TUNISIA -

Lo Stato Islamico rivendica gli attentati che nel venerdì del Ramadan hanno colpito Tunisia, Francia e Kuwait. Sventata strage a Londra. Decine di morti anche in Somalia

Police officers control the crowd while surrounding a man suspected to be involved in opening fire on a beachside hotel in Sousse

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Molti giornali lo hanno definito il venerdì nero del Ramadan. Alcuni hanno parlato di attacco globale, altri di ritirata dell’Occidente. Con la striscia di attentati e stragi che il 26 giugno ha colpito quasi simultaneamente Tunisia, Francia, Kuwait e Somalia, il mondo jihadista è tornato a far sentire prepotentemente la propria presenza, spazzando via quei pochi barlumi di stabilità a cui pensava di potersi ancora aggrappare l’Occidente nell’affrontare le crisi del Medio Oriente e del Nord Africa.

 

Il quadro sarebbe potuto diventare ancora più tragico se l’unità anti-terrorismo di Scotland Yard non avesse sventato un attentato terroristico programmato per oggi, sabato 27 giugno, a Londra. Secondo il tabloid The Sun, a Merton, quartiere sud-occidentale della capitale britannica dove oggi è prevista una parata delle forze armate, erano stati piazzati degli ordini rudimentali per uccidere soldati e civili presenti alla ricorrenza.

 

Mentre l’Italia, spiega il Corriere della Sera, “potenzia ulteriormente la sorveglianza – già al livello massimo dopo la strage di Parigi nella redazione di Charlie Hebdo e al mercato Kosher – impiegando l’esercito per nuovi possibili obiettivi. Soprattutto aggiorna la lista delle mete turistiche ritenute particolarmente a rischio”.

 

Rivendicando gli attacchi in Tunisia, Francia e Kuwait, lo Sato Islamico lancia un perentorio segnale di risveglio dopo le battute d’arresto patite nelle ultime settimane soprattutto al confine tra Siria e Turchia. Sommati alle offensive lanciate per la riconquista di Kobane, i colpi assestati dall’esercito del Califfo Al Baghdadi certificano che la minaccia jihadista non solo è viva ma è anche capace di far male l’Occidente in casa propria e in quegli Stati, come la Tunisia, che stanno faticosamente tentando di far prevalere modelli di governi laici e aperti al dialogo sull’integralismo e sulla violenza cieca.

 

Ecco gli ultimi aggiornamenti da Tunisia, Francia, Kuwait e Somalia:

 

TUNISIA

The body of a tourist shot dead by a gunman lies near a beachside hotel in Sousse, Tunisia

 

Giro di vite del governo tunisino laico contro i centri di predicazione dell’odio religioso. Saranno chiuse 80 moschee – al di fuori del controllo dello Stato – per incitamento alla violenza dopo il massacro del 26 giugno a Susa, sulla costa, dove un killer di ISIS ha massacrato 39 persone, la maggioranza turisti stranieri. Lo ha annunciato il premier Habib Essid. Intanto molti tour operator europei stanno annullando i viaggi in Tunisia. Quello britannico Thomson Holidays ha annunciato di aver cancellato tutti i viaggi in programma la prossima settimana in Tunisia, dopo l’attentato a Sousse, nel golfo di Hammamet. Tra i morti e i 36 feriti dell’attacco terroristico di ieri ci sono molti cittadini britannici, in vacanza nei due resort presi di mira nell’attacco terroristico rivendicato dall’ISIS. Il tour operator, riferisce il Daily Telegraph, ha annunciato di aver avviato l’evacuazione dei turisti con dieci aerei e di aver offerto altre destinazioni, tra cui le Canarie e Capo Verde, per coloro che avevano prenotato le vacanze nel Paese nordafricano.

(fonte Agi)

 

FRANCIA

French police officers stand outside a transport and delivery company during investigations in Chassieu

 

La Francia deve imparare a convivere con la minaccia costante di attentati terroristici, azione di singoli come quello di ieri vicino a Lione o come le stragi di Parigi di gennaio. Ne è convinto il premier Manuel Valls. “È difficile per una società vivere per anni sotto la minaccia di un attacco. Ma ormai la domanda non è se ci sarà un altro attacco, ma quando questo avverrà”.

(fonte Agi)

 

KUWAIT

Marzouq al Ghanim arrives at the Imam al-Sadeq Mosque, after a suicide bomb attack, in Kuwait city

 

Le autorità del Kuwait hanno innalzato il livello di sicurezza negli impianti petroliferi dell’Emirato, dichiarando lo stato di massima allerta dopo l’attentato kamikaze che ha colpito ieri la moschea sciita di Imam al-Sadiq, nel centro di Kuwait City, costato la vita a 26 persone. Attentato, rivendicato dall’ISIS, tra i più sanguinosi nella storia dell’Emirato. Gli sciiti rappresentano circa il 30% della popolazione del Kuwait, che è complessivamente di 1,3 milioni di abitanti. Il settore petrolifero rappresenta, con 2,8 milioni di barili al giorno, il 90 per cento delle risorse pubbliche.

(Fonte Adnkronos)

 

SOMALIA

A Somali woman walks past the scene of a suicide car explosion in Hodan district in the capital Mogadishu

 

Il 26 giugno cinquanta persone sono morte in un attentato kamikaze contro una base militare dell’Unione Africana nel sud della Somalia. Le vittime sono soldati dell’esercito del Burundi. A rivendicare l’attacco, compiuto con un’autobomba, sono stati miliziani somali di Al Shabaab. L’AMISOM, la missione dell’Unione Africana in Somalia ha confermato su Twitter di aver subito l’attacco, ma non ha fornito ulteriori dettagli. L’attacco è iniziato con un attentato kamikaze all’ingresso della base militare, seguito poi dall’assalto di decine di combattenti con mitragliatrici e lanciagranate. I miliziani somali di Al Shabaab avevano annunciato che, durante il mese sacro di Ramadan, avrebbero intensificato gli attacchi contro i militari e il governo di Mogadiscio.

(fonte Tgcom 24)