COLOMBIA -

Dopo l’attacco contro una caserma nella provincia di Cauca che ha ucciso dieci soldati colombiani, il governo sospende la tregua “fino ad ulteriore ordine”. La “pax cubana” non regge

Handout photo of Colombia's President Santos speaking to the media at Marco Fidel Suarez army base in Cali

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Dopo il massacro da parte delle FARC di dieci militari colombiani in un attentato contro una caserma nella provincia di Cauca, nell’ovest del Paese, che ha lasciato a terra almeno diciassette feriti, il governo colombiano ha sospeso la tregua. Il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha affermato glaciale: “Ho ordinato alle forze armate di riprendere i raid aerei contro le posizioni Farc fino ad ulteriore ordine”.

 

I colloqui di pace tra il governo e le milizie rivoluzionarie marxiste sono partiti dall’Avana, Cuba, nel 2012. Nonostante alcune interruzioni, dallo scorso dicembre entrambe le parti avevano rispettato il cessate-il-fuoco frutto della buona politica cubana, ragion per cui Santos lo scorso mese aveva sospeso in pratica tutte le operazioni militari. L’attacco dei ribelli contro una guarnigione nella provincia occidentale di Cauca, ora rischia di riportare il Paese indietro di anni e azzerare i progressi diplomatici.

 

Le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) nascono nella seconda metà degli anni Sessanta come movimento di resistenza di contadini poveri nello scenario di zone rurali della Colombia centrale caratterizzate da sanguinose lotte contro il latifondo, una sorta di guerra civile strisciante ma estremamente cruenta che accompagna la storia di questo Stato praticamente dalla sua fondazione. Costituite inizialmente da un piccolo gruppo di militanti di ideologia marxista, le FARC nascono nel contesto di un continente segnato dalla rivoluzione cubana e dal proliferare di movimenti insurrezionalisti in vari Paesi dell’America Latina.

 

Dal punto di vista strategico, la storia cinquantennale delle FARC conosce tre grandi fasi. La prima fase è caratterizzata dal consolidamento delle strutture combattenti iniziali, con il ricorso alla guerra asimmetrica e l’uso prevalente di tattiche guerrigliere (mobilità di piccoli gruppi, offensive a sorpresa, azioni di bassa intensità).

 

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Il passo successivo, di cui i leader delle FARC non fanno mistero, è una vera guerra di “posizione”, con il controllo permanente di intere aree territoriali e l’assedio dell’obiettivo strategico finale, la capitale Bogotá e la presa del potere a livello nazionale. Questa fase, durata fino all’inizio del 2000, viene rappresentata come il punto più basso raggiunto dal governo colombiano, che barcolla sotto i colpi della guerriglia e dei cartelli criminali, fino a prospettare la prospettiva concreta di uno “Stato fallito”. Di fronte al pericolo di uno Stato “narco-guerrigliero” ai confini, gli Stati Uniti mobilitano allora il “Plan Colombia”, un massiccio programma di assistenza militare rivolto soprattutto a contrastare il traffico di droga, di cui sono i principali destinatari, ma che in effetti ha come obiettivo anche la guerriglia, che è pesantemente implicata in tale traffico.

 

Con la politica di “seguridad democratica” lanciata dal presidente Alvaro Uribe nel 2002, si rafforzano enormemente le capacità di contrasto delle forze armate e di polizia colombiane. In pochi anni, il numero dei combattenti FARC viene ridotto da perdite e diserzioni, passando da oltre 30.000 all’inizio del decennio a circa un terzo 7-8 anni dopo. Vari capi delle FARC vengono colpiti in applicazione di una politica di “high-value targetting”, che costringe la leadership dell’organizzazione a disperdersi e indebolisce i contatti con la base.

 

Le FARC oggi sono un’organizzazione formata da circa 7.000 combattenti, più altri 20.000 elementi irregolari di appoggio nei centri abitati, che svolgono operazioni di intelligence, agitazione e infiltrazione politica fornendo sostegno logistico e finanziario. L’organizzazione è verticistica, comandata da un segretariato costituto da 7 persone, tra cui un leader supremo, uno Stato Maggiore Centrale di circa 30 elementi e 67 fronti combattenti, organizzati in alcuni “blocchi” e “colonne mobili”. Ciascun fronte ha un numero variabile di combattenti, ma è organizzato in forma articolata con varie funzioni di responsabilità e comando.