SIRIA -

Secondo l’Istituto IHS Conflict Monitor dal gennaio del 2015 il Califfato ha perso il 28% dei territori conquistati. Ma l’area che controlla è ancora molto estesa, grande quanto lo Sri Lanka

ISIS

Vai alla scheda paese Commenta l'articolo (0)

di Rocco Bellantone

@RoccoBellantone

 

Dal gennaio del 2015 lo Stato Islamico ha perso il 28% dei territori conquistati in Siria e Iraq. A dirlo sono le ultime rilevazioni effettuate dall’Istituto IHS Conflict Monitor, secondo cui nei primi nove mesi del 2016 l’area in mano alle milizie del Califfo Abu Bakr Al Baghdadi è passata da un’estensione di 78mila kmq a 65,5mila kmq, una superficie equivalente alle dimensioni dello Sri Lanka.

ISIS gennaio 2015

 

 

Tuttavia, da luglio l’esercito di Al Baghdadi ha retto meglio il colpo perdendo “solo” 2.800 kmq. Un rallentamento che, secondo l’IHS, coinciderebbe con la riduzione dei raid aerei da parte della Russia. Prima dell’inizio dell’estate i caccia del Cremlino miravano a colpire postazioni del Califfato nel 26% dei casi, percentuale scesa al 17% tra luglio, agosto e settembre.

 

ISIS ottobre 2016

 

Alex Kokcharov, analista di questioni russe per IHS, ritiene che nella fattispecie del conflitto siriano la priorità di Mosca in questo momento sia quella di “fornire sostegno militare al governo di Bashar Assad” con l’obiettivo di trasformare la guerra civile siriana da un conflitto tra più fazioni a un unico conflitto tra il governo siriano da una parte e gruppi jihadisti – tra cui lo Stato Islamico – dall’altra. È un modo, ha dichiarato Kokcharov, “per ostacolare il sostegno che arriva alle opposizioni siriane da parte della comunità internazionale”.

 

ISIS Siria Iraq

 

Nonostante la diminuzione dei raid aerei russi, le perdite subite dal Califfato sono state comunque molto significative. I miliziani di Al Baghdadi sono stati respinti 10 km indietro rispetto al confine con la Turchia. In particolare, perdendo a inizio agosto il controllo della strategica città siriana di Manbij – conquistata dalle milizie curdo-arabe delle FDS (Forze Democratiche Siriane), sostenute in quest’area dai caccia americani – ISIS non può più controllare le vie di comunicazione che collegano la sua capitale in Siria, Raqqa, alla Turchia.

 

ISIS raid aerei coalizione USA

 

“Le perdite territoriali dello Stato Islamico dal mese di luglio – spiega Columb Strack, direttore dell’IHS – sono relativamente modeste su scala, ma senza precedenti sul piano dell’importanza strategica. Soprattutto la perdita del controllo delle rotte del contrabbando transfrontaliero con la Turchia sta limitando sensibilmente la capacità del gruppo di reclutare nuovi combattenti provenienti dall’estero”.

 

ISIS economia

 

Anche in Iraq la situazione per ISIS si fa sempre più incerta. Nei mesi scorsi le forze regolari di Baghdad, con il sostegno degli USA e di milizie paramilitari sciite Hashed al-Shaabi (Forze di Mobilitazione Popolare) coordinate dall’Iran, hanno ripreso il controllo della base aerea strategica di Qayyarah, situata 60 km a sud rispetto a Mosul, capitale dello Stato Islamico in Iraq.

 

ISIS Siria Iraq

 

Il premier Haider Al Abadi ha annunciato che l’offensiva finale per riprendere la roccaforte jihadista inizierà a fine ottobre. Eppure, ISIS in Iraq anche nelle ultime settimane ha dimostrato di essere ancora in grado di reagire colpo su colpo agli attacchi subiti. Il Califfato ha infatti ripreso possesso della parte centrale del distretto di Sharqat, nella provincia di Salahuddin. Mentre è di ieri, domenica 9 ottobre, la notizia diffusa da Iraqi News secondo cui i miliziani jihadisti avrebbero iniziato da tempo a costruire sei linee di difesa per proteggere Mosul: quattro sul fianco sinistro e due sul fianco destro. In ogni linea di difesa sono stati posizionati decine di uomini armati, kamikaze pronti a farsi esplodere, trappole esplosive e veicoli imbotti di bombe.

 

(Grafici IHS Conflict Monitor/BBC)