STATI UNITI D'AMERICA -

L'ex first lady "è il passato" secondo lo sfidante repubblicano Marc Rubio. Ma il candidato repubblicano di origini cubane è insidiato a destra da un altro nome noto, Jeb Bush.

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Vecchia e nuova politica negli Stati Uniti si assomigliano sempre. Sarà forse per questo che le stelle che brillano più delle altre nella bandiera americana che si staglia sulla Casa Bianca portano ancora il nome di Clinton e Bush.

 

 

Due nome, due dinastie. Lei, Hillary ha un prestigioso curriculum. Avvocatessa, first lady, segretario di Stato, ma soprattutto politico senza scrupoli, cui non mancano quella determinazione e quello spirito accentratore che potrebbe servire alla nazione in un periodo di rinascita economica interna ma dalle fosche prospettive in politica estera.

 

 

Lui, Jeb Bush, fratello e figlio di due presidenti, determinante nella vittoria di George W. Ai tempi in cui era governatore della Florida, ha dalla sua poco altro nel cursus honorum se non i numeri dispari. Suo padre fu il 41esimo presidente degli Stati Uniti, suo fratello maggiore è stato il 43esimo e lui corre per divenire il 45esimo capo di Stato americano. Il suo aiuto verrà dunque dall’ambiente familiare, che ha tutto l’interesse a far proseguire la dinastia sugli stessi binari dei suoi illustri precedessori.

 

“Marc Rubio punta sui latinos, Jeb Bush sul proprio cognome”

 

 

“Dobbiamo fare meglio di quanto ha fatto la politica estera di Obama e della Clinton, che hanno danneggiato i rapporti con i nostri alleati e rinforzato i nostri nemici. Meglio delle politiche economiche che hanno aumentato il debito e impedito la crescita economica. So che possiamo fare di meglio e che insieme lo faremo” ha detto giusto un paio di giorni fa, prima di sciogliere la riserva sulla sua candidatura ufficiale. Che invece è già arrivata sia in casa Clinton nel partito dell’asinello, sia nel partito dell’elefantino.

 

 

Se tra i democratici la corsa di Hillary è quasi una volata in solitaria, a meno di sorprese – il tentativo di azzoppare la sua candidatura con la storia dell’uso improprio delle mail della Segreteria di Stato era al limite dell’azzardo e infatti si è già dissolta -  la corsa alle primarie in casa repubblicana è invece molto più insidiosa, almeno per il “figlio d’arte” texano.

 

 

La sfida tra i repubblicani

 

 

Il Grand Old Party ha una notevole possibilità di riuscire con un altro governatore della Florida, il giovane senatore Marc Rubio. Il quale ha esordito affidando un messaggio preciso agli americani: “Hillary Clinton è il passato” ha detto il candidato del GOP, indicando implicitamente il vero avversario alle presidenziali e lanciando così un assist involontario alla donna più influente d’America (dopo Oprah e Michelle Obama, s’intende).

 

 

Il centro del messaggio di Marc Rubio è chiaro, far avanzare le nuove generazioni. E quando in America si parla di nuove generazioni, si parla anche e soprattutto dei latinos, da cui lo stesso Rubio discende in quanto la sua famiglia è di origini cubane. Il che è un grande vantaggio in un’epoca in cui Cuba e gli Stati Uniti ritrovano il dialogo e si apprestano a cancellare quarant’anni di embargo.

 

 

I trend nazionali americani, inoltre, indicano che gli ispanici crescono più rapidamente di ogni altra etnia in America. Nel 2014 hanno superato per numero anche la comunità nera e, sul totale della popolazione americana, oggi sono secondi solo ai bianchi tra le etnie. In Texas, inoltre, gli ispanici supereranno presto anche la stessa comunità bianca. Una notizia non buonissima per Jeb Bush, anche se sua moglie Columba fa Garnica Gallo di cognome, è messicana e parla meglio lo spagnolo dell’inglese. Ma contro di lei sono già partite le campagne denigratorie che la dipingono come avida “shopaholic” cioè malata di shopping, soprattutto preziosi. Ciò nonostante, Bush ha dalla sua una macchina per la raccolta fondi mostruosa, con la quale Rubio non può competere e dovrà perciò puntare tutto su una campagna più mirata e consapevole.

 

 

Rick Wilson, uno stratega repubblicano che vanta legami sia con Bush che con Rubio, ha descritto questa disparità di risorse con una battuta calzante: “Jeb sta costruendo i New York Yankees, Marco sta giocando a Moneyball”. Il riferimento è al celebre caso degli Oakland Athletics’, la squadra di baseball che, pur senza budget rispetto ai campioni, quasi vinse il campionato basandosi sulle sole percentuali statistiche di ogni singolo giocatore.

 

La strada in discesa per la Clinton

 

Sia come sia, da un lato i repubblicani Jeb Bush e Marc Rubio duelleranno fino all’ultimo colpo per strappare il consensus dell’elettorato ispanico e garantirsi le primarie. Mentre, dall’altro lato Hillary gioca la partita in solitaria, quasi come se fosse un presidente in carica che corre per il suo secondo mandato.

 

 

E a lei l’aiuto viene da una serie di finanziatori e fondazioni che non ha pari negli Stati Uniti. Oltre ai big americani Microsoft, Walmart, General Electric, Bank of America Foundation, Chevron, Visa, Ford Foundation, Goldman Sachs Group e Coca Cola Company, tanto per citarne alcuni, a finanziare la Clinton Foundation ci sono anche numerosi Paesi stranieri, tra i quali: Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi, Oman, Brunei e la Cina, attraverso Alibaba Group, il colosso elettronico che compete a Google l’egemonia del mercato digitale.

 

 

Ragion per cui, gli altri nomi dei possibili candidati per le primarie che circolano nel partito democratico, su tutti quello della senatrice liberal Elizabeth Warren, e del nuovo sindaco di New York, Bill De Blasio, sono considerati al momento poco più che delle comparse. A parte George Clonney, che invece è un vero attore. Ma niente di più. Vedremo se alla fine della corsa per le presidenziali 2016 conteranno di più i soldi, le capacità attoriali o i contenuti.