COREA DEL NORD -

La voce grossa della Corea del Nord dimostra che la minaccia è reale ma solo nel caso di una guerra convenzionale. Ecco una panoramica di chi possiede armi nucleari, quante e come può usarle

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Dice Sun Tzu ne L’arte della guerra: “Resistere è un difetto, attaccare un eccesso”. Speriamo che a Pechino e Washington abbiano letto questo insegnamento del saggio generale cinese, ma soprattutto che ne abbiano dato una corretta interpretazione. Messa in relazione con l’impennata di minacce nordcoreane, è infatti probabile che Cina e Stati Uniti in queste ore stiano considerando sia l’ipotesi di resistere alle aggressioni di Pyongyang (verbali, per fortuna) sia quella di un attacco che ponga fine alla tracotanza del suo giovane leader, Kim Jong Un.

 

Se paragonassimo le minacce di Kim agli stress test da laboratorio, ovvero quegli esperimenti deliberatamente intensi effettuati per determinare la stabilità di un dato sistema, potremmo asserire che il sistema, inteso come strategia politica globale, regge sia sul fronte cinese che americano. Ma la domanda è: per quanto ancora? Il “via libera a uno spietato attacco nucleare contro gli Stati Uniti d’America” di ieri da parte di Pyongyang, offre la conferma che siamo arrivati all’ultimo stadio dello stress test e che, adesso, non resta che passare ai fatti.

 

Nel 1962, Kennedy e Kruscev gestirono i tredici giorni che avvicinarono il mondo a un conflitto nucleare, piuttosto bene. Il test, insomma, venne superato con successo, grazie alla responsabilità delle due grandi potenze ma anche con un pizzico di fortuna: le comunicazioni tra i due comandanti in capo funzionarono e nessun colpo accidentale partì dall’arma di un soldato nervoso e inesperto.

 

Oggi, la Corea del Nord ripropone quel clima da guerra fredda che, francamente, volevamo gettato alle spalle e impone una riflessione ulteriore sull’uso delle armi atomiche. Certo, USA e Russia restano i cattivi maestri – il programma nucleare della Corea del Nord iniziò proprio con l’installazione di un reattore sovietico a Yongbyon – ma la Corea non è certo l’Unione Sovietica e, tanto per dirne una, mentre la Russia ancora oggi dispone di 8.420 testate nucleari (di cui 1.720 attive), secondo le stime della CIA, Pyongyang ne ha meno di 10. Cosa significa tutto ciò? Che la minaccia nucleare nordcoreana è un bluff. Ciò nonostante, una guerra convenzionale non lo è altrettanto.

 

Anche se la Corea ha condotto tre test nucleari sotterranei (nel 2006, nel 2009 e nel 2013) ed effettuato test missilistici balistici, e nonostante la certezza che gli scienziati nordcoreani abbiano separato abbastanza plutonio per le 10 testate di cui sopra, non è confermato che Pyongyang sia davvero in grado di armare i missili e lanciarli, non disponendo né di sottomarini né di aerei in grado di condurre un efficace attacco dal cielo.

 

 

 

 

TESTATE NUCLEARI: CHI HA CHE COSA

 

Abbiamo già detto di Russia e Corea del Nord. La Cina, invece, si è approcciata alle armi nucleari a partire dal 1950, dopo che gli Stati Uniti intrapresero esperimenti nucleari nel Pacifico (proprio durante la guerra tra le due coree). Il primo test di successo con un ordigno nucleare è targato 1964, cui seguì la prima prova termonucleare due anni e mezzo più tardi (il più breve tempo tra fissione e fusione le prove di tutte le potenze nucleari). Oggi si suppone che la Cina abbia circa 140 testate terrestri e 40 assegnate per gli aerei. La CIA, che ne ha stimate 240 in totale, ritiene che le restanti testate siano conservate per un futuro impiego in un sottomarino nucleare, che oggi non possiede.

 

Gli Stati Uniti, che hanno condotto più test nucleari di chiunque altro, dispongono di 7.650 testate, di cui 2.150 attive e così distribuite: 500 testate terrestri, 1.150 assegnate ai sottomarini nucleari e 300 pronte per essere montate sugli aerei. Inoltre, nell’alveo del programma di condivisione nucleare della NATO, la CIA riferisce di altre 200 bombe termonucleari (B61 a gravità) schierate in cinque paesi NATO: Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia.

 

Pakistan e India dispongono entrambe di circa 100 testate (90/110). Islamabad decise di avviare un proprio programma nucleare nel 1972, in seguito alla guerra con l’India, sperimentando test sotterranei (nel distretto di Chagai, vicino al confine con l’Iran) e oggi dispone di missili nucleari terrestri e aerei.

 

L’India, di converso, ha prodotto armi nucleari proprie dopo i test nucleari della Cina a metà degli anni 1960, testando i propri ordigni dal 1974 al 1998. Dispone di missili nucleari aerei e terrestri e da anni cerca di allargare il programma nucleare alle forze marine.

 

La Francia, dopo USA e Russia, è la terza potenza nucleare al mondo, anche se dispone di “sole” 300 testate, 250 delle quali assegnate a sottomarini nucleari e le restanti 50 pensate per attacchi aerei. Nel 1996, sotto la presidenza Chirac, ha smantellato tutte le testate terrestri.

 

Il Regno Unito ha condiviso con gli americani il “Progetto Manhattan”, padre di tutte le sperimentazioni nucleari, sviluppando poi un proprio personale programma (pur condividendo oltre la metà dei test con gli USA). Oggi dispone di 160 ordigni operativi, esclusivamente per uso sottomarino.

 

Neanche la CIA sa esattamente quante testate nucleari abbia Israele (che si rifiuta categoricamente di dare spiegazioni in merito) ma la stima migliore ne accredita 80 a Tel Aviv, con plutonio sufficiente per arrivare fino a 200. Solo nel 1998 l’odierno presidente Shimon Peres rivelò che gli esperimenti israeliani sul nucleare iniziarono negli anni Cinquanta. Israele disporrebbe di unità terrestri, aeree e sottomarine, per il lancio dei missili. Mentre l’Iran, per quanto se ne dica, è ancora lontano dal raggiungere un’arma nucleare in piena regola.

 

(Fonti: Central Intelligence Agency, Federation of American Scientists)