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Il capo del Federal Bureau James Comey avrebbe coperto l’ex Segretario di Stato. Sotto i riflettori anche il Procuratore Generale Loretta Lynch, sospettata di aver chiuso un occhio sui reati della Clinton

U.S. Democratic presidential candidate Hillary Clinton closes her eyes as she leads a discussion on gun violence prevention in Hartford, Connecticut, U.S.

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di Tersite

L’ex Federal Marshal dell’East District of California, Antonio “Tony” Amador, ha chiesto pubblicamente le dimissioni del capo dell’FBI James Comey, per le sue dichiarazioni sul cosiddetto “emailgate”, l’indagine relativa alle mail classificate scambiate da Hilary Clinton su suoi account privati quando era Segretario di Stato. Negli USA i Marshal sono responsabili del funzionamento delle Corti Federali e dell’esecuzione dei loro ordini, su tutti la presa in custodia. Svolgono quindi un servizio, istituito nel Judiciary Act del 1789, parallelo a quello dell’FBI, che svolge quello di Polizia Federale.

 

Amador, un uomo con circa quarant’anni di esperienza nelle forze dell’ordine, afferma di non aver preso questa decisione alla leggera. Ma vi si è risolto perché non è mai stato testimone di un più grave atto d’inadempienza del dovere d’ufficio da parte di un alto funzionario. Come Amador, anche il capo dell’FBI Comey è repubblicano, è stato vice Procuratore Generale sotto G. W. Bush, ed è però stato nominato da Obama.

 

Sull’emailgate, Comey ha rilasciato un’improvvisa dichiarazione stampa in cui, dopo mesi d’indagini intensive, ha raccomandato la non prosecuzione legale di Hillary Clinton per la sua inosservanza delle regole di sicurezza su informazioni classificate nel periodo in cui era Segretario di Stato. Eppure la legge in materia dice che “Chiunque, 1) in possesso legale o controllo di informazioni […] inerenti la difesa nazionale, con grande negligenza, permette che vengano rimosse dal loro luogo di custodia, o consegnate a chiunque in violazione della sua fiducia, o perse, rubate, sottratte, o 2) ne abbia conoscenza […] deve essere condannato a una pena massima di 10 anni”.

 

Per l’ex Marshal Amador, dunque, James Comey ha impiegato larga parte della sua press conference per elencare come Hillary Clinton l’abbia violata, salvo poi raccomandare la sua non prosecuzione. Comey ha parlato infatti di “great carelessness” (grande trascuratezza) da parte della Clinton. Ma questa definizione è nient’altro che un sinonimo di quella “grande negligenza” che indica la legge per descrivere il reato. Sembra di essere tornati ai giochi di parole di Bill Clinton quando di fronte alla Commissione d’inchiesta per il caso Lewinsky sostenne che un atto orale non fosse un atto sessuale.

 

FBI Director Comey testifies before House Oversight and Government Reform Committee in Washington

(Il capo dell’FBI James Comey) 

 

La condanna della stampa sull’emailgate

La moglie Hillary ha fatto di peggio, negando categoricamente che quelle mail riguardassero informazioni classificate. E già soltanto per questa menzogna – motivo ritenuto sufficiente dal New York Times per toglierle il supporto – potrebbe essere perseguibile dalla legge. Il 9 luglio scorso, l’influente quotidiano newyorchese ha definito questa reiterata commistione di reati e bugie della coppia come The Clinton Contamination.

 

Anche il Washington Post ha criticato severamente i Clinton, raccogliendo tutte le loro bugie sotto la classificazione di Pinocchios e pubblicando un sondaggio successivo alle dichiarazioni di Comey secondo cui ben il 56% degli americani disapprova la scelta dell’FBI e il 31% dell’elettorato democratico. Per gli americani si conferma un fatto imperdonabile che un politico dica bugie (Nixon ci si è giocato la presidenza).

 

A giustificazione della sua richiesta di non prosecuzione, Comey ha detto che Hillary Clinton non aveva l’intento di commettere violazioni della sicurezza su informazioni classificate, seppure la legge non parli di alcun “intento” nella negligenza. Quindi, in sostanza il capo dell’FBI ha di fatto affermato che ci sono stati reati sulla sicurezza per poi passarci sopra modificando sua sponte la legge. Ma, ed è forse più grave, l’FBI non ha potere di decidere sulla perseguibilità, il Bureau come polizia ha solo il compito di inviare un rapporto ai magistrati: spetta ai Procuratori federali decidere se perseguire o meno, con rimando al Ministero o a un Grand Jury Federale.

 

Perché Comey ha coperto la Clinton

Quindi Comey, immemore di essere capo del Bureau e non più Giudice Federale di un Distretto di New York (quale in precedenza è stato), ha di fatto soverchiato il General Attorney (Procuratore Generale) Loretta Lynch, sostituendosi e compiendo così un abuso di potere. Oppure, visto che a fine giugno era trapelata la notizia di un incontro clandestino, in evidente conflitto d’interessi, tra Loretta Lynch e Bill Clinton all’aeroporto di Phoenix, Comey ha voluto offrire al General Attorney una copertura al più alto livello.

 

Con questa copertura, la Lynch potrà ora esonerare la Clinton da un’incriminazione che le avrebbe sbarrato la corsa verso la Casa Bianca, senza farla apparire come una sua connivente scelta ma perché così ha raccomandato l’FBI nell’autorevole persona del suo direttore, per giunta un repubblicano. Va anche detto, però, che nell’ordinamento americano, l’FBI dipende direttamente dal Ministro della Giustizia, cioè dalla stessa Lynch.

 

Lynch is sworn in to testify before a House Judiciary Committee hearing on Capitol Hill in Washington, U.S.

(Il Procuratore Generale Loretta Lynch)

 

Nel caso in cui Comey avesse davvero fatto da sponda alla Lynch, il suo dolo sarebbe doppio. In un colpo solo avrebbe dato copertura sia alla Clinton che al ministro della Giustizia, per cavare entrambe da una più che imbarazzante posizione. La Clinton ha ripetutamente mentito pubblicamente, affermando di non aver mai fatto transitare mail con dati classificati sui server privati dei suoi account personali. Affermazione però smentita dall’FBI. Ma, fatto ancor più grave, la Clinton ha fatto distruggere quelle mail rivendicandone la natura assolutamente privata. Difatti, l’FBI ha ricostruito e recuperato i contenuti classificati lavorando proprio su quella cancellazione.

 

In caso di condanna per negligenza nel trattare dati classificati, si sarebbe così aggiunta l’aggravante di “ostruzione alla giustizia” per la distruzione di prove in un’indagine federale. Reato fissato nella Legge Federale alla sezione 519 (Sarbanes–Oxley Act, 2002) che prevede una pena massima di vent’anni.

 

Gli intrecci e le salvaguardie tra istituzioni

Se Richard Nixon venne incriminato per ostruzione alla giustizia per la sua copertura del caso Watergate e messo alle corde dal giudice capo di Washington D.C. John Sirica, repubblicano come il presidente, la democratica Clinton è stata invece graziata da un capo dell’FBI repubblicano. Altri tempi quelli in cui, pur nel costante pasticciamento tra Washington e Casa Bianca, permanevano nelle istituzioni americane figure nostalgiche dei fondativi principi costituzionali a voler tenere il punto della Legge. Che è poi il motivo della richiesta di dimissioni per Comey avanzata da Tony Amador.

 

In caso contrario, tutto il sistema giudiziario americano potrebbe collassare, considerato che Comey secondo Amador avrebbe “trasformato il Bureau in una macchina politica al servizio di Washington”, manifestando pubblicamente il doppio valore di regole per le élite e per la gente comune. Presupposto per cui chiunque d’ora in avanti potrebbe sentirsi meno costretto a seguire la Legge.

 

FILE PHOTO 9AUG74 - U.S. President Richard Nixon (L), listened to by First lady Pat Nixon and daught..

(Washington, 9 agosto 1979: Nixon annuncia le dimissioni dopo lo scandalo Watergate)

 

Forse oggi per gli USA, più del problema del rispetto della Legge vi è quello dell’incapacità di esprimere leadership all’altezza dei gravosi compiti che il paese ha di fronte. Visto che le facce da avanscena non sembrano neanche più capaci di nascondere gli sponsor per i cui interessi intendono conquistare la Casa Bianca. Hillary Clinton prossimo presidente degli Stati Uniti potrebbe rivelarsi un disastro. Dato che, oltre al suo fanatismo bellicista, si porterebbe appresso la congerie di “yes men” che l’hanno sostenuta nello svicolare dalle sue (ir)responsabilità da Segretario di Stato: dagli avvocati che non l’hanno dissuasa dal distruggere prove a chi ha eseguito materialmente la cancellazione delle mail incriminanti, senza considerare che nell’informatica non basta cancellare per eliminare definitivamente i dati.

 

Il paradosso di un presidente “sotto tutela”

Da ultimo, va segnalato che il Comitato di Vigilanza della Casa dei Rappresentanti (Parlamento) ha chiamato in audizione James Comey, mettendolo sotto pressione per le sue contraddittore affermazioni sull’emailgate. La Clinton, in aperto spregio delle funzioni di controllo della democrazia americana, ha subito detto che l’inchiesta “era una vergogna finanziata dai contribuenti”.

 

Ma nell’audizione Comey, incalzato dal Presidente dei Rappresentanti, il repubblicano Paul Ryan, ha dovuto ammettere che, pur senza una prosecuzione criminale, il comportamento negligente della Clinton poteva essere sanzionato con altre punizioni, come la revoca del nullaosta di sicurezza.

 

Per quanto i repubblicani siano imbufaliti che anche in un caso così evidente la candidata democratica riesca a evitare un’incriminazione, già la sola revoca del nulla osta di sicurezza creerebbe una situazione del tutto paradossale. Dato che sarebbe completamente inconciliabile con il ruolo che la Clinton ricoprirebbe, se eletta presidente. Un presidente sotto tutela per la propria dimostrata incapacità di gestire informazioni riservate.

  • Martino Mireles

    Poca differenza tra Repubblicani e Democratici, oramai più interessati al potere che al bene del popolo. Fortunatamente molta parte degli Americani non sono degli stupidi come pensano i “politici” di Washington sempre presi ai loro giochi di guerra.