LIBANO -

L’impegno militare in Siria a sostegno di Assad e l’invio di rinforzi agli Houthi in Yemen hanno causato una spaccatura all’interno del Partito di Dio. Sempre più in discussione la leadership del segretario

Lebanon's Hezbollah leader Nasrallah talks to his Lebanese and Yemeni supporters through a giant screen during a speech against U.S.-Saudi aggression in Yemen, in Beirut's southern suburbs

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Hezbollah, il partito sciita guidato dal segretario Hassan Nasrallah, non è immune alla crisi che da mesi sta investendo il Libano. In un Paese travolto dall’arrivo di miglia di profughi in fuga dalla guerra siriana, con la minaccia di attacchi jihadisti alle porte e nel pieno di una crisi politica e istituzionale che si protrae da ormai quindici mesi, il Partito di Dio sta attraversando una crisi d’identità che presto potrebbe arrivare a mettere in discussione la stessa autorità del suo leader.

 

A dimostrarlo è la recente spaccatura interna all’organizzazione, maturata dopo che, lo scorso 18 agosto, Nasrallah ha comunicato l’intenzione di voler attivare due nuovi comandi militari: uno ad Hermel, nella valle della Bekaa; l’altro in un altro punto al confine con la Siria. Una mossa azzardata secondo l’opposizione interna al movimento, poiché non farebbe altro che esporre ulteriormente le milizie del partito al fuoco nemico dei gruppi jihadisti – su tutti Stato Islamico e Jabhat Al Nusra – facendo sgorgare altro sangue per una causa – quella per la difesa del governo del presidente siriano Bashar Assad – che a molti in Libano sembra ormai perduta.

 

Il fallimento delle spedizioni militari a sostegno di Damasco, iniziate quattro anni fa allo scoppio della guerra civile in Siria, è d’altronde sotto gli occhi di tutti: da allora oltre 1.800 combattenti di Hezbollah sono stati uccisi e altri 3mila sono rimasti gravemente feriti. Perdite pesanti che la campagna di reclutamento avviata dalla dirigenza del partito nella parte meridionale del Libano e nella valle della Bekaa non ha contribuito a sopperire.

 

A follower of the Houthi group holds up a poster of Lebanon's Hezbollah leader Sayyed Hassan Nasrallah during a demonstration against the Saudi-led air strikes in Sanaa

Yemen, Sanaa. Ribelli sciiti Houthi inneggiano al leader di Hezbollah Hassan Nasrallah

 

A gettare benzina sul fuoco potrebbe essere adesso anche un’altra scelta della leadership, rispetto alla quale Nasrallah non pare intenzionato a fare alcun passo indietro. Oltre che tenere fede all’impegno preso in Siria, il segretario sarebbe infatti intenzionato ad aumentare il sostegno nei confronti dei ribelli sciiti Houthi, impegnati in Yemen a resistere ai bombardamenti in serie e agli attacchi di terra sferrati dai Paesi membri della coalizione araba guidata da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, intervenuti per ristabilire al potere il presidente Abdrabbuh Mansour Hadi, destituito da un colpo di Stato nel gennaio scorso.

 

Nasrallah ha incaricato Khalid Mohammad Harb, uno dei suoi consiglieri, di coordinare una squadra di istruttori per addestrare gruppi di ribelli sciiti e metterli nelle condizioni di poter affrontare situazioni di guerriglia urbana. Gli addestramenti sono in corso in alcuni campi situati alla periferia di Sada’a, roccaforte degli Houthi situata nel nord dello Yemen. Questa mossa, però, è osteggiata da una parte sempre più ampia del partito, che teme che un coinvolgimento di Hezbollah in Yemen avrà come unico effetto quello di esporre i militanti inviati a combattere a un nuovo martirio. Così come sta avvenendo in Siria.