IRAQ -

Il leader sciita torna a parlare a distanza di tempo lanciando la sfida a ISIS. Una figura controversa, che potrebbe rivelarsi determinante nello scontro con i sunniti

Iraq's Shi'ite religious cleric Moqtada al-Sadr gives a speech in Najaf

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di Rocco Bellantone

“Da ora in avanti nessuna fazione mi rappresenterà, né al governo né al Parlamento, né fuori da questi due luoghi”. Era il febbraio del 2014, e mentre l’Iraq era dilaniato da scontri settari con le rivolte che infuriavano soprattutto nella provincia sunnita di Anbar, Moqtada Al Sadr, figura religiosa sciita di Najaf, annunciava la sua uscita di scena dalla vita politica irachena.

 

A un anno e mezzo di distanza da quel messaggio, con l’Iraq in balia dell’avanzata dello Stato Islamico, Sadr è tornato a farsi sentire. Lo ha fatto ieri, martedì 19 maggio, sfidando direttamente il Califfo Al Baghdadi, il quale pochi giorni fa aveva dichiarato che dopo la conquista di Ramadi le sue truppe sono ora pronte a marciare verso Baghdad e Kerbala.

 

“Sappiate che noi riempiremo la terra dell’Iraq con i vostri corpi in decomposizione se cercherete di dissacrare qualsiasi luogo sacro di questa Terra Santa – ha minacciato Sadr riferendosi a Kerbala, Najaf, Baghdad e Samarra -. Ogni credente dovrà difendere questi luoghi sacri da barbari attacchi terroristici”.

 

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Forze armate irachene e milizie sciite sono posizionate alle porte di Ramadi, conquistata pochi giorni fa dallo Stato Islamico 

 

Parole perentorie, rivolte anche al ministro degli Interni iracheno Mohammed al-Ghabban, che aveva definito un’esagerazione la possibilità che ISIS potesse mettere in pericolo la sicurezza di Kerbala e della capitale. “Si tratta di dichiarazioni che vanno prese sul serio – ha risposto Sadr – e se sarà necessario ogni sciita dovrà sacrificare la sua vita per proteggere i nostri luoghi sacri”. Brigate dell’Unità di Mobilitazione Popolare Hashed al-Shaabi hanno già obbedito ai suoi ordini radunando uomini per la difesa di Samarra. Al Sadr ha inoltre chiesto agli sciiti di ritrovare l’unità per superare in particolare le spaccature tra le milizie Hezbollah irachene e coloro che rispondono al Supremo consiglio della rivoluzione islamica (Sciri), gruppi entrati in competizione per il reclutamento di nuove leve.

 

Il ruolo di Moqtada Al Sadr

Figlio dell’ayatollah Muhammad Sadiq Sadr, assassinato nel 1999 dal regime di Saddam Hussein, Moqtada Al Sadr era poco conosciuto oltre i confini iracheni prima dell’invasione americana nel marzo del 2003. È stato allora che ha fondato l’Esercito del Mahdi, l’armata protagonista dell’insurgency irachena contro le truppe di occupazione a Najaf, Kerbala, Bassora e Sadr City.

 

Al Sadr è entrato ben presto in rivalità con i due più grandi ayatollah iracheni, Kazim al-Hairi e Ali Sistani, e per promuovere la sua immagine, oltre ai sermoni del venerdì, ha creato anche un settimanale, Al Hawzah, bandito dalle autorità irachene perché incitava all’odio e alla violenza contro i militari americani.

 

Nel 2004 un tribunale iracheno ha emesso un mandato d’arresto nei suoi confronti per l’accusa dell’omicidio del leader moderato sciita Abdul Majid al-Khoei. Mandato che è stato poi ritirato per porre fine alle ostilità con gli americani grazie anche alla mediazione di Ali Sistani. Nonostante ciò, l’Esercito del Mahdi ha continuato a essere una spina nel fianco per gli Stati Uniti. In un rapporto diffuso dal Pentagono in quegli anni, l’armata di Sadr è stata descritta come la più grande minaccia per la sicurezza dell’Iraq – ancor più di Al Qaeda – per la sua capacità di infiltrarsi fino ai vertici dei ministeri dell’Interno e della Difesa di Baghdad con il sostegno dell’intelligence iraniana.

 

Mehdi Army fighters loyal to Shi'ite cleric Moqtada al-Sadr march during a parade in Najaf

 

Parata dei miliziani dell’Esercito del Mahdi a Najaf

 

Moqtada Al Sadr è entrato ufficialmente in politica nel 2005. Raccogliendo attorno a sé il consenso di molte comunità sciite dell’Iraq, ha sfruttato la sua popolarità per ottenere un ruolo di rilievo nel governo del premier sciita Nuri Al Maliki. Ma nell’aprile del 2007, il suo partito, il Movimento Sadrista, ha rotto con il governo e i suoi sei ministri si sono dimessi.

 

All’inizio del 2007 si è trasferito in Iran nella città santa di Qom, dove ha approfondito i suoi studi religiosi, per tornare a Najaf nel 2011. Nel frattempo ha ordinato prima, nell’agosto del 2008, la sospensione a tempo indefinito delle attività militari dell’Esercito del Mahdi e successivamente, nel 2014, la formazione delle Brigate della Pace.

 

Ieri, infine, il messaggio di sfida allo Stato Islamico. Estremista, politico e religioso poco incline al dialogo, Moqtada Al Sadr rappresenta un pericolo per tutti in Iraq. Per gli Stati Uniti, che non hanno dimenticato le centinaia di perdite subite negli scontri contro l’Esercito del Mahdi e che mai accetteranno di appoggiare con l’aviazione offensive in cui sono impegnate sue milizie. Per l’attuale governo iracheno, che prima o poi dovrà fare i conti con la sua influenza politica. E anche per lo Stato Islamico, che rischia di trovare in lui il nemico più difficile da battere.

@RoccoBellantone