GIORDANIA -

Il Regno giordano riceve una prima tranche di equipaggiamenti militari dagli USA. Ma la presenza dello Stato Islamico nel Paese è destinata a crescere

Children gather as officers of the Jordanian public security department stand guard in the northern city of Irbid

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Sono stati ricevuti il 3 marzo dalle forze armate giordane (JAF) otto elicotteri statunitensi Blackhawk UH 60A. Altri otto UH 60 MIKE saranno consegnati il prossimo anno per un finanziamento totale di 200 milioni di dollari.

 

Dal febbraio del 2015 gli USA hanno fornito alla Giordania aiuti militari per un totale di 26mila armi da fuoco, 3 milioni di munizioni, 5mila dispositivi elettronici per la visione notturna e centinaia di esplosivi per la realizzazione del Jordan Border Security Programme, un sistema integrato di sorveglianza lungo le frontiere. Con un budget di 450milioni di dollari approvati dal Congresso per il 2016, le forniture militari destinate alla Giordania rappresentano una delle più cospicue belliche finanziate negli ultimi anni dagli Stati Uniti.

 

Il contrasto all’ISIS e alla minaccia terroristica globale è uno dei punti di maggiore cooperazione tra le forze statunitensi e giordane, che partecipano ai raid della coalizione internazionale in Siria contro lo Stato Islamico. Le strategie regionali e gli sforzi congiunti per combattere il terrorismo sono stati al centro dei colloqui tra il Re Abdullah e il presidente Barack Obama durante la visita del monarca giordano a Washington a fine febbraio. Ad Amman è atteso invece nei prossimi giorni il vice presidente USA Joe Biden, che sarà impegnato per un tour di visite ufficiali negli Emirati Arabi, in Israele, in Cisgiordania e Giordania.

 

Members of a Jordanian police band perform during a handover ceremony held in Amman

(La consegna degli elicotteri statunitensi Blackhawk alla base aerea di Amman)

Cellule dormienti di ISIS in Giordania

Intanto è tornata la calma a Irbid, località situata 80 km a nord della capitale giordana Amman e a 30 km dal confine siriano. Nella notte di martedì primo marzo le forze speciali giordane hanno neutralizzato una presunta cellula di ISIS, “pronta a destabilizzare il Paese” secondo quanto riferito dal primo ministro Abdullah Ensour in parlamento. La polizia avrebbe infatti trovato armi, munizioni e cinture esplosive nel quartiere di Hanina in un campo di profughi palestinesi. Nell’operazione sono stati arrestati tredici jihadisti e uccisi altri sette. Un ufficiale giordano ha perso la vita e altri quattro agenti sono rimasti feriti.  La cellula era sorvegliata dai servizi segreti giordani da tempo.

 

Jordan's King Abdullah and his brother Prince Faisal attend the funeral of Captain Rashed Zyoud in Zarqa

(Re Abdullah ai funerali dei militari uccisi nel blitz contro ISIS a Irbid)

 

Irbid, la seconda maggiore città giordana dopo Amman, ospita un’elevata concentrazione di rifugiati siriani e palestinesi. A Irbid sorge uno dei dieci campi UNRWA (United Nations Relief and Works Agency) per rifugiati palestinesi presenti in Giordania, dove vivono oltre due milioni di persone registrate. Il campo di Irbid fu uno dei primi quattro a essere stabilito nel Regno hascemita nel 1951, dopo la guerra israelo-palestinese del 1948, e negli anni ha subito un processo di graduale inurbamento che lo ha di fatto integrato al resto della città. I campi profughi, dove la disoccupazione è alta e i servizi molto limitati, si sono dimostrati finora un terreno estremamente fertile per i militanti radicali tanto in Giordania quanto nel vicino Libano.