STATI UNITI D'AMERICA -

Cinquanta analisti dell'intelligence USA accusano il Pentagono di aver alterato le loro analisi per compiacere la Casa Bianca e l'opinione pubblica. Sottostimata la forza dello Stato Islamico.

U.S. CENTCOM commander General Petraeus delivers a speech at the RUSI Land Warfare Conference in central London

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Il Califfo Abu Bakr Al Baghdadi può ritenersi soddisfatto dei risultati insperati, ottenuti dal suo esercito nella guerra per imporre il Califfato sopra i territori sunniti di Siria e Iraq. Oggi, l’armata di Mosul, capitale dello Stato Islamico, è infatti pienamente operativa e mantiene importanti roccaforti in aree strategiche del quadrante siro-iracheno, complice anche il disinteresse della comunità internazionale.

 

Con il senno di poi, appare evidente che le forze di questo esercito erano state pesantemente sottovalutate dagli addetti ai lavori e, non a caso, oggi il Califfato appare più forte e resistente di quanto gli analisti del Pentagono avessero inizialmente stimato.

 

In proposito, in questi primi giorni di settembre è scoppiata una polemica tutta americana, che coinvolge ben 50 uomini dell’intelligence USA. Si tratta di analisti ed esperti della comunità interna delle varie agenzie d’intelligence che hanno formalmente protestato, accusando alti funzionari del CENTCOM – il Central Command del Pentagono, responsabile del coordinamento delle operazioni USA in 20 Paesi del quadrante mediorientale – di aver alterato i loro report relativi allo Stato Islamico, per compiacere la Casa Bianca e l’opinione pubblica.

 

A computer screenshot shows the U.S. Central Command Twitter feed after it was apparently hacked by people claiming to be Islamic State sympathizers

(attacco hacker al profilo twitter del Centcom)

 

 

A detta loro, infatti, le forze in campo schierate da Al Baghdadi sarebbero più forti e attrezzate del previsto, in ragione anche dell’eredità lasciata dagli americani in Iraq dopo l’invasione del 2003 che fu compiuta per un altro errore di valutazione (allora si stimava che l’Iraq di Saddam Hussein possedesse armi di distruzione di massa, informazione rivelatasi poi falsa).

 

Sarà anche per questo che i costosi raid aerei USA non hanno fermato l’avanzata delle truppe del Califfo e hanno avuto la meglio solo su singoli ufficiali. Che magari, come suggerisce qualche analista più maligno, sono elementi che si erano già compromessi con gli americani nella passata guerra del 2003.

 

In ogni caso, oggi lo Stato Islamico è concentrato a consolidare le proprie conquiste e a reperire nuove armi e uomini per una possibile campagna autunnale che, altrimenti, non potrà prendere il via.

 

Ma poiché adesso in Siria ci sono di mezzo anche i russi, agli americani – che in questa guerra sono sempre stati indietro su tutto – tocca inseguire e valutare una nuova strategia, se non vogliono essere tagliati fuori dal grande gioco del Medio Oriente.