ben 100 milioni di dollari; grazie a ciò, gli altri fratelli Sackler, Mortimer e Raymond, hanno potuto esplorare nuove strade per la produzione di anti-dolorifici. Loro hanno trasformato l’ossicodone, un anti-dolorifico generico inventato in Germania durante la Prima Guerra Mondiale, in prodotti di successo come il Vicodin, il Percocet e l’OxyContin, grazie al sistema di lento rilascio della sostanza.

 

L’OxyContin è stato lanciato per la prima volta nel 1995, generando già nel 2002 un fatturato da 1,5 miliardi di dollari. Questo prodotto è stato un tale successo per i fratelli Sackler che Forbes nel 2015 li ha incoronati come nuovi miliardari, con un patrimonio netto di 14 miliardi di dollari. L’affermazione dell’OxyContin sul mercato è dovuta anche al fatto che, quando la pillola viene frantumata, viene meno il meccanismo di rilascio a tempo e a quel punto l’antidolorifico offre un effetto simile a quello dell’eroina. Da qui la dipendenza dal farmaco e il suo abuso, che conduce velocemente all’overdose e dunque al decesso per uso incauto.

 

Nel 2012, il New England Journal of Medicine ha pubblicato uno studio che ha rilevato come «il 76% di coloro che cercano aiuto dalla dipendenza da eroina ha iniziato abusando di narcotici farmaceutici, soprattutto di OxyContin», disegnando una linea diretta tra il marketing aggressivo dell’OxyContin condotto dalla Purdue Pharma e la successiva epidemia di eroina negli Stati Uniti. Sempre la DEA rivela che milioni di pazienti americani fanno affidamento su farmaci come i già citati OxyContin, Vicodin, Percocet o Lortab per il sollievo dal dolore, diventandone presto dipendenti.

 

 

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L’agenzia antidroga nel 2004 ha tentato di ottenere una revisione delle licenze del Vicodin, ma la Food and Drug Administration ha respinto tale richiesta nel 2008, sostenendo come la combinazione di idrocodone nel farmaco avesse meno principio attivo e meno probabilità di un suo abuso da parte dei pazienti rispetto ad altre droghe.

 

La FDA ha cambiato la sua posizione nel 2013, dopo che il rapporto tra l’abuso di questo farmaco e le overdosi è cresciuto. A ottobre 2014, infine, il governo federale ne ha riconosciuto il rischio inserendo il farmaco sotto la categoria “Controlled Substance Act”, il che ha significato riconoscerne l’alto potenziale di abuso. Nonostante ciò, il Vicodin è tuttora accettato a livello medico e oggi i medici possono prescriverne l’uso per un massimo di 30 giorni rispetto ai precedenti sei mesi.

 

Ma quest’accortezza non è bastata a fermarne né la domanda né l’abuso, al contrario ha generato spaventosi giri di ricette false gestite dalla criminalità comune e la produzione di falsi farmaci simili nel principio attivo e poco costosi, che vengono spacciati per strada non meno dell’eroina. Molti di questi contengono Fentanil, il nuovo e più pericoloso analgesico sintetico in voga tra i tossicodipendenti.

 

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La pericolosità dell’abuso di Fentanil è confermata dai decessi per overdose e dai sequestri, in costante aumento lungo l’intero 2015. Il problema principale degli oppiacei sintetici come il Fentanil e l’Acetylefentanil è che sono molto più forti della stessa eroina e possono causare overdose anche nei consumatori più esperti, perché sono circa cento volte più potenti della morfina. Secondo la DEA, la minaccia del consumo di eroina è particolarmente elevata nelle zone nord-est, nel Mid-Atlantic e nel Midwest degli Stati Uniti, dove le agenzie governative deputate al contrasto di sostanze stupefacenti hanno compiuto i maggiori sequestri di eroina.

 

Messico, centrale della produzione americana

La maggior parte dell’eroina entra negli Stati Uniti attraverso il confine sud-ovest del Messico. Un tempo era la Colombia il primo produttore di papavero da oppio in America e la principale via di smercio verso il nord del continente (e, in misura assai minore, verso Perù, Brasile e Argentina). Ma oggi, grazie alla lotta al narcotraffico e agli accordi di pace tra il governo di Bogotà e le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), c’è stata una significativa inversione di tendenza e una diminuzione drastica di produzione di oppio (anche se non vale altrettanto per la cocaina).

 

Se oggi la coltivazione di papavero da oppio e la produzione di eroina sono in costante calo in Colombia dal 2001, anno in cui la coltivazione raggiunse un picco di 6.540 ettari per poi arrivare al minimo storico con soli 1.100 ettari coltivati nel 2009 (portando la produzione da 11,4 tonnellate di eroina pura a 2,1 tonnellate), in Messico la coltivazione stimata di papavero da oppio è cresciuta del 40%, con un potenziale di produzione di eroina pura stimata in almeno 26 tonnellate che interessa oltre 10.500 ettari di terra, secondo il censimento del 2012. Questo ne fa dunque il principale fornitore di eroina per gli Stati Uniti.

 

eroina_america

 

Tuttavia, questi dati sottostimano la vera portata dell’oppio messicano attualmente in produzione. Nel periodo 2014-2015, infatti, il governo del Messico con il sostegno dell’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) ha condotto la prima indagine congiunta sul peso specifico della produzione di papavero da oppio in Messico.

 

Le aree sottoposte a questo tipo di coltura, per lo più situate nelle zone montuose della dorsale occidentale, risulterebbero intorno ai 28.100 ettari. Un dato confermato dai sequestri di pasta di oppio effettuati in Messico, aumentati del 500% dal 2013 a oggi, parimenti all’eradicazione dei campi e ai sequestri della droga già trattata voluti dal governo, che sono aumentati rispettivamente del 47% e del 42%.

 

Le meccaniche che sottendono a questo aumento smisurato di offerta proveniente dal Messico sarebbero legate in parte al processo di legalizzazione della marijuana in corso negli Stati Uniti, dove 37 stati hanno introdotto a vario titolo la liberalizzazione della cannabis e 4 di questi (Alaska, Colorado, Oregon e Washington) hanno già legalizzato ogni forma di consumo. Senza considerare i referendum seguiti alle elezioni presidenziali dell’8 novembre 2016, che hanno portato a 8 gli Stati dove l’uso di marijuana è del tutto legale.

 

La riconversione dei campi di marijuana con campi di oppio trova inoltre giustificazione nei guadagni possibili per i contadini messicani: se, infatti, per ogni chilo di marijuana pressata ed essiccata i campesinos ricavano circa 15 dollari (280 pesos), per ogni chilo di pasta di oppio il guadagno è pari quasi a 800 dollari (15mila pesos).

 

Chi si contende il mercato

I campi più estesi si trovano nello stato di Guerrero e nel cosiddetto “Triangolo d’Oro” tra gli Stati di Sinaloa, Chihuahua e Durango. Secondo la DEA, solo nel biennio 2013- 2014 questi campi sono aumentati del 62%. Il cartello della droga messicano che ha il controllo dei traffici d’eroina e possiede il know-how necessario per produrla e venderla in grandi quantità è quello di Sinaloa. Il cartello era guidato da Joaquin “El Chapo” Guzman, catturato nel gennaio del 2016 dopo una spettacolare evasione (l’ennesima) dal carcere di massima sicurezza di Altiplano nel luglio del 2015. Nel suo dossier del 2015 la DEA ha definito il cartello di Sinaloa “il fornitore più attivo” di sostanze illecite negli Stati Uniti, classificandolo tra le nove grandi organizzazioni criminali internazionali che operano nel Paese.

 

messico_cartelli_droga

 

In Messico, Sinaloa non ha comunque il controllo totale del mercato dell’eroina. A fargli concorrenza è il potente cartello di Jalisco-Nuova Generazione (CJNG). I due cartelli sono attualmente in competizione per il controllo della produzione dei traffici a Guerrero, Michoacan, Colima, e Bassa California. Recentemente, il cartello di Jalisco ha lanciato la sfida a “El Chapo” rapendo uno dei suoi figli per poi liberarlo.

 

Come viene trasportata l’eroina

Per decenni l’eroina bianca colombiana ha dominato a est del Mississippi, mentre quella marrone messicana a ovest. Adesso, con il sorpasso che il Messico ha effettuato ai danni della Colombia, la maggior parte dell’eroina che entra negli Stati Uniti passa attraverso il confine sud-ovest, principalmente dal Texas. Gradualmente i fornitori colombiani sono stati costretti a spostarsi sempre più verso l’East Coast, sfruttando soprattutto la frontiera con la California.

 

L’eroina viene trasportata soprattutto in piccole quantità nascoste a bordo delle auto o attraverso tunnel sotterranei. Il suo valore nettamente superiore rispetto a quello di cocaina o marijuana consente di effettuare spostamenti di forniture molto meno ingombranti, anche se l’andamento del mercato e la crescente richiesta negli USA già nel breve periodo spingeranno i narcos messicani a organizzare spedizioni più sostanziose (e al contempo più rischiose).

 

 Messico tunnel droga(Messico: un tunnel sotterraneo utilizzato dai cartelli per i traffici di droga)

 

A cosa è dovuta l’ascesa del Messico

Nella lotta ai narcos negli ultimi anni il governo messicano – sia quello dell’attuale presidente Enrique Pena Nieto che quello del suo predecessore Felipe Calderón – hanno puntato a catturare o eliminare i vertici dei cartelli (e in buona parte ci sono riusciti) senza però occuparsi della bonifica dei terreni in cui vengono coltivati papaveri da oppio e della loro conversione a uso agricolo.

 

Infine, un altro aspetto da considerare rimanda a un effetto inatteso della guerra alla droga condotta dal governo messicano. Colpiti ai vertici, molti dei cartelli sono stati costretti a riorganizzarsi, ristrutturando non solo le gerarchie interne ma anche diversificando la loro offerta. Se l’eroina è tornata in auge, e oggi rappresenta la principale voce d’esportazione dei narcos messicani, è anche per questo motivo.