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Intervista a Ciro Sbailò, membro della Commissione sulla radicalizzazione e l’estremismo jihadista in Italia istituita dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il suo libro “I diritti di Dio” verrà presentato il 12 aprile a Roma alla Biblioteca Enzo Tortora

ROMA ISLAM

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di Rocco Bellantone

Creare un clima di tensione in vista dell’arrivo di Papa Francesco in Egitto, in programma il 28 e 29 aprile, e lanciare un nuovo messaggio di sfida al presidente Abdel Fattah Al Sisi. Gli obiettivi che lo Stato Islamico si era prefissato con gli attentati contro le chiese copte di Tanta e Alessandria del 9 aprile, giorno della domenica delle Palme, sono stati raggiunti. Con quarantacinque morti e decine di feriti Wilayat Sinai (Provincia del Sinai), filiale egiziana del Califfato, si conferma infatti come una minaccia non più regionale ma nazionale per l’Egitto e, al contempo, come il principale ostacolo al dialogo tra Occidente e mondo musulmano che il Pontefice intende perseguire con il suo viaggio al Cairo dove insieme al patriarca copto Tawadros II incontrerà Ahmed al Tayyib, il grande imam di Al-Azhar, la massima istituzione dell’Islam sunnita.

 

Se l’Egitto rappresenta un banco di prova cruciale per questo incontro tra civiltà, lo stesso vale sull’altra sponda del Mediterraneo soprattutto per l’Italia, dove governo e parlamento stanno lavorando per dare sostanza al Patto nazionale per un islam italiano, presentato a inizio febbraio dal ministro dell’Interno Marco Minniti e a cui hanno aderito dieci associazioni islamiche che operano nel nostro Paese.

 

Lookout News ha inquadrato la questione con Ciro Sbailò, docente di Diritto comparato alla UNINT-Università degli Studi internazionali di Roma, membro della Commissione sul fenomeno della radicalizzazione jihadista in Italia istituita dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e autore del libro I diritti di Dio. Le cinque sfide dell’Islam all’Occidente (Libreriauniversitaria.it), che verrà presentato mercoledì 12 aprile alle 18 a Roma alla Biblioteca Enzo Tortora.

 

Quella che ISIS sta portando avanti contro l’Occidente è una nuova guerra di religione?

Abbiamo impiegato secoli per lasciarci alle spalle le guerre di religione. Adesso siamo trascinati al centro di un conflitto di carattere religioso, che si sviluppa simultaneamente su scala globale e metropolitana. È una guerra che riproduce in contesti differenti lo stesso schema, portando avanti uno scontro tra civiltà, nel quale sono in gioco i concetti giuridici elementari dell’Occidente, a cominciare da quelli di Stato e Nazione.

 

Perché ISIS sta puntando a colpire proprio l’Egitto?

L’Egitto è un terreno di scontro fondamentale di questo grande conflitto. Non dimentichiamoci che è qui che si sono sviluppate le radici culturali e teoriche del fondamentalismo islamico ed è qui che a partire dagli anni Venta e Trenta del Novecento si sono iniziate a sviluppare le più importanti esperienze organizzative di questo fondamentalismo. Con questi ultimi attentati ISIS oltre a rivendicare una propria egemonia culturale sull’antagonismo all’Occidente, compie un avanzamento militare in continuità con lo scontro con Al Sisi da anni già in atto nel Sinai. In quest’ottica l’Egitto rappresenta pertanto per lo Stato Islamico l’obiettivo che bisogna colpire poiché è in questo paese che si sta tentando, pur tra mille contraddizioni, una ricomposizione dei rapporti tra Occidente e Islam.

 

TANTA ATTENTATO ISIS(Egitto: la chiesa copta di Tanta colpita da un attentato di ISIS il 9 aprile 2017) 

 

Al Sisi è in grado di affrontare e respingere questa minaccia?

Al Sisi viene colpito perché sta tentando di condurre una repressione molto dura nei confronti del fondamentalismo islamico. Questi attentati dimostrano la grande fragilità della situazione egiziana. ISIS vuole apparire forte in Egitto, ma altrove la sua crisi militare è sempre più evidente. In passato alla crisi di Al Qaeda dopo l’uccisione di Osama Bin Laden è seguita una gemmazione del qaedismo globale con una moltiplicazione di esperienze terroristiche. Ciò potrebbe verificarsi anche con ISIS. Una sua sconfitta militare sul terreno – non solo in Siria e Iraq ma anche nel Sinai – non comporterà una sua sconfitta politica globale ma una recrudescenza del terrore.

 

Quale ruolo può e deve avere l’Italia nel supportare il dialogo tra Islam e Occidente minacciato in Egitto?

Il governo e il parlamento, sia le forze di maggioranza che quelle di opposizione, stanno, con alcune eccezioni, convergendo su una strategia comune per rafforzare il contrasto al radicalismo islamico ma anche per favorire la razionalizzazione dei flussi migratori e percorsi di “integrazione costituzionale”. Adesso alla Camera è in discussione un disegno di legge a prima firma dell’onorevole Stefano Dambruoso finalizzato a contrastare il radicalismo islamico sul fronte della prevenzione e del monitoraggio del fenomeno. Questo disegno di legge si riaggancia, per alcuni aspetti, al lavoro svolto dalla Commissione di cui sono membro e va, inoltre, letto in combinazione con il Patto Nazionale per un Islam italiano presentato dal ministero dell’Interno. Prevede l’attivazione di percorsi di formazione che consentano ai nostri apparati di sicurezza, agli operatori sociali, ai docenti delle scuole e ai professori universitari di condurre in modo corretto il dialogo interculturale e il confronto con la cultura islamica. È uno sforzo che l’Italia si impegna a fare, ma al contempo è uno sforzo che chiediamo anche alla popolazione islamica. L’obiettivo è creare le condizioni per la costruzione di un’intesa.

 

GRANDE MOSCHEA ROMA (La Grande Moschea di Roma) 

 

Quali sono gli ostacoli a cui va incontro questo processo di integrazione in Italia?

L’ostacolo principale alla costituzione di un Islam italiano è il fatto che l’Islam ha una struttura culturale e organizzativa difficilmente trattabile dal punto di vista del nostro diritto costituzionale e del nostro diritto ecclesiastico. Nell’Islam, ad esempio, non ci sono ministri di culto, bensì guide spirituali. Nell’Islam non c’è una struttura gerarchica precisa. Questi ostacoli si possono superare solo tramite l’attivazione di un percorso politico-culturale. Una illuminante sentenza della Corte Costituzionale (n. 52/2016, ndr) chiarisce infatti che le intese tra una religione e lo Stato italiano sono soggette esclusivamente a una valutazione politica. Dunque non esiste un “diritto all’Intesa con lo Stato”, motivo per cui l’unica strada per costruirla è quella del dialogo. Per far sì che ciò avvenga serve però buona volontà da entrambe le parti: da parte dello Stato italiano ma anche da parte della comunità islamica nel contrasto del radicalismo e per adeguarsi alle leggi italiane.

 

 

Le comunità islamiche che hanno firmato il Patto sono pronte a fare questo passo in avanti?

In Italia l’Islam è la seconda realigione per numero di aderenti, dopo il Cattolicesimo, e il numero dei musulmani, secondo alcune stime, oscilla tra il milione e mezzo e i due milioni. Per la stragrande maggioranza arrivano dal Nord Africa, specialmente dal Marocco. Sono per lo più musulmani mediamente praticanti. Sono tendenzialmente moderati conservatori, molto interessati all’integrazione e, soprattutto, a quella dei loro figli nella nostra società. Esiste una minoranza non piccolissima di simpatizzanti del radicalismo islamico. Questa minoranza si avvale del fatto che l’Islam italiano non ha ancora una struttura integrata nel nostro tessuto giuridico e, così come accade in altri paesi europei dove il numero di musulmani è nettamente maggiore come Francia e Regno Unito, fa leva sul sentimento di rivalsa nutrito da chi si sente escluso dalla nostra società. Le guide delle comunità islamiche in Italia, e più in generale in Europa, sono chiamate a compiere uno sforzo molto significativo: non solo devono isolare gli elementi vicini agli ambienti fondamentalisti, ma devono impedire sul nascere i processi di radicalizzazione.

 

 

Presentazione

I Diritti di Dio: le cinque sfide dell’Islam all’Occidente

di Ciro Sbailò

 

I_diritti_di_Dio_cover

 

Mercoledì 12 aprile ore 18

Biblioteca Enzo Tortora

Via Nicola Zabaglia 27/b Roma

 

Con l’Autore ne parleranno:

Alfredo Mantici – Direttore Lookout News, già Direttore Analisi del SISDE

Daniele Scalea – Direttore generale ISaG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie)

 

Modera:

Gianluigi Cesta – Cultore della materia in Politica Internazionale e Diritti Umani presso la Unint – Università degli Studi Internazionali di Roma