STATI UNITI D'AMERICA -

I risultati dell’indagine condotta dall’FBI non incriminano l’ex first lady ma gettano nuove ombre sulla sua reputazione. Nel terreno viscido delle polemiche Trump parte avvantaggiato

U.S. Republican presidential candidate Donald Trump speaks at a campaign event at Clinton Middle School in Clinton

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di Alfredo Mantici

Portsmouth, New Hampshire. Qui Hillary Clinton e Bernie Sanders metteranno ufficialmente la parola “fine” alla loro rivalità politica oggi, martedì 12 luglio 2016, e inizieranno a lavorare per cercare di unire i democratici contro Donald Trump.

 

Nelle prossime settimane si terranno quindi i due passaggi fondamentali del lungo processo che porterà gli elettori americani, il prossimo novembre, a scegliere il successore di Barack Obama alla presidenza del Paese. Dal 18 al 21 luglio, infatti, i delegati repubblicani sceglieranno il loro candidato e altrettanto faranno i delegati democratici nella convention che si terrà tra il 25 e il 28 dello stesso mese. Anche se, visti i risultati delle primarie, il risultato è scontato: Donald Trump affronterà Hillary Clinton nella corsa per la conquista della Casa Bianca.

 

 

 

 

La lunga campagna per le primarie ha fatto conoscere agli elettori americani tutte le sfaccettature del carattere e dei progetti politici dei due candidati. Mentre Trump con le sue guasconate contro gli immigrati spaventa le comunità ispaniche e i Paesi vicini del Centro America, la Clinton non riesce a far breccia in un ceto medio impoverito dalla crisi economica scatenata da un sistema bancario e finanziario del quale, a torto o a ragione, la candidata democratica è ritenuta essere una spavalda sostenitrice.

 

U.S. Democratic presidential candidate Hillary Clinton takes the stage for a campaign speech outside the shuttered Trump Plaza in Atlantic City

(Hillary Clinton prima di un comizio ad Atlantic City)

 

Durante la campagna delle primarie, quando si è profilato il successo di Trump in campo repubblicano e quello della ex first lady tra i democratici, i due candidati hanno iniziato a scambiarsi staffilate reciproche. La Clinton, forte del sostegno della stampa liberal dell’Est progressista degli Stati Uniti e della sua passata esperienza come segretario di Stato, ha puntato molto sull’inaffidabilità di Trump, dipinto come un arruffone in politica interna e un incompetente in politica estera. Trump ha ricambiato definendo la candidata democratica esponente prezzolata di quel sistema politico ed economico che a suo dire ha reso l’America “più debole” impoverendone vasti strati della popolazione.

 

L’inchiesta dell’FBI

Alcuni recenti episodi molto imbarazzanti per la Clinton lasciano tuttavia prevedere che nella prossima campagna elettorale si parlerà sempre meno di politica ma si punterà piuttosto sul tema della mancanza di affidabilità e di correttezza dell’avversario. Si tratterà di una sfida dialettica senza esclusione di colpi che, però, nonostante il parere degli esponenti del politically correct che sostengono a spada tratta Hillary Clinton, potrebbe vedere quest’ultima in gravissime difficoltà proprio sul suo terreno, quello dell’affidabilità e della competenza. Pesa infatti sul futuro della campagna della Clinton il problema delle mail segrete. Nel 2015 uno scoop del New York Times rivelò che tra il 2009 e il 2013, mentre svolgeva il suo incarico di segretario di Stato, la signora Clinton usò il suo account privato di posta elettronica per ricevere e spedire oltre 30.000 mail di servizio, molte delle quali contenenti informazioni top secret. Dopo la diffusione di questa notizia la Clinton si è affrettata a tentare di limitare i danni sostenendo che nessuna delle mail contenute nel suo server privato contenevano notizie “classificate” e che l’uso del suo account era stato motivato solo da esigenze di lavoro.

 

FBI Director Comey testifies before House Oversight and Government Reform Committee in Washington

(Il direttore dell’FBI James Comey)

 

In America il carteggio istituzionale viene tutelato con molta serietà e severità, su incarico del procuratore generale degli Stati Uniti (il ministro della Giustizia). L’FBI ha avviato nei mesi scorsi un’inchiesta ufficiale sul problema dalla quale, secondo indiscrezioni fatte trapelare dal Washington Post, “i problemi di mail di Hillary Clinton potrebbero essere peggiori di quello che pensavamo”.

 

I risultati dell’inchiesta sono stati resi pubblici lo scorso 5 luglio dal direttore del Bureau, James Comey nel corso di una breve conferenza stampa. Pur sostenendo che l’indagine della polizia federale non ha portato alla luce “comportamenti illegali o criminali” da parte delle persone indagate – e, cioè, la Clinton e i suoi avvocati – Comey ha messo in evidenza alcuni fatti preoccupanti. Infatti gli investigatori federali hanno potuto accertare che almeno 110 delle mail esaminate contenevano dati top secret e che comunque mancavano all’appello altre centinaia di lettere distrutte dal team legale della Clinton prima che venisse consegnato tutto il carteggio al dipartimento di Stato.

 

Nel descrivere il comportamento della candidata presidenziale in tutta la vicenda, il direttore dell’FBI l’ha definita reckless” (avventata, sconsiderata) per aver usato degli account non protetti e quindi aggredibili facilmente dagli hacker, per aver dichiarato il falso (la Clinton ha sempre negato di aver usato la sua mail per trattare argomenti d’ufficio, ndr) e per aver, seppure apparentemente “senza dolo”, fatto distruggere dai suoi avvocati le mail incriminate.

 

A truck decorated to support U.S. Republican presidential candidate Donald Trump is parked near the site of a campaign rally with U.S. Democratic presidential candidate Hillary Clinton and U.S. Vice President Joe Biden in Scranton

(Manifesti elettorali a sostegno di Trump a Scranton in Pennsylvania)

 

Quali conseguenze per la campagna di Hillary?

Si tratta di accuse che se non possono portare a un’incriminazione formale, possono comunque mettere piombo nelle ali della campagna presidenziale della Clinton vista anche l’estrema sensibilità del pubblico americano sul tema della verità e sulla sua nota indisponibilità a perdonare i politici bugiardi. Dopo avere per mesi accusato Trump di inaffidabilità e di incompetenza, ora la prima candidata donna alla Casa Bianca si trova a essere accusata a sua volta – e non dal suo sfidante ma dal direttore della Polizia Federale – di essersi comportata in modo negligente mentre reggeva la politica estera del Paese. Inoltre su di lei pesa anche l’accusa di aver mentito durante l’inchiesta a sua carico, tanto che le sue affermazioni sono state definite dal Washington Post, che finora aveva apertamente sostenuto Hilary, pinocchios.

 

Non è poco per una candidata che finora ha puntato tutte le sue carte sull’inaffidabilità del suo avversario in contrasto con la propria correttezza e sperimentata competenza di governo. Adesso, nei mesi che ci separano dall’ultimo atto delle presidenziali, la Clinton dovrà tentare – non si sa con quali possibilità di successo – di far dimenticare agli elettori americani che un alto esponente delle istituzioni l’ha definita, carte alla mano, “reckless”: imprudente, sconsiderata e, soprattutto, bugiarda.