ITALIA -

Aggiornamenti, capacità di prevenzione e strategie operative al passo coi tempi. Nella lotta a ISIS la Libia può rappresentare un banco di prova decisivo per i Paesi occidentali. Italia compresa

Members of Gruppo di Intervento Speciale (Special Intervention Group) force unit of the Italian Carabinieri military police train during an anti-terror drill near Livorno's harbour

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di Marco Giaconi

Nel contrasto al terrorismo internazionale il ruolo delle forze speciali sta assumendo un ruolo sempre più rilevante. Le forze speciali che rispondono agli eserciti più solidi per storia e tradizione e meglio attrezzati per armamenti e risorse economiche a disposizione, sono mobili, abituate a operare in ambienti complessi e difficili, hanno spiccate doti multiruolo e possono essere gestite nei nuovi ambienti tattici della guerra attuale e futura. Altamente selezionate, agiscono in maniera quasi invisibile e sono programmate per operazioni brevi ma in profondità, raggiungendo spesso risultati di rilievo strategico.

 

Il loro habitat naturale è lo scontro “ibrido”, come è accaduto in Ucraina nel 2015, in cui le forze regolari si sono mescolate con quelle irregolari o “di popolo”. In particolare, nei contesti di controguerriglia e nelle azioni OPFOR (Opposing Force) i corpi speciali compiono una vera e propria azione politica divenendo protagonisti di una guerra psicologica con l’utilizzo di tutto il ventaglio militare e tattico disponibile per penetrare e controllare a fondo il territorio nemico. E poi, andarsene senza essere visti, così come sono entrati.

 

Il “soldato diplomatico”, di cui si è a lungo parlato anni fa, cede oggi il posto al “soldato politico”, al gruppo militare che opera anche su tutti quei livelli di azione che, tradizionalmente, non facevano parte dello scontro militare tradizionale per come fu delineato nel 1832 da Carl von Clausewitz (generale prussiano, famoso per avere scritto il trattato di strategia militare Della guerra, ndr).

 

Italian special anti-terrorist police "NOCS" take up positions on the roof of the United Nations Foo..

LA SCHEDA: LE FORZE SPECIALI ITALIANE 

 

Nel complesso, si tratta di corpi capaci di operare secondo i criteri del network-centric warfare, della guerra “a rete” e in rete, per il tempo necessario e con la massima rilevanza sia tattica che strategica. Sarà questa la guerra del futuro: pochi gruppi perfettamente addestrati e pienamente operativi in ambienti complessi, dove il terreno dello scontro è dato dalla sintesi di più livelli di contrasto: la guerriglia, la propaganda, le eventuali contro-azioni dei “partigiani” locali, l’organizzazione politica e informativa degli avversari, la rete nevralgica della logistica, dell’energia e delle comunicazioni del nemico.

 

In un vecchio volume di Curzio Malaparte, Tecnica del colpo di Stato, l’autore riferisce che i bolscevichi, poco prima di prendere il potere a San Pietroburgo e a Mosca, svolgevano degli “addestramenti invisibili”: ovvero conoscevano e manomettevano le reti elettriche dei ministeri e dei centri di comando zaristi, sapevano come si metteva fuori uso un gazometro, oppure come si interrompevano le corse dei tram. Malaparte aggiunge che, dopo le prime operazioni rivoluzionarie dei bolscevichi, le città sembravano intatte e la gente continuava ad andare al cinema o al bar.

 

La domanda che però è necessario porsi oggi è se questo modus operandi sia sufficiente per rispondere con efficacia alle nuove sfide che si pongono per il mantenimento della sicurezza globale. Fenomeni come quello dei foreign fighters e dei “lupi solitari” agli ordini del Califfato di Abu Bakr Al Baghdadi, così come le nuove ramificazioni di formazioni post-qaediste in Nigeria, nel Sahel e nell’Africa subsahariana, sono minacce che richiedono una sviluppata capacità di prevenzione dei rischi e un aggiornamento a 360 gradi non solo nella fase dell’addestramento ma anche sul piano strategico e operativo. La Libia, in quest’ottica, presto potrebbe essere un banco di prova per quei Paesi pronti a intervenire per arginare l’avanzata dello Stato Islamico. Italia compresa.

 

(Articolo pubblicato il 20 marzo 2016)