IRAQ -

Dopo una battaglia notturna di oltre quattro ore, i governativi sfondano una prima linea e si attestano in un’area cruciale per il prosieguo della battaglia. L’ora X si avvicina

Smoke rises from sugar factory as Iraqi security forces sniper aims his weapon toward Mosul's airport  during a battle with islamic state's militants south west Mosul

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di Luciano Tirinnanzi

 

Le forze di sicurezza irachene hanno preso l’aeroporto di Mosul, segnando un importante traguardo nella battaglia per la riconquista della capitale irachena dello Stato Islamico. L’aeroporto si trova, infatti, nella parte occidentale della città, obiettivo dell’offensiva finale per liberazione dell’antica Ninive, occupata dalle milizie del Califfato nell’agosto del 2014 con un’avanzata tanto inattesa quanto sorprendente. Dopo aver ripreso l’intera parte orientale della città, la battaglia si è ora spostata sull’altra sponda del fiume Tigri, dove si trovano la città vecchia e la moschea di Al Nur, ovvero il cuore di Mosul.

 

L’operazione, avvenuta nella notte, è durata oltre quattro ore e ha visto l’esercito di Baghdad investire le linee dello Stato Islamico con colonne di veicoli armati, precedentemente schierate tutt’intorno all’aeroporto. L’assalto è stato preceduto da una serie martellante di bombardamenti aerei da parte della coalizione internazionale a guida USA. Insieme a loro, unità scelte della polizia e truppe straniere (non meglio specificate).

 

Le milizie del Califfato, dopo aver minato il terreno nelle scorse settimane, hanno continuato a bombardare la zona a colpi di mortaio dalle postazioni del centro città, distruggendo la pista dell’aeroporto e infliggendo numerose perdite ai governativi. Ma, alla fine, hanno dovuto abbandonare gli edifici aeroportuali sotto il fuoco degli elicotteri d’assalto e cedere l’intera area, il cui controllo da parte delle forze irachene adesso consentirà loro di mettere al sicuro le rotte meridionali che connettono la parte occidentale di Mosul con l’intera provincia.

 

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La manovra a tenaglia si è dunque rivelata efficace: di certo, ha pesato l’esperienza dei consiglieri americani che, anche se non ufficialmente, affiancano ormai da tempo le truppe irachene in ogni quadrante critico del conflitto. Inoltre, non c’è stato bisogno della presenza di forze curde per rompere le linee nemiche, una precondizione indispensabile per Baghdad, qualora dovesse ricongiungere il paese sotto le bandiere di un unico stato.

 

La battaglia per espugnare Mosul è ancora lunga e irta di pericoli, così come pacificare il paese ancora oggi appare una mission impossible, considerato che altre forze sunnite all’orizzonte si stanno riorganizzando per proseguire la “insurgency”, l’insurrezione armata contro le forze sciite che detengono il potere in Iraq da dopo la caduta di Saddam Hussein.

 

Notizia di queste ore è anche la richiesta del governo di Damasco di schierare al confine siro-iracheno le potenti milizie sciite Al Hashd Al Shaabi (Forze di Mobilitazione Popolare), non appena sarà caduta Mosul. Questo per tagliare le vie di rifornimento ai miliziani di Al Baghdadi e interrompere definitivamente ogni contatto tra Mosul e Raqqa, prossimo obiettivo della lotta di riconquista contro le terre occupate dallo Stato Islamico.