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Il costituzionalista Ciro Sbailò analizza in un libro la questione islamica, prendendo in esame i principali fenomeni geopolitici contemporanei e le minacce del terrorismo e dei nuovi radicalismi

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L’Islam si espande e l’Occidente arretra, sul piano demografico e su quello culturale”. Negli anni della nascita e dell’affermazione del Califfato di Abu Bakr Al Baghdadi, è questa una delle sfide cruciali che minaccia la stabilità globale e il mantenimento di un giusto equilibrio tra le religioni e le rispettive aree di professione e influenza.

 

Un tema di fondamentale importanza, analizzato nel libro I diritti di Dio. Le cinque sfide dell’Islam all’Occidente (Edizioni Libreriauniversitaria.it) da Ciro Sbailò, professore di Diritto pubblico comparato nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Kore di Enna, dove dirige SKAI – Centro Studi Kore sul costituzionalismo Arabo e Islamico e la rivista Alexis.

 

Su gentile concessione dell’autore e della casa editrice, pubblichiamo un estratto dell’introduzione del libro.

 

di Ciro Sbailò

L’Islam si espande in Occidente e mette in serio imbarazzo i costituzionalisti europei. Ma l’imbarazzo dei costituzionalisti cresce anche di fronte a questioni di natura geopolitica. Ad esempio, al di là della disputa sugli esiti della Primavera araba, resta il fatto che il suo svolgersi ha comportato un rafforzamento della presenza islamica nelle istituzioni e nella società del Medio Oriente e del Nord Africa. Ora, è difficile negare come la presenza, nell’area, di regimi autoritari e leali con l’Occidente risulti di gran lunga preferibile, da un punto di vista europeo e americano, a quella di regimi altamente legittimati sul piano democratico, ma di orientamento marcatamente islamico, e perciò fragili, in quanto esposti alle destabilizzazioni provocate dalla diffusione dell’Islam radicale.

 

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Può essere imbarazzante, per un costituzionalista, dover scegliere tra la sicurezza politica e la legalità costituzionale. E questo vale, come s’è visto, anche per i problemi della società multietnica. Ma l’epistemologia ci insegna che quando ci si trova di fronte a un’aporia, bisogna cambiare paradigma. Detto altrimenti: se le conseguenze di un dato ragionamento sono assurde, allora bisogna trovare nuove premesse. Le premesse dalle quali muovono le nostre analisi dell’attualità geopolitica dell’Islam sono, grosso modo, le seguenti: a) lo scacchiere geopolitico del mondo islamico è composto di “Stati”, all’interno dei quali la maggioranza della popolazione è di religione islamica; b) in Occidente non c’è una comunità islamica, ma esistono (molti) individui, di religione islamica; c) la secolarizzazione dello spazio pubblico e la neutralizzazione di tutte le istanze comunitarie sono condizioni necessarie e sufficienti perché vi siano lo stato di diritto e la democrazia. Queste premesse sono sbagliate, non perché in esse ci sia qualcosa di falso, ma perché si sono rivelate poco utili alla comprensione scientifica e alla trattazione politica della questione islamica.

 

Ciò spiega il crescente interesse della dottrina costituzionale per l’Islam: la posta in gioco, infatti, è la validità di categorie analitiche (individuo, Stato, ecc.) considerate indiscusse per svariati decenni, se non proprio per qualche secolo. Queste categorie ci hanno impedito, per anni, di riconoscere l’esistenza di una questione islamica, nell’Occidente e sul piano globale, intesa come questione non meramente “religiosa”, ma politica in senso ampio.

 

Cercheremo, qui, innanzitutto di portare alla luce l’erroneità di quelle categorie, proponendo di sostituirle con altre. A tale scopo, cercheremo in primo luogo di definire la questione islamica, prendendo in esame anche i principali fenomeni geopolitici contemporanei ad essa correlati. Passeremo, poi, a esaminare gli elementi-chiave della dottrina costituzionale islamica. Infine, avanzeremo una proposta interpretativa, di cui anticipiamo qui il senso: l’Occidente ha dentro di sé le risorse per raccogliere la sfida dell’Islam contemporaneo e stabilire con quest’ultimo un rapporto dialettico, fatto di dialogo e di antagonismo razionalizzato.