IRAN -

La candidatura dell’ex presidente molto probabilmente verrà bocciata dal Consiglio dei Guardiani su indicazione della Guida Suprema. Rouhani corre pertanto da favorito. L’analisi di Nicola Pedde, direttore dell’Institute for Global Studies

Iranian President Ahmadinejad

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di Rocco Bellantone

 

Il 12 aprile, il giorno successivo alla consegna al ministero degli Interni iraniano delle prime liste ufficiali dei candidati alle elezioni presidenziali del 19 maggio, a fare notizia è stato il ritorno in scena di Mahmoud Ahmadinejad. La sua candidatura è destinata però a cadere nel vuoto. La partecipazione al voto dell’ex presidente iraniano è stata infatti sconsigliata direttamente dalla Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, motivo per cui è molto probabile che nelle prossime settimane arriverà la bocciatura definitiva da parte del Consiglio dei Guardiani. Della questione, dell’inizio della campagna elettorale in Iran e della corsa apparentemente senza ostacoli del presidente uscente Hassan Rouhani Lookout News ha parlato con Nicola Pedde, direttore dell’Institute for Global Studies.

 

Dunque Ahmadinejad non sarà protagonista di queste elezioni?

Ahmadinejad, di fatto, è stato squalificato. La stessa Guida Suprema ha fatto capire chiaramente che l’ex presidente non è più candidabile. Di fronte a un’indicazione espressa dalla leadership, il Consiglio dei Guardiani non potrà che comportarsi di conseguenza. Praticamente è fuori dai giochi e, se vi rientrerà, lo farà solo tramite un candidato terzo che sarà espressione della sua linea politica. Ahmadinejad è un politico ambizioso, ha ancora un buon numero di sostenitori soprattutto perché negli anni in cui è stato presidente ha elargito fondi pubblici in modo populista e i contesti che ne hanno beneficiato all’epoca lo appoggiano ancora oggi. I fatti dicono però che la sua politica economica ha portato il paese al collasso. Sul piano della sicurezza l’Iran è stato esposto a enormi rischi e la sua immagine all’estero è stata fortemente danneggiata.

 

Oltre il presidente uscente Rouhani, chi si presenta ai blocchi di partenza di queste elezioni?

Rouhani guida una coalizione di pragmatici e riformisti nella quale sostanzialmente non figurano altri candidati. Questo serve a concentrare il maggior numero di voti unicamente sulla sua figura. La coalizione delle forze conservatrici si presenta invece con una rosa di cinque nomi, emersi da delle “primarie” effettuate nelle varie circoscrizioni del paese. Il nome più interessante è certamente quello di Ebrahim Rajsi, candidato dell’ala ultraconservatrice, membro della magistratura religiosa e dell’Assemblea degli Esperti (organismo decisionale chiave del Paese poiché elegge la Guida suprema, ndr). La fondazione che presiede, Astan Qods Razavi, è una delle più ricche del Paese. Rajsi è considerato molto vicino all’ayatollah Khamenei, ma su di lui pesa l’accusa di essere stato membro nel 1988 della giuria che emise un verdetto di esecuzione nei confronti di circa 2mila oppositori politici. È una macchia sulla sua carriera che in questa campagna potrebbe costargli soprattutto i voti dell’elettorato più giovane. Tra i candidati indipendenti a emergere finora è stata Marziyeh Vahid Dastjerdi, ministro della Salute nel governo di Ahmadinejad e prima donna che si candida alla presidenza dell’Iran.

 

Iranian President Hassan Rouhani(Il presidente iraniano Hassan Rouhani) 

 

Rouhani non dovrebbe avere particolari problemi a essere rieletto?

È sicuramente il favorito, ma nell’ambito di un quadro politico abbastanza teso. Nell’ultimo anno le forze di opposizione lo hanno attaccato continuamente accusandolo di aver completamente fallito nella sua politica di gestione dell’economia e dei rapporti con l’esterno. Nel mirino delle critiche c’è soprattutto l’accordo sul programma nucleare iraniano che ha raggiunto con Barack Obama. Un’intesa che a detta dei suoi detrattori avrebbe portato alla svendita di un asset strategico della Repubblica Islamica in cambio di niente, in quanto molte banche e società estere rimangono riluttanti a operare in Iran viste le pressioni esercitate dagli Stati Uniti nonostante il ritiro delle sanzioni. La verità, però, è che l’economia iraniana sta andando bene. Quando Rouhani è stato eletto nel 2013 l’inflazione era a circa il 40%, oggi è scesa al 10%. Il PIL cresce in media del 7% all’anno. È vero che ci sono tanti contratti firmati ma pochi di essi sono operativi, ma il ritorno delle grandi compagnie è un dato di fatto. Il vero tallone di Achille dell’Iran resta la disoccupazione. La media è del 12% che arriva al 30% nella fascia giovanile. Il dato può essere abbassato solo con investimenti dall’estero che favoriscano lo sviluppo infrastrutturale del paese. Dietro le accuse a Rouhani ci sono però altri interessi.

 

Marziyeh Vahid Dastjerdi(La candidata indipendente Marziyeh Vahid Dastjerdi)

 

Quali?

Soprattutto quelli dell’industria militare legata ai Pasdaran (la Guardia Rivoluzionaria iraniana, ndr) che vede con preoccupazione l’apertura del paese ai mercati internazionali. Avendo operato quasi per trent’anni in regime di monopolio, i Pasdaran temono adesso che competitor esteri possano accedere liberamente al mercato iraniano. La gestione dei rapporti con questo centro di potere industriale sarà al centro dei negoziati interni che dovrà portare avanti la nuova amministrazione presidenziale.

 

Che posizione sta mantenendo la Guida Suprema in questa campagna elettorale?

In Occidente guardiamo alla Guida Suprema iraniana in modo eccessivamente stereotipato, pensiamo che sia lei a decidere tutto. Non è affatto così. L’ayatollah Ali Khamenei svolge principalmente la funzione di moderatore tra le parti politiche. Ha una visione molto chiara rispetto alla politica estera ed economica dell’Iran. Ha sempre detto a Rouhani di non fidarsi degli americani, ma in questi anni non lo ha mai ostacolato e anzi lo ha sempre sostenuto anche nella conduzione dei negoziati con la comunità internazionale. Certamente un profilo come quello di Rajsi si avvicina maggiormente alle sue idee. Ma specie dopo i disordini del 2009 (quando in vista delle elezioni Ahmadinejad ordinò una dura repressione dei sostenitori dei suoi oppositori, ndr), la Guida Suprema si è posta come obiettivo principale quello di evitare violenze e scontri.

 

Ebrahim Raeesi(Da sinistra Ebrahim Rajsi e l’ayatollah Ali Khamenei)

 

Guerra in Siria e rapporti con gli Stati Uniti: le questioni di politica estera quanto stanno influendo su questa campagna elettorale?

La politica estera non sta pesando molto nel dibattitto di questa campagna elettorale, e ciò vale anche per l’ultima offensiva americana in Siria (contro la base aerea siriana di Al Shayrat, ndr). A differenza di quello che dicono i giornali occidentali gli iraniani non considerano Trump una minaccia, lo vedono piuttosto come un pragmatico, come una figura che cerca il negoziato e non lo scontro. Per gli iraniani Trump non ha alcuna intenzione di muovere guerra a Teheran. Come ho detto, il disgelo con gli Stati Uniti sponsorizzato da Obama non è stata ben visto dall’establishment militare iraniano che considera il mantenimento di un clima di tensione con l’America il fondamento ideologico su cui regge il proprio potere. Quello che gli iraniani temono, invece, è che Trump sia stata confinato dall’establishment USA all’interno di una sorta di “cordone di sicurezza” e che pertanto non sia lui realmente l’artefice della politica estera americana.

 

Su Assad la posizione iraniana potrebbe cambiare?

Gli iraniani considerano Assad già finito sul piano politico. Quello che Teheran pretende è che Assad sia presente nei negoziati che porteranno alla transizione politica in Siria. Ciò che manca in questo momento all’Iran è la proposta di un candidato idoneo che possa succedere al presidente iraniano. L’attacco americano alla base siriana può essere letto come un primo tentativo di spingere per il blocco definitivo dei negoziati perché nessuna delle parti che sta trattando riesce a trovare una soluzione diplomatica al conflitto.

 

Da sapere

L’11 aprile sono state depositate presso il ministero degli Interni iraniano le prime liste dei candidati che correranno alle elezioni presidenziali del 19 maggio. Le liste resteranno aperte fino al 16 aprile. Successivamente, verranno trasferite dal ministero degli Interni al Consiglio dei Guardiani che ne valuterà l’ammissibilità. Questo passaggio si concluderà il 20 aprile con la possibilità di essere rinviato una sola volta per cinque giorni. Pertanto, l’ultima valutazione del Consiglio dei Guardiani potrebbe slittare fino al 25 aprile. Il giorno successivo, il 26 aprile, verranno presentate le liste ufficiali. Da quel giorno partirà la campagna elettorale ufficiale che terminerà il 18 maggio, 24 ore prima del giorno delle elezioni.