IRAQ -

La tedesca Diane Kruger, presunta sposa del leader di ISIS, sarebbe riuscita a scappare da un campo militare nel nord dell’Iraq insieme a due sue collaboratrici

Al Baghdadi

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Diane Kruger, la presunta moglie del Califfo Abu Bakr Al Baghadi, si sarebbe data alla fuga scappando da uno dei campi dello Stato Islamico situato nel nord dell’Iraq insieme a due sue collaboratrici. La notizia è stata data da diversi media iracheni e ripresa dal Jerusalem Post.

 

Secondo i media iracheni, la moglie del leader di ISIS ricopriva il ruolo di presidente della corte per l’applicazione della Sharia alle donne. Inoltre era responsabile di un campo militare a Kirkuk in cui le donne vengono addestrate per compiere attentati kamikaze. Al Baghdadi avrebbe creato una forza speciale per catturarla e riportarla a Mosul.

 

Chi è la moglie del Califfo Al Baghadi

Il primo aprile del 2015 era stata una fonte locale della provincia di Ninive, il cui capoluogo è la capitale dello Stato Islamico in Iraq Mosul, ad annunciare che il leader dell’organizzazione jihadista sunnita aveva sposato una ragazza tedesca in gran segreto, registrando il matrimonio presso il tribunale del governatorato.

 

All’epoca la fonte, intervistata da Iraqi News, organo stampa vicino al governo di Baghdad, riferì che “la ragazza tedesca era arrivata dalla Siria prima di trasferirsi nel governatorato di Ninive”, il che indica che si tratterebbe di una foreign fighter. Sempre secondo la medesima fonte, “Al Baghdadi ha cercato di mantenere il suo matrimonio segreto”. Ma la notizia sarebbe circolata per l’importanza che riveste il Califfo presso la comunità locale e non è dato sapere se questo presunto matrimonio abbia anche un valore simbolico.

 

Non dimenticandoci che potrebbe anche essere una notizia completamente falsa, vale la pena di analizzare le possibili ragioni di un simile gesto. In ogni caso, per chi si chiede chi sia questa moglie europea, la risposta è “la stessa persona che sovraintende alla gestione delle donne nell’organizzazione”. Secondo i precetti del Califfo, diffusi attraverso un Manifesto semi-ufficiale delle cosiddette “Donne dello Stato Islamico”, riferibili alla Brigata Al Khansaa di Raqqa, capitale siriana del Califfato, le ragazze del Califfato possono sposarsi dall’età di 9 anni, devono idealmente avere mariti a partire dai 16 o 17 anni e non oltre i 20, non devono essere “corrotte” andando al lavoro, ma restare sempre nascoste e velate. La “funzione fondamentale” di una donna è, infatti, all’interno della casa con marito e figli, e possono uscire all’esterno solo per servire la comunità, e in casi eccezionali: la jihad, lo studio della religione, operando come medici per sole donne e come insegnanti.

 

A fighter of the ISIL waves a flag as they celebrate in Mosul

(Miliziani jihadisti nei giorni della presa di Mosul nel giugno del 2014) 

 

A far rispettare questi dettami è la brigata Al Khansaa, tutta rigorosamente al femminile, costituita agli inizi del 2014 inizialmente per controllare le donne ai checkpoint e scovare possibili maschi travestiti per sfuggire ai controlli. Il loro numero non supera la cinquantina di persone (in Siria) e il loro ruolo è poi cresciuto fino a influenzare le regole stabilite per la comunità femminile. Oggi svolgono funzioni di “polizia morale” con poteri di arresto e punizione, ricevendo in stipendio circa 230 dollari al mese. Tendenzialmente non combattono, ma svolgono funzioni di controspionaggio. Per essere reclutate devono essere single e avere tra i 18 e i 25 anni. In molte, anzi la maggior parte, sono straniere, parlano poco l’arabo e rispondono agli ordini di Umm Hanza, leader descritta come severa fustigatrice.

 

Una giovane appartenente allo Stato Islamico, il cui nome Khadija è di fantasia per proteggere la sua incolumità, è riuscita a fuggire dalle milizie ISIS e ha fatto questo ritratto di Umm Hamza: “Ero terrorizzata” ha raccontato alla CNN “Lei non è una donna normale. È enorme, ha un AK-47, una pistola, una frusta, un pugnale e indossa il niqab”. Khadija ha raccontato che la donna le diceva “Noi siamo duri con gli infedeli, ma misericordiosi tra di noi” aggiungendo poi una frase inquietante pronunciata dalla leader “Noi camminiamo, ma non sappiamo dove stiamo andando”.

 

Umm Hamza è nota per la cattiveria e le torture e si dice che sia giunta in Siria verso la fine del 2013 indossando un Niqab tipico del Pakistan. Questo allontanerebbe l’ipotesi che sia la stessa donna descritta come la moglie di Al Baghdadi. In ogni caso, lo sposalizio potrebbe presto essere salutato non con fiori d’arancio ma con bombe “bunker busters”, che penetrano nel terreno proprio per far saltare i bunker. Al Baghdadi ha i giorni contati o si sente invincibile?