ITALIA -

Anche il nostro Paese, alleato di ferro della NATO e di Washington, ancora nel 2015 ospita una discreta quantità di testate nucleari, in funzione degli accordi segreti di “condivisione nucleare” eredità della Guerra Fredda

Workers hold dummy chemical World War Two weapon during demonstration at GEKA in Munster

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di Luciano Tirinnanzi

Nel rapporto “Us nuclear weapons in Europe” redatto nel 2005 dall’analista statunitense Hans Kristensen del Natural Resources Defence Council di Washington, si parla di 90 testate allocate in Italia. Dato che contrasta con il numero totale di ordigni riferito dalle fonti britanniche: secondo l’analista, infatti, le bombe nucleari presenti in Europa non sarebbero 200 bensì 481, più del doppio.

 

L’accordo segreto con l’Italia s’insinua tra le pieghe dei Trattati di non proliferazione nucleare (1968), nonostante questi prevedano di “non ricevere il trasferimento […] di armi o il controllo su tali armi nucleari, direttamente o indirettamente”. Più precisamente, si riferisce alla “condivisione nucleare”, concetto politico cui hanno aderito i Paesi membri dell’Alleanza Atlantica, che prevede la possibilità di impiegare armi nucleari per prevenire un attacco imminente o potenziale o per evitare che altri Paesi possano dotarsi di capacità nucleare militare.

 

La “condivisione nucleare” è frutto delle riflessioni che seguirono alla riunificazione della Germania e che dovevano dare un nuovo ordine ai rapporti di forza tra le potenze nel dopo-Guerra Fredda. Scrive Kristensen nel febbraio 2005: “I piani d’attacco della NATO prevedono il lancio eventuale di B-61 contro obiettivi in Russia o in Paesi del Medio Oriente come Siria e Iran”.

 

L’Europa, in seguito, decise di collaborare con gli USA nella rimozione delle testate nucleari, avendo il potere di richiederne la dismissione. Così fecero Danimarca, Islanda e Grecia. Ad oggi, però, le bombe statunitensi sono ancora conservate in Belgio, nei Paesi Bassi, in Italia, in Turchia e nella stessa Germania. Lo scopo? Mantenere un peso strategico rilevante negli equilibri internazionali.

 

nucleareurope

 

Tutte le armi allocate in Europa sono bombe da caduta di fabbricazione statunitense, del tipo B61. Le 90 atomiche presenti in Italia si trovano nelle basi militari di Aviano, in provincia di Pordenone (50) e di Ghedi di Torre, in provincia di Brescia (40). Sono di tre modelli: B 61-3, B 61-4 e B61-10. Il primo modello ha una capacità di 107 kiloton, che significa una potenza dieci volte superiore all’atomica di Hiroshima, mentre il secondo ha una potenza massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton.

 

In Germania vi sarebbe il numero maggiore di ordigni, 150, ripartiti in tre basi aeree: Ramstein, Buchel e Norvenich. In Belgio ve ne sarebbero 20, a Kleine Broggle, e altre 20 nei Paesi Bassi, a Volkel. La Turchia ospita 90 bombe, lo stesso numero dell’Italia, pressoché tutte a Incirlik. Ma vi sarebbero altre due basi operative, ad Akinci e Balikesir.

@luciotirinnanzi

(grafico www.globalresearch.ca)

  • Luca Lombardi

    “alleato di ferro” :D

    vassallo, vorrai dire

  • Attilio

    Ci sono delle informazioni non esatte sulla potenza in Kilotoni, in particolare la B61-3 ha una potenza di 170 e non 107 kt, poi tutte e tre hanno la possibilità di calibrare la potenza con un minimo di 0,3 kt.