COLOMBIA -

La compagnia energetica britannica deve rispondere all’accusa di coinvolgimento nel rapimento di un sindacalista colombiano. Ecco cosa è accaduto tredici anni fa nel dipartimento di Casanare

Employees of the Canadian Alange Energy  Petroleum Company work in Campo Cubiro

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di Rocco Bellantone

Gilberto Torres è un sindacalista colombiano di 52 anni. Nel febbraio del 2002 fu rapito e torturato per 42 giorni da un gruppo di paramilitari filogovernativi nel dipartimento di Casanare, nell’est della Colombia. A tredici anni di distanza, la sua storia emerge oggi tra migliaia di casi di attivisti dei sindacati che proprio nella regione di Casanare, ricca di giacimenti petroliferi, sono stati uccisi o sono scomparsi. Secondo le Nazioni Unite, sono 3mila le persone morte e altre 6mila quelle di cui non si è saputo più nulla negli ultimi trent’anni. Solo un altro leader sindacalista oltre Gilberto Torres è sopravvissuto in Colombia a questi rapimenti.

 

Il 21 maggio in un tribunale di Londra è cominciato il processo contro la compagnia petrolifera British Petroleum (BP), accusata da Torres di essere stata complice del suo sequestro. I giornali britannici hanno dato molto risalto a questa storia. Il Guardian, in particolare, ha raccontato il calvario vissuto da Torres in un documentario. Torres è stato rapito nel febbraio del 2002 mentre tornava a casa dopo il turno di lavoro in una stazione di pompaggio di petrolio nella zona di Casanare.

 

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Gilberto Torres fu rapito nel febbraio del 2002 da un gruppo di paramilitari filogovernativi

 

Chi lo ha prelevato con la forza apparteneva a un gruppo di paramilitari al soldo del governo di Bogotà e delle multinazionali del petrolio. Uomini pagati per sorvegliare i giacimenti di idrocarburi e alle stazioni energetiche da possibili attacchi dei guerriglieri delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane) e di altri gruppi di combattenti di estrema sinistra e per impedire che i dipendenti delle compagnie organizzassero proteste o scioperi.

 

Nel suo racconto Torres dice di essere stato rapito proprio perché stava organizzando uno sciopero per denunciare l’assassinio di un altro leader sindacale. Prima di venire sequestrato, era stato minacciato più volte. Nei giorni della sua prigionia si è trovato insieme a un uomo sospettato di essere un membro delle FARC. “Lo hanno colpito più volte – afferma Torres nel documentario del Guardian -. Lo insultavano. Gli sputavano addosso. Lo hanno ridotto in fin di vita fino a quando ha confessato di aver fatto parte della FARC. È stato in quel momento che ha firmato la sua condanna a morte. Gli hanno sparato due volte alla nuca. Poi gli hanno tagliato la testa, le gambe e le braccia. Alla fine il comandante dei paramilitari con un machete ha iniziato a squartare il suo cadavere. È stato allora che ho capito che la stessa cosa presto sarebbe capitata a me”.

 

Dopo sei settimane di prigionia e una serie di interrogatori attraverso cui i paramilitari volevano fargli confessare che apparteneva alle FARC, inaspettatamente Torres è stato rilasciato e consegnato alla Croce Rossa. Per lui è stata la fine di un incubo.

 

Il coinvolgimento di British Petroleum

Il sindacato di cui era membro Torres si chiama USO (Unión Sindical Obrera de la Industria del Petróleo). A Casanare all’epoca tutelava i diritti di circa 400 lavoratori della compagnia Ocensa, responsabile di un oleodotto lungo 830 chilometri che trasportava il greggio da Casanare al Mar dei Caraibi. Dall’oleodotto, finanziato da alcune delle più importanti compagnie petrolifere internazionali tra cui British Petroleum (che deteneva una quota del 15%) e dalla compagnia di Stato colombiana Ecopetrol, passava al giorno greggio per un valore di 7 milioni di dollari. In questa zona della Colombia BP era il più importante partner energetico del governo colombiano.

 

British Petroleum, come altre compagnie petrolifere che operavano in Colombia, all’epoca pagava una tassa al governo di 1 dollaro per barile di greggio per ottenere in cambio la protezione dei propri impianti da parte dell’esercito e della polizia. Secondo diverse inchieste giornalistiche citate dal Guardian, risulta che nel 1995 BP avesse firmato un accordo di collaborazione triennale con il ministero della Difesa colombiano investendo 2,2 milioni di dollari.

 

 

Buona parte di questi soldi era servita per finanziare le attività della 16esima Brigata, un’unità dell’esercito colombiano a cui era stato assegnato specificamente il compito di sorvegliare le installazioni petrolifere della BP. Da indagini svolte negli anni seguenti, è stato però scoperto che in più occasioni l’esercito usava dare in subappalto queste operazioni a squadre locali di paramilitari filogovernativi.

 

Dopo la liberazione di Torres, i paramilitari che in seguito sono stati condannati dalle autorità colombiane per il suo sequestro hanno confessato che la Ocensa aveva commissionato loro l’omicidio del sindacalista. Questa accusa è stata respinta sia da Ocensa che da Ecopetrol. Adesso deve risponderne direttamente British Petroleum, accusata di non aver assunto alcun provvedimento in quegli anni per fermare l’attività dei paramilitari.

 

Il caso Torres è unico nel suo genere. Secondo i suoi avvocati, infatti, è la prima volta che un sindacalista riesce a portare in un tribunale di massima istanza una compagnia petrolifera con accuse di violazione dei diritti umani. Si tratta dunque di un caso potenzialmente storico, che presto potrebbe innescare molte altre azioni legali simili nei confronti di British Petroleum e degli altri colossi mondiali del settore degli idrocarburi.

@RoccoBellantone